Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

13 marzo 2007
Domanda 13 marzo 2007
Nel settembre 2004 ho contratto con l'Unicredit un mutuo ventennale ipotecario per l'acquisto della prima casa. Sin da subito ho preso la residenza e quindi ho usufruito delle agevolazioni previste per la cosiddetta "prima casa". Il 27 gennaio 2007, secondo il principio di portabilita', ho estinto anticipatamente tale mutuo e per il debito residuo ne ho contratto un altro con l'INPDAP (sempre ventennale ipotecario). Naturalmente il passaggio ad altro Istituto e' avvenuto solo per ragioni di convenienza, poiche' applicati nella fattispecie tassi di interesse decisamente piu' convenienti. L'INPDAP ha valutato la mia richiesta e concesso il mutuo solo perche' l'immobile presentava i requisiti di "prima casa". Infatti il contratto e' stato stipulato dopo aver inoltrato tutta la documentazione relativa all'immobile, nonche' la dichiarazione da parte dell'Unicredit circa il debito residuo (capitale da restituire). La scrupolosa osservanza di tali importi mi consentira' ancora di beneficiare in futuro della detrazione del 19% sugli interessi passivi. All'atto della stipula pero', anche con il parere contrario del notaio, l'INPDAP mi applicava un'imposta sostitutiva del 2% anziche' dello 0,25 come prevista per la "prima casa". Di fatto io non ho acquistato un altro immobile diverso dalla prima casa, ma ho proseguito il mio debito con un altro istituto in favore del quale e' stata iscritta anche la nuova ipoteca. Nonostante io abbia pagato nuovamente un notaio per la stipula del contratto, pagato la penale del 2% all'Unicredit per l'estinzione anticipata, pagato per la cancellazione della vecchia ipoteca e l'iscrizione per la nuova, oltre al pagamento di altre imposte di registro ect. mi sono visto applicare nuovamente un'imposta sostitutiva addirittura stavolta nella misura del 2%. Dato che tale imposta e' stata da me pagata in occasione del primo mutuo sull'intera somma erogata (0,25% di 130.000 €), a mio modesto parere, all'atto della stipula del nuovo mutuo, trattandosi del solo debito residuo (119.000 €), non mi doveva essere applicata alcuna imposta sostitutiva o forse al massimo applicata di nuovo nella misura dello 0,25%, come peraltro evidenziato dal notaio. In quel momento pero', dato che ci erano voluti molti mesi (nove) dalla presentazione della domanda alla concessione del mutuo, si e' preferito stipulare il contratto rimandando ad un secondo momento l'eventuale richiesta di rimborso. Vi chiedo cortesemente un consiglio al riguardo, in particolare se posso richiedere all'Ufficio delle Entrate il rimborso dell'imposta sostitutiva versata nella misura del 2% anziche' dello 0,25% e/o il rimborso dell'imposta sostitutiva pagata in due occasioni sullo stesso importo (debito residuo 119.000 euro). Grazie.
Pasquale, da Carpi

Risposta ADUC
Ci spiace ma il suo quesito e' riferito ad un caso troppo complesso per essere trattato in modo esaustivo a distanza. In piu' la materia e' assai controversa gia' di per se' non esistendo, a quanto ci risulta, una norma chiara riguardo il mantenimento dell'aliquota ridotta in caso di "portabilita'". Abbiamo solo rilevato che il recente decreto 7/2007 conterra', nella versione definitiva di legge, un'emendamento che chiarira' il punto, garantendo la portabilita' dell'aliquota agevolata in caso di surrogazione. Le consigliamo, prima di pensare ad un'istanza di rimborso, di consultarsi con un esperto fiscale, o di cercare chiarimenti direttamente presso l'Agenzia delle entrate.
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