Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
6 marzo 2001
Cara Aduc,
sono per vie legali per una causa di usucapione tentata da un mio parente che inaspettatamente mi ha citato davanti al giudice.
Questo parente vive, secondo me, in una condizione di comodato gratuito al 2° piano di una villetta che i miei genitori hanno costruito nell'anno 1961; al primo piano fino a poco tempo fa vivevo io con la mia famiglia. I miei genitori e dal '98 il sottoscritto, subentrato per eredita' alla morte di mia madre, hanno: comprato il terreno edificabile, edificato a proprie spese l'intera costruzione, pagato tutti gli oneri (allacciamento a rete fognaria, abitabilita', concessioni di servitu', etc), avuto accesso ad un mutuo poi estinto nel 1973, pagato sempre le tasse sulla proprieta' (ICI, 740), manutenuto l'immobile, pagato le spese di successione.
Ogni documento catastale riporta che i proprietari siamo noi; i modelli della dichiarazione dei redditi a far data dall'anno 1976 recitano che l'appartamento al 2° piano e' in uso gratuito a parenti.
Ora questo parente che per volonta' dei miei genitori abita ininterrottamente dal 1962 in questo appartamento, grazie allo spirito di fratellanza di mio padre (sono fratelli), vuole impugnare la causa di usucapione, nonostante non abbia mai pagato alcun compenso ai miei genitori (affitto o altro) e abbia corrisposto solo molto saltuariamente e a titolo volontario a piccole spese di manutenzione ordinaria per una cifra veramente irrisoria.
Non avendo i miei genitori ed il sottoscritto mai "dimenticato" la proprieta' ed avendo sempre ottemperato a tutte le disposizioni/oneri fiscali e di legge sulla proprieta' stessa come puo' tentare l'usucapione questo parente?
Secondo quesito: avendo venduto l'appartamento al 1° piano (dove abitavo io) ad un privato e poiche' l'avvocato della controparte ha citato in maniera errata sull'atto di citazione le unita' immobiliari contese (appartamento 2° piano e garage) il mio acquirente con una scrittura davanti al mio legale e al notaio si e' riservato di versarmi solo a chiarimento avvenuto l'importo residuale di £.107 milioni.
L'avvocato della controparte ha ammesso l'errore e ha promesso che entro 30 giorni depositera' in tribunale la liberatoria per consentirmi di incassare questo importo che nulla ha a vedere con quanto reclamato dall'usucapione.
Gentilmente Vi chiedo, poiche' in mancanza di questo introito, il sottoscritto ha dovuto accedere ad un mutuo bancario (per l'acquisto della mia nuova casa) posso chiedere e a chi (l'avvocato o il mio parente) il rimborso di tutte le spese (istruttoria mutuo, oneri passivi, etc.) che per un loro "vizio", poi riconosciuto, io ho dovuto subire?
sono per vie legali per una causa di usucapione tentata da un mio parente che inaspettatamente mi ha citato davanti al giudice.
Questo parente vive, secondo me, in una condizione di comodato gratuito al 2° piano di una villetta che i miei genitori hanno costruito nell'anno 1961; al primo piano fino a poco tempo fa vivevo io con la mia famiglia. I miei genitori e dal '98 il sottoscritto, subentrato per eredita' alla morte di mia madre, hanno: comprato il terreno edificabile, edificato a proprie spese l'intera costruzione, pagato tutti gli oneri (allacciamento a rete fognaria, abitabilita', concessioni di servitu', etc), avuto accesso ad un mutuo poi estinto nel 1973, pagato sempre le tasse sulla proprieta' (ICI, 740), manutenuto l'immobile, pagato le spese di successione.
Ogni documento catastale riporta che i proprietari siamo noi; i modelli della dichiarazione dei redditi a far data dall'anno 1976 recitano che l'appartamento al 2° piano e' in uso gratuito a parenti.
Ora questo parente che per volonta' dei miei genitori abita ininterrottamente dal 1962 in questo appartamento, grazie allo spirito di fratellanza di mio padre (sono fratelli), vuole impugnare la causa di usucapione, nonostante non abbia mai pagato alcun compenso ai miei genitori (affitto o altro) e abbia corrisposto solo molto saltuariamente e a titolo volontario a piccole spese di manutenzione ordinaria per una cifra veramente irrisoria.
Non avendo i miei genitori ed il sottoscritto mai "dimenticato" la proprieta' ed avendo sempre ottemperato a tutte le disposizioni/oneri fiscali e di legge sulla proprieta' stessa come puo' tentare l'usucapione questo parente?
Secondo quesito: avendo venduto l'appartamento al 1° piano (dove abitavo io) ad un privato e poiche' l'avvocato della controparte ha citato in maniera errata sull'atto di citazione le unita' immobiliari contese (appartamento 2° piano e garage) il mio acquirente con una scrittura davanti al mio legale e al notaio si e' riservato di versarmi solo a chiarimento avvenuto l'importo residuale di £.107 milioni.
L'avvocato della controparte ha ammesso l'errore e ha promesso che entro 30 giorni depositera' in tribunale la liberatoria per consentirmi di incassare questo importo che nulla ha a vedere con quanto reclamato dall'usucapione.
Gentilmente Vi chiedo, poiche' in mancanza di questo introito, il sottoscritto ha dovuto accedere ad un mutuo bancario (per l'acquisto della mia nuova casa) posso chiedere e a chi (l'avvocato o il mio parente) il rimborso di tutte le spese (istruttoria mutuo, oneri passivi, etc.) che per un loro "vizio", poi riconosciuto, io ho dovuto subire?
Risposta ADUC
Se le cose sono come lei dice, non si vede su che base questa persona possa pretendere di poter usucapire la proprieta', senza mai aver fatto niente di concreto (l'ininterrotto pagamento delle tasse di proprieta' poteva essere significativo, ma cosi'....); resta da vedere se possa ritenersi usucapito un diverso diritto reale -come quello di abitazione, ma lui, che cosa ha richiesto?
Per quanto concerne il danno, indipendentemente da chi abbia formalizzato l'errore, lo stesso deriva dalla causa intentata dal parente, e dunque e' questi che deve rifondere il danno, se dimostrato: poi, se potra' rivalersi sul legale o meno, sara' sua cura intentare causa nei suoi confronti.
Per quanto concerne il danno, indipendentemente da chi abbia formalizzato l'errore, lo stesso deriva dalla causa intentata dal parente, e dunque e' questi che deve rifondere il danno, se dimostrato: poi, se potra' rivalersi sul legale o meno, sara' sua cura intentare causa nei suoi confronti.
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