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Cara ADUC

Lettera del consumatore

16 febbraio 2001
Domanda 16 febbraio 2001
Gentile Associazione,
recentemente lo Scientific Committee on Cosmetics and Non-Food Products (SCCNFP) ha pubblicato due documenti (Opinioni) che rispondono a richieste di chiarimento sul rischio di allergenicità di alcuni composti dei prodotti cosmetici. La conclusione a cui il Comitato è giunto (SCCNFP 1999) è che molti degli ingredienti (sintetici) delle fragranze in cosmetica/profumieristica siano da considerarsi come allergeni, e questa opinione potrebbe rendere necessario classificarli come sensibilizzanti cutanei nella Direttiva sulle Sostanze Pericolose dell'UE. Tra questi composti spiccano molti componenti degli oli essenziali naturali; di particolare rilevanza è la presenza di linalolo, d-limonene, geraniolo, eugenolo, farnesolo, cumarine, ecc.
Il Comitato ha analizzato l'evidenza disponibile sui problemi allergici in campo cosmetico ed è arrivato alla conclusione che la morbidità sia in aumento.
In aggiunta a queste considerazioni, il Comitato (SCCNFP 2000), ha elencato tutti i composti che andrebbero inseriti tra gli ingredienti proibiti. Tra questi, spiccano i derivati naturali di quattro piante.
1) Inula helenium (olio essenziale e derivati - assolute e concrete - di enula)
2) Chenopodium ambrosoides (olio essenziale di chenopodio)
3) Ficus carica (assoluta di fico)
4) Lippia citriodora (olio essenziale e derivati - assolute e concrete - di verbena odorosa)
Questi sviluppi hanno un potenziale dirompente anche al di fuori del mondo della cosmesi. Questo cambio di status avrà molto probabilmente delle conseguenze dirette sui composti aromatici e sulle mescolanze di oli essenziali prodotte da piccole ditte erboristiche o dagli stessi erboristi; è possibile che anche i singoli oli essenziali vengano colpiti, soprattutto considerato il fatto che composti come d-limonene e linalolo sono quasi ubiquitari nel materiale aromatico.
Al momento infatti nelle opinioni del SCCNFP si fa menzione sempre a composti 'sintetici', ma per l'etichettatura delle profumazioni tutti gli ingredienti vanno presi in considerazione: è probabile quindi che il contenuto in linalolo dell'olio essenziale di lavanda non possa essere escluso dalla regolamentazione solo perché è parte di un olio essenziale.
Sia il CIAM (Collegio Italiano Aromaterapia e Massaggio) che il NAHA (National Association Holistic Aromatherapy) hanno deciso di prendere ufficialmente posizione riguardo a questo tema, anche per portare allo scoperto molte delle ambiguità e confusioni che regnano nel campo della aromaterapia. Il pronunciamento ufficiale del Comitato rispecchia quanto da molti anni è stato ribadito da singoli ricercatori e professionisti nel campo dell'aromaterapia, e cioè che mentre nel campo della cosmetica esiste una forma piuttosto rigida di autoregolamentazione (RIFM e IFRA, EFFRA), gli oli essenziali utilizzati in aromaterapia e venduti in erboristerie e farmacie, non rientrando nella categoria dei cosmetici né dei farmaci sono praticamente non regolati. Questo stato delle cose fa si che sia possibile vendere liberamente sostanze altamente problematiche e finanche tossiche, spacciandole per prodotti naturali quindi non pericolosi. Olii essenziali che vengono usati dall'industria cosmetica a percentuali dell'ordine dello 0.01%, oppure che sono vietati, vengono venduti liberamente non diluiti (cioè al 100%) senza fornire indicazioni o avvertire i clienti dei potenziali di allergenicità, irritazione, fototossicità e tossicità acuta. Esiste inoltre il problema parallelo della identificazione degli oli essenziali, per cui molti erboristi e farmacisti offrono sostanze chiaramente false o adulterate, probabilmente per semplice poca informazione; a parte l'aspetto di frode nei confronti del consumatore, questa confusione rende molto più difficile rintracciare la sostanza colpevole di eventuali reazioni allergiche o tossiche.
Una verifica informale presso varie farmacie ed erboristerie del Veneto ha portato a risultati sconfortanti: in nessun caso i responsabili ci hanno avvertiti dei potenziali problemi associati all'utilizzo degli oli essenziali, e in molti casi erano presenti sugli scaffali 1. olii pericolosi o tossici (Tuja, Verbena odorosa, Bergamotto crudo). 2. Oli chiaramente falsi o con etichettatura ambigua (olii essenziali di Rosa o Melissa a prezzi 30-40 volte inferiori ai prezzi di mercato). 3. confezioni non di sicurezza (la maggior parte dei decessi di bambini causati dall'ingestione di olii essenziali avrebbe potuto essere evitata utilizzando gocciolatori integrati ala bottiglia invece di pipettte).
Crediamo che a questo punto sia giunto il momento di prendersi le proprie responsabilità e di dichiarare la propria posizione rispetto a questi problemi, e distanziarsi dagli autori che non considerano i problemi di tossicologia importanti. Il rischio è che altrimenti la nuova legislazione ci venga imposta piuttosto che discussa con noi. Altre associazioni ci hanno contattato per associarsi a questa iniziativa.
Praticamente il CIAM e il NAHA hanno deciso che l'unico modo di iniziare una seria discussione sulla tossicologia degli oli essenziali fosse quella di adottare le linee guida dell'IFRA sulle sostanze bandite e limitate, in linea con la proposta per l'Annex II della Direttiva sui Cosmetici della CE, e di proporre una possibile lista di oli che necessitano ulteriori studi per accertarne la sicurezza o la pericolosità Le nostre associazioni spingono per l'implementazione di curricula più stringenti per le scuole e i corsi di aromaterapia, per la pubblicazione di elenchi di materiali aromatici sensibili, e per la disseminazione di una informazione responsabile sugli oli essenziali ai consumatori e ai professionisti.
D'altra parte vogliamo esprimere la ferma convinzione che lo studio della pericolosità e della dimensione di rischio che l'utilizzo del materiale aromatico implicano non può essere basato su inferenze da studi effettuati su composti singoli sintetici o isolati, bensì devono provenire da studi che valutino gli oli essenziali nella loro completezza, come indicano anche i casi di 'quenching' tra d-limonene, delta-carene, citrale e cinnamaldeide. In questo senso crediamo che le indicazioni date negli anni dal RIFM e dall'IFRA siano particolarmente importanti. La meccanica trasposizione dei risultati riportati dai documenti dell'SCCNFP agli oli essenziali rischia di limitare il libero accesso del consumatore a materiali sicuri e utili in terapia.
Come associazione no-profit di informazione, ci rendiamo disponibili a fornire una dettagliata e referenziata descrizione del problema, come anche una piccola e semplice guida che aiuti i non professionisti a districarsi nel mondo degli olii essenziali in commercio.
Di seguito riportiamo gli elenchi di sostanze che le nostre associazioni considerano particolarmente 'sensibili'

Risposta ADUC
Ringraziamo per la precisa consulenza e la disponibilita'.
Riteniamo che un giudizio sommario sarebbe -a favore o contro- inadeguato, dovendo valutare caso per caso.
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