Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

20 febbraio 2001
Domanda 20 febbraio 2001
Gent.le Aduc,
da qualche tempo a questa parte visito spesso il vostro sito, del quale apprezzo in particolar modo le rubriche Rassegna Stampa e Cara Aduc. Fino ad oggi non mi e' mai capitato di aver bisogno di aiuto nella difesa dei miei diritti di utente e consumatore; ora pero' avrei bisogno di un vostro consiglio.
Nel Settembre del 1998 mi iscrissi ad un corso serale di lingua inglese presso un istituto privato di Milano, per poi scoprire, dopo le prime lezioni, che quel corso non faceva al caso mio per una serie di motivi (strutture e insegnanti inadeguati, classe troppo numerosa, livello dell'insegnamento troppo elementare per le mie esigienze). Smisi quindi di frequentare.
Avevo pattuito con l'istituto di corrispondere il pagamento del corso al termine di ogni mese (al termine di ogni 8 lezioni: la frequenza era bisettimanale), eccezion fatta per il primo mese e per un contributo spese che dovetti versare anticipatamente, e non frequentando piu' non feci piu' alcun pagamento all'istituto.
Poche settimane fa sono stato contattato da uno studio legale che mi chiedeva, a nome dell'istituto, di effettuare al piu' presto il pagamento delle restanti lezioni che non avevo mai frequentato ma che a norma di contratto dovevo comunque pagare. Fin qui tutto bene: lo posso capire. Ho firmato per 48 lezioni e 48 lezioni devo pagare, anche se malvolentieri. Cio' che non capisco e' che mi venga poi chiesto, oltre al pagamento di queste lezioni (piu' interessi), anche il pagamento di un fantomatico "contributo spese esame". So bene che al termine del corso avrei dovuto sostenere un esame, ma non mi ricordo mi sia mai stato detto che avrei dovuto pagarlo (e non poco: 1.200.000 lire).
Ho chiesto e ottenuto da questo studio legale una copia del contratto da me firmato, e l'ho analizzato con attenzione. Come prevedevo nel contratto non c'e' scritto nulla di un "contributo spese esame", eccezion fatta per un "+ s.e." sulla riga dell'importo totale da me dovuto. Sul contratto c'e' scritto che io mi impegno a versare all'istituto "lire 4.800.000 + s.e.", e ora questo studio legale pretende che io versi altri 1.200.000 in virtu' di quella sigla "s.e.". La mia risposta e' stata immediatamente negativa: ho scritto (raccomandata A/R) allo studio legale che non intendevo pagare quella somma, poiche' mi sembra assurdo che mi venga chiesta una simile cifra in base ad uno scarabocchio quasi illeggibile e apparentemente insignificante. Mi sono informato presso altre persone che all'epoca requentarono il corso con me, e mi e' stato confermato che l'esame finale comportava effettivamente il pagamento di tale cifra. Io pero' non capisco perche' dovrei versarla visto che non ho sostenuto tale esame, e un "+ s.e." nel contratto mi sembra troppo poco per giustificarne il pagamento. In ogni caso, il problema e' questo: Venerdi' un giudice di pace mi ha fatto notificare un'ingiunzione di pagamento (V. gli artt. 633 e seguenti C.P.C.) in cui mi invita a pagare entro 40 giorni la somma di lire 1.200.000 piu' 509.000 (per spese, competenze ed onorari), in caso contrario "si procedera' ad esecuzione forzata".
Sono rimasto molto colpito da questa ingiunzione. Non capisco come un giudice di pace ("letto il ricorso che precede, ritenuta la propria competenza, poiche' dai prodotti documenti risulta che il credito e' liquido ed esigibile") abbia potuto ingiungermi di pagare 1.200.000 in base a quella sigletta "+ s.e.".
Nella notifica c'e' scritto anche qualcosa circa la possibilita' di fare opposizione, ma come si fa? A chi devo rivolgere questa "opposizione"? Come la devo formulare? Chi mi puo' aiutare in questo?
E soprattutto: faccio bene a oppormi? Forse farei meglio a pagare e non pensarci piu'. Non e' tanto un problema di soldi, quanto di principio. Non capisco come si possa avere l'arroganza di pretendere 1.200.000 in base ad uno scarabocchio, e penso che l'istituto abbia gia' ottenuto fin troppo avendo percepito da me il pieno pagamento di un servizio del quale ho fatto uso solo in piccola parte poiche' si e' rivelato decisamente scadente.

Risposta ADUC
A nostro avviso, la sua contestazione e' legittima: per l'indeterminatezza della cifra nonche' per la mancanza di specifica circa il significato della voce non adeguatamente specificata. Ci pare una lesione dei diritti del consumatore, ma anche -di per se'- un'illegittimita' dal punto di vista meramente contrattuale.
Ovviamente, non possiamo sostituirci al giudice, ma a nostro avviso quella sigletta potrebbe essere riferita solo a delle piccole spese di segreteria.
Ne consegue che dovrebbe presentare -al medesimo ufficio del giudice di pace- opposizione avverso il decreto, indicando tutti i motivi di contestazione in un atto simile a quello da lei ricevuto (specificando appunto che si tratta di opposizione avverso decreto ingiuntivo), citando la controparte ed indicando la data dell'udienza -ma sara' poi l'Ufficio a indicare la data ufficiale registrata per l'udienza- contestando in fatto ed in diritto la pretesa e chiedendo al giudice di voler sospendere l'eventuale esecutivita' (nel caso avesse allegato al decreto ingiuntivo anche il prefetto), ed annullare la infondata pretesa di controparte.
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