Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
20 luglio 2007
Salve! Due settimane fa e' arrivata la notifica di un verbale, peraltro non preavvisato da alcun accertamento apposto sulla macchina, riguardante il parcheggio in direzione non parallela alla carreggiata con la mia Smart. Io sto sempre molto attento durante il parcheggio, e posteggio la Smart in verticale solo se lo spazio delimitato dalle strisce blu lo consente, e se c'e' spazio per permettere l'uscita delle macchine parcheggiate ai lati. Pare che qualche mese fa un vigile, notevolmente alterato (dicevano che inveiva contro le Smart), passando proprio sotto casa mia abbia fatto multe a tutte le Smart parcheggiate cosi', che dalle mie parti (zona S. Pietro) sono molte. Non capisco perche' debbano fare delle multe in questo modo, senza pensare che, grazie alle Smart, ci sono molti piu' parcheggi disponibili per le macchine piu' grande, e l'inquinamento prodotto da queste Citycar sia estremamente ridotto. Mi sembra un atteggiamento persecutorio senza ragione, ai danni di poveri cittadini. Volevo sapere se, secondo Voi, conviene che faccia ricorso al Giudice di Pace. Sono disponibile a portare davanti al giudice qualsiasi prova fotografica e tecnica, che faccia capire come la Smart parcheggiata in quel modo non rechi alcun disagio alla viabilita'. Conoscete per caso qualche sentenza a riguardo? Vi ringrazio anticipatamente.
Riccardo, da Roma
Riccardo, da Roma
Risposta ADUC
La ringraziamo della sua segnalazione che pubblichiamo sul nostro sito, tra le lettere di Cara Aduc. Pur comprendendo il suo disappunto dobbiamo buttare acqua sul fuoco perche' alla fine dei conti la smart -ai fini del rispetto delle regole disposte dal codice della strada- e' un'auto come un'altra e quindi non ci pare consigliabile il ricorso che lei pensa di fare. Non sappiamo se vi sia giurisprudenza in merito (avrebbe peso una sentenza di cassazione, piu' che di un giudice di pace), ma sinceramente non le consiglieremmo di contribuire a farla. Ovviamente la decisione spetta a lei, se ritiene di avere dei presupposti validi in mano per convincere -in prima istanza- un giudice di pace.
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