Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

22 dicembre 2006
Domanda 22 dicembre 2006
Egregio associazione Aduc, avrei bisogno di chiarimenti sui diritti che mio padre possiede. Premetto A meta del 2004 mio padre, in seguito a numerosi episodi di minacce, attacchi psicologici a causa del suo udito (invalidita' 46%), subiti per un anno in molteplici modi e occasioni da datore, soci e colleghi all'interno della ditta dove lavorava. In seguito a tutto cio, mio padre crollo in una forte depressione compensato da vertigini, premetto che il suo stato di salute gli provocava continue perdite di equilibrio e una particolare tendenza ad andare verso il lato sinistro, dopo sopraggiunse anche l'abbassamento di pressione ed un aumento di gastrite, con conseguenti attacchi di panico notturno seguito da incubi. avviso, riferi a mio padre, e a noi tramite telefono, che se non fosse ritornato alle sue mansioni lavorative lo avrebbe licenziato, tutto detto con tono al quanto minaccioso. Al fronte di queste minacce, mio padre fu costretto ad abbandonare il periodo di malattia mantenendo una cura costante di 3 mesi prescritta dal neurologo (farmaci prescritti: zoloft, gutron goccie, cipralex e prazene), riprese il lavoro in maniera costante. Nel 2005 pero', mio padre per via della sua precaria salute, continuando a subire tutto cio' che vi e' elencato sopra, a seguito della sua cura, essendo impossibilitato a lavorare ad una certa altezza, a causa delle continue vertigini, mio padre decise di rifiutare un certo tipo di incarichi. Successivamente io e mia madre, notando un continuo peggioramento della condizioni di mio padre, decidemmo di consultare il medico di famiglia che in seguito richiese svariati esami per mio padre quali esami neurologici vari, tac cerebrale ed esami del sangue, il tutto richiese 3 mesi tra cure ed esami, nell'arco di questo periodo mio padre subi continuamente minacce in via telefonica ricevute da me e da mia madre poiche' mio padre era impossibilitato a rispondere, cio' era specificato anche dalla cura. Dopo breve tempo, a seguito delle continue telefonate minatorie, decidiamo che era il caso di far mettere il telefono di casa sotto stretto controllo. Trascorsi 2 mesi, mio padre decise per la seconda volta di tornare sul luogo di lavoro, a patto di lavorare in maniera tranquilla ed avendo la assoluta possibilita' di continuare la sua cura ormai perenne, per 2 mesi tutto continuava regolarmente in maniera tranquilla e mio padre riusci a lavorare senza problemi ne fastidi. Dopo 2 mesi di tranquillita', a mio padre venne chiesto da uno dei soci di effettuare una trasferta per montaggio macchine assieme a degli altri soci, mio padre rifiuto essendo impossibilitato a causa della precaria malattia, tra l'altro all'interno del suo contratto non vi e' prevista un eventuale trasferta, questo accadde tante altre volte ma lui continuava a rifiutare, a seguito dei continui rifiuti ricominciarono a lanciare minacce. In data 15-03-2006, alle 9,30 mentre mio padre svolgeva un lavoro sopra di una scaletta di un metro di altezza, ebbe un forte calo di pressione che provoco' una caduta a cui ha assistito un collega facendo pero' finta di nulla, dopo essersi rialzato e successivamente seduto mio padre ha informato il datore che aveva un forte giramento di testa, quest'ultimo rispose che i 3 giorni che seguivano sarebbero stati di ferie, successivamente intervenne in collega di mio padre che gli disse di andare a casa, la risposta di mio padre gli rispose che se fosse andato a casa sarebbe stato sicuramente licenziato, questo per via delle continue minacce, una volta terminato il lavoro alle 12.00 circa, mio padre e' uscito dal luogo di lavoro per tornare a casa. Mentre tornava a casa in auto mantenendo una velocita' piuttosto bassa, ad un certo punto e' stato colpito da un altro capogiro improvviso andando a contenuta sapendo bene le sue condizioni, dopo breve tempo sono intervenuti gli agenti della polizia stradale e dell'ambulanza, una volta giunto al pronto soccorso gli hanno dato una prognosi di 30 giorni. Il 16-3-2006 alle 14,30 circa, mia madre si reco alla ditta Egregi Signori, Vorrei sapere se la compagnia di assicurazioni puo' cambiare in "corso d'opera" le modalita' di riscossione della rata della polizza RC. Provo a spiegarmi meglio. Sono titolare di una polizza RC presso la Reale Mutua di Napoli e per anni ho pagato, prima con una rateizzazione e relativa trattenuta mensile operata dal datore di lavoro e da circa tre anni con pagamenti semestrali per contanti direttamente all'agente presso l'azienda dove lavoravo ed anche in seguito avendo cambiato azienda ho continuato a pagare in questo modo. Oggi la compagnia mi comunica che non puo' piu' accettare tale modalita' di pagamento e mi invita a recarmi presso la sede dell'agenzia generale per il pagamento del rateo e il ritiro del contrassegno. La soluzione propostomi mi crea qualche disagio in quanto abitando in provincia e considerando i problemi cronici dei trasporti napoletani questa semplice operazione mi porterebbe via alcune ore. La mia domanda quindi e' questa: Posso fare qualcosa per non subire ancora? Aggiungo inoltre che non nonostante non abbia mai denunciato alcun sinistro il costo della polizza e' sempre aumentato. Nel ringraziarVi anticipatamente per l'attenzione che vorrete dedicarmi, porgo cordiali saluti.
Raffaele
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La consegna del certificato di infortunio, quest'ultima venne subito assalita dal datore di mio padre con minacce(la minaccia era che se mio padre non ricominciava subito a lavorare e non si dava una calmata lo avrebbe immediatamente licenziato), ricatti,diffamazione, ecc..( tutto cio' e documentato, con 3 querele a carico della ditta). Tutto quello che vi ho raccontato e documentato e verificabile, ed io ritengo che questo non sia semplice mobbing, super mobbing allo stato puro. Io chiedo e' mai possibile che un datore di lavoro possa rovinare in tal modo un padre di famiglia e la famiglia stessa con mutuo da pagare, ecc.? Ancora oggi non lavora nonostante si sia iscritto alla categoria protetta sapendo che di questi tempi trovare lavoro e quasi impossibile, e sapendo che le sue condizioni vanno peggiorando. Chi risponde di tutto questo? Se mio padre dovesse commettere degli errori per via della disperazione chi ne risponde? Cosa possiamo fare? Preciso che al momento io non lavoro e mia madre invece lavora part-time come assistente anziani. Attendo disperatamente la vostra risposta, grazie. Distinti saluti.

Risposta ADUC
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