Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
7 febbraio 2001
Egregio Signori,
Vi voglio far conoscere la mia storia che forse non le apparira’ cosi’ atipica a conferma del mal costume italiano e del poco rispetto dei servizi a cui ogni cittadino avrebbe diritto.
La storia e’ lunga ma cerchero’ - spero - di essere sintetico.
POSTACELERE:
LA STORIA INFINITA DI UN PACCO
Questa e’ l'assurda vicenda di un pacco proveniente dalla Svizzera (notare bene: confinante con l'Italia), un pacco che ha viaggiato molto, che ha usufruito di molti mezzi di trasporto, ha soggiornato in molti magazzini, ha avuto molteplici codici identificativi e che, dopo tante traversie, e’ arrivato ad un passo da casa mia per essere rispedito, per qualche motivo assurdo, al mittente.
Tutto ha inizio lo scorso anno nel mese di novembre quando, per soddisfare una richiesta di mia madre, decisi di acquistare da una ditta svizzera specializzata alcuni prodotti alimentari che avevamo provato in precedenza e di cui eravamo rimasti soddisfatti.
Tramite il sito internet di cui disponeva la ditta OSWALD ottengo in maniera rapida e precisa il buono d'ordine con relativo listino prezzi per ordinare i miei 10 barattoli di Brodo Vegetale. In data 01/12/2000 effettuo, secondo le modalita’ di pagamento indicatemi, un bonifico bancario a favore della OSWALD dell'importo di 315 franchi svizzeri, cifra in cui era compreso il costo dei barattoli e le spese di spedizione.
Trascorrono piu’ di due settimane ma dei prodotti nessuna traccia. Comunico allora tramite posta elettronica con la OSWALD che mi rassicura affermando che il bonifico e’ regolare e che i prodotti sono stati regolarmente spediti in data 10/12/2000.
Passano i giorni e arrivano le feste natalizie e un ulteriore sondaggio alla OSWALD mi garantisce che la spedizione e’ stata regolare. Provo a giustificare il ritardo con l'inevitabile "traffico postale" dovuto alle feste natalizie e di fine anno.
Finalmente in data 13/01/2001 giunge una comunicazione delle Poste Italiane recante il timbro d'invio del 18/12/2000 (o addirittura 13/12/2000, non e’ chiaro) in cui - ironia della sorte - trovo una cartolina d'auguri delle Poste e un avviso dell'Ufficio Pacchi Dogana di Milano datato 18 dicembre 2000 che dice in sintesi questo:
"COMUNICAZIONE DI GIACENZA PACCO ESTERO DA SDOGANARE. LA CONSEGNA NON SARA' EFFETTUATA IN UFFICIO MA SARA' CURATA DALLA SDA EXPRESS COURIER...." ECC. (vedere documentazione allegata).
Martedi’ 16/01/2001: Telefono all'Ufficio Dogana di Milano per avere delucidazioni in merito e un impiegato mi spiega quello che devo fare. Allorche’ gli evidenzio il problema delle date e del fatto che erano passati ben 26 giorni dall'invio della lettera, allora, per venirmi incontro, mi si propone di effettuare lo sdoganamento per via telefonica, con l'intento, cioe’, di farmi "guadagnare tempo". Autorizzo lo sdoganamento e mi avvertono che un secondo avviso mi e’ stato gia’ spedito e che, pertanto, non dovro’ tenerne conto. In piu’ mi viene indicato il codice assegnato al pacco, cioe’ da quanto risulta sulla cedola di spedizione svizzera, ma mi viene chiarito che probabilmente tale codice sara’ modificato dalla SDA.
Mercoledi’ 24/01/2001: Impensierito dal trascorrere di un'altra settimana chiamo nuovamente la dogana di Milano e chiedo del mio pacco o, piu’ precisamente, della pratica N° 32343. Mi rispondono che la pratica non e’ piu’ in ufficio per cui il pacco e’ senz'altro in consegna. "Ah!meno male", penso... Chiedo allora quando fosse partito e l'Ufficio mi risponde: "e’ stato preso in consegna dalla SDA il 16/01/2001 alle ore 17.30".
Telefono alla SDA e domando della posizione del pacco. Mi viene richiesto il codice identificativo: non possiedo questo codice, perche’ da quanto mi e’ stato precedentemente spiegato e’ la SDA ad attribuire questo codice. Comunico quello datomi dall'Ufficio dogana ma, come preventivato, il pacco per la SDA non esiste...
Mi consigliano di informarmi presso la TNT (altro corriere espresso), in quanto, essendo un pacco estero, potrebbe essere di loro competenza. Contattata, la TNT mi spiega che sicuramente tali pacchi sono di tipo ordinari o di postacelere.
Sabato 27/01/2001: Dopo qualche giorno (ho altri impegni a cui dedicarmi...) continua la mia ricerca presso la SDA e continua la storia del codice che io dovrei fornire. All'ennesima centralinista consiglio per buon senso di eseguire una ricerca nominativa dato che non si conosce il codice assegnato al pacco. Ma mi viene risposto che questa semplice operazione informatica e’ impossibile. Ma come? Tutto il sistema e’ informatizzato e non e’ possibile fare un tipo di ricerca del genere???
Non demordo e chiamo ancora Milano per farmi dire quale sede della SDA di Milano effettua i ritiri. E' la sede di Segrate e mi viene fornito il recapito telefonico. Telefono a Segrate e chiedo gentilmente (la mia gentilezza e’ ormai in riserva) di cercarmi il pacco:
"Mi puo’ dare il codice per cortesia?"
"IO NON HO IL CODICE! IL CODICE LO DATE VOI".
Scoppio di rabbia e comincio a minacciare eventuali reclami e denuncie. A questo punto la centralinista, vista la situazione, mi invita ad attendere in linea e dopo qualche minuto mi annuncia che e’ riuscita a trovare il codice. Ma guarda un po'. ....allora lo conoscono!!
"Il suo codice e’ (...)".
Il miracolo sembra essere avvenuto. . sembra...andiamo avanti.
Lunedi’ 29/01/2001: provo a fare una ricerca via internet sul sito della SDA e su quello delle Poste, ma niente (dicono che e’ possibile monitorare il pacco anche tramite via internet). Chiamo allora la SDA e, fornendo orgogliosamente il codice identificativo, reclamo notizie del mio pacco.
"Attenda.........ah, ecco, il suo (e vorrei vedere se non e’ mio) pacco e’ a Roma, in Via del Fuoco Sacro, 49-53: l'ufficio e’ aperto tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.00".
Mercoledi’ 31/01/2001: Mi reco speranzoso all'Ufficio Postale ma... il pacco non risulta. Costringo l'impiegata ad un attenta lettura di tutti i registri e finalmente esce fuori la storia che il pacco e’ stato registrato in data 23/01/2001 ma che e’ stato prolungato. E' stato che?!?
La spiegazione e’ questa: io abito a Roma, in una zona dove il c.a.p. e’ 00132. Il pacco e’ stato consegnato ad un Ufficio Postale che serve le zone confinanti contrassegnate con lo 00133, per cui non essendo di loro competenza lo hanno "prolungato", cioe’ trasferito all'Ufficio Postale territorialmente competente. Non ci posso credere, ma non facevano prima a spedirmi un avviso???
Corro al ufficio postale di competenza e chiedo se il pacco vi si trovasse depositato.
"A noi non risulta nessun pacco!. Le consigliamo di farsi dire quando, come e con chi il pacco e’ uscito dall'altro ufficio".
E' un incubo!
Torno all'Ufficio postale di Via del Fuoco Sacro e, dopo un'analisi piu’ accurata, salta fuori che il pacco e’ stato preso in consegna in data 25/01/2001 ancora una volta dalla SDA.
Aspettiamo qualche giorno, mi dico.
Venerdi’ 02/02/2001: Torno nel mio Ufficio postale e chiedo del pacco, ma ancora non e’ arrivato nulla. Data la situazione, un'addetta al reparto pacchi (la Sig.ra Sofia) si premura di prendere i miei dati. Mi consiglia, infine, di tornare tra qualche giorno: nel frattempo lei avrebbe cercato e mi avrebbe saputo comunicare qualcosa.
Lunedi’ 05/02/2001: Per l'ennesima volta mi presento all'Ufficio postale ma del pacco niente. Sinceramente ho cominciato a sospettare che qualcuno stesse assaporando - "alla mia faccia" - dei succulenti brodini di verdure.... Esausto decido di tornare nel precedente Ufficio (quello di via del Fuoco Sacro) e di parlare con i "responsabili". Vengo indirizzato al Caporeparto che ascolta - mi pare - con un espressione di colui che gia’ conosce la storia ma che tentera’ di risolverla. Infatti con aria seria mi invita a lasciargli tutti i dati e mi assicura che avrebbe interpellato il Direttore per poi farmi sapere qualcosa. Finalmente, qualche ora dopo squilla il telefono di casa. E' il Direttore in persona che mi cerca e mi comunica:
"IL SUO PACCO CHE DOVEVA ESSERE TRASFERITO ALL'ALTRO UFFICIO, E'. .COME DIRE...E' STATO, PER SBAGLIO, RISPEDITO AL MITTENTE"
Non ci posso credere, mi sta proprio dicendo che invece di essere trasferito ad altro ufficio e’ stato erroneamente rispedito alla OSWALD (cosi’ perlomeno loro riferiscono, ma la cosa e’ tutta da verificare!).
Nel pomeriggio tento di avere un colloquio chiarificatore piu’ approfondito e meno "telefonico" ma non riesco ad incontrarmi con il Direttore (era appena uscito da venti minuti....ma guarda un po’). "Tornero’..." affermo con certezza ai dipendenti dell'Ufficio postale...e intanto mi faccio consegnare il modulo di reclamo.
Martedi’ 06/02/2001: Telefono alle poste e mi faccio indicare le modalita’ per fare reclamo, mi indicano l'ufficio, l'indirizzo e tutto il resto. Compilo il modulo e aspetto l'indomani.
Mercoledi’ 07/02/2001: Torno all'ufficio per far apporre i dovuti timbri e le dovute firme, ma il direttore mi dice che devo lasciarlo perche’ sara’ lui stesso ad inoltrare il reclamo. Sara’ cosi’? Vedremo.
Mi fermo qui anche perche’, mentre scrivo, la storia non ha registrato svolte... ma sicuramente non finisce oggi...
Vi ringrazio anticipatamente della possibilita’ di farvi conoscere questa vicenda, con la speranza che possa risultare in qualche modo utile per risolvere uno dei tanti disservizi cui siamo sottoposti noi cittadini. Vorrei far capire a chi e’ responsabile dei servizi pubblici che l'utenza non e’ stupida e desidererei sinceramente che qualcuno paghi per quanto e’ stato commesso.
L'unico vantaggio di questa storia e’ che mi sono destato dal permissivismo con cui lasciavo passare certe inadempienze: ora diventa una battaglia di ordine civico a cui voglio offrire una parte importante. Non e’ il lato economico che mi tocca ma e’ soprattutto una questione di principio. Sono pienamente consapevoli di avere, accanto ai miei doveri, i miei diritti che voglio esigere e far rispettare.
Gli errori purtroppo non vengono pagati dai responsabili del servizio ma di chi usufruisce il servizio.
Dovrei essere risarcito moralmente e anche, perche’ no, economicamente?
Avrei il diritto di sapere chi ha sbagliato?
E chi ha sbagliato deve essere in qualche modo "punito"?
Tante e tante altre domande ci sarebbero ma e’ meglio aspettare l'evoluzione di questa storia.
Vi voglio far conoscere la mia storia che forse non le apparira’ cosi’ atipica a conferma del mal costume italiano e del poco rispetto dei servizi a cui ogni cittadino avrebbe diritto.
La storia e’ lunga ma cerchero’ - spero - di essere sintetico.
POSTACELERE:
LA STORIA INFINITA DI UN PACCO
Questa e’ l'assurda vicenda di un pacco proveniente dalla Svizzera (notare bene: confinante con l'Italia), un pacco che ha viaggiato molto, che ha usufruito di molti mezzi di trasporto, ha soggiornato in molti magazzini, ha avuto molteplici codici identificativi e che, dopo tante traversie, e’ arrivato ad un passo da casa mia per essere rispedito, per qualche motivo assurdo, al mittente.
Tutto ha inizio lo scorso anno nel mese di novembre quando, per soddisfare una richiesta di mia madre, decisi di acquistare da una ditta svizzera specializzata alcuni prodotti alimentari che avevamo provato in precedenza e di cui eravamo rimasti soddisfatti.
Tramite il sito internet di cui disponeva la ditta OSWALD ottengo in maniera rapida e precisa il buono d'ordine con relativo listino prezzi per ordinare i miei 10 barattoli di Brodo Vegetale. In data 01/12/2000 effettuo, secondo le modalita’ di pagamento indicatemi, un bonifico bancario a favore della OSWALD dell'importo di 315 franchi svizzeri, cifra in cui era compreso il costo dei barattoli e le spese di spedizione.
Trascorrono piu’ di due settimane ma dei prodotti nessuna traccia. Comunico allora tramite posta elettronica con la OSWALD che mi rassicura affermando che il bonifico e’ regolare e che i prodotti sono stati regolarmente spediti in data 10/12/2000.
Passano i giorni e arrivano le feste natalizie e un ulteriore sondaggio alla OSWALD mi garantisce che la spedizione e’ stata regolare. Provo a giustificare il ritardo con l'inevitabile "traffico postale" dovuto alle feste natalizie e di fine anno.
Finalmente in data 13/01/2001 giunge una comunicazione delle Poste Italiane recante il timbro d'invio del 18/12/2000 (o addirittura 13/12/2000, non e’ chiaro) in cui - ironia della sorte - trovo una cartolina d'auguri delle Poste e un avviso dell'Ufficio Pacchi Dogana di Milano datato 18 dicembre 2000 che dice in sintesi questo:
"COMUNICAZIONE DI GIACENZA PACCO ESTERO DA SDOGANARE. LA CONSEGNA NON SARA' EFFETTUATA IN UFFICIO MA SARA' CURATA DALLA SDA EXPRESS COURIER...." ECC. (vedere documentazione allegata).
Martedi’ 16/01/2001: Telefono all'Ufficio Dogana di Milano per avere delucidazioni in merito e un impiegato mi spiega quello che devo fare. Allorche’ gli evidenzio il problema delle date e del fatto che erano passati ben 26 giorni dall'invio della lettera, allora, per venirmi incontro, mi si propone di effettuare lo sdoganamento per via telefonica, con l'intento, cioe’, di farmi "guadagnare tempo". Autorizzo lo sdoganamento e mi avvertono che un secondo avviso mi e’ stato gia’ spedito e che, pertanto, non dovro’ tenerne conto. In piu’ mi viene indicato il codice assegnato al pacco, cioe’ da quanto risulta sulla cedola di spedizione svizzera, ma mi viene chiarito che probabilmente tale codice sara’ modificato dalla SDA.
Mercoledi’ 24/01/2001: Impensierito dal trascorrere di un'altra settimana chiamo nuovamente la dogana di Milano e chiedo del mio pacco o, piu’ precisamente, della pratica N° 32343. Mi rispondono che la pratica non e’ piu’ in ufficio per cui il pacco e’ senz'altro in consegna. "Ah!meno male", penso... Chiedo allora quando fosse partito e l'Ufficio mi risponde: "e’ stato preso in consegna dalla SDA il 16/01/2001 alle ore 17.30".
Telefono alla SDA e domando della posizione del pacco. Mi viene richiesto il codice identificativo: non possiedo questo codice, perche’ da quanto mi e’ stato precedentemente spiegato e’ la SDA ad attribuire questo codice. Comunico quello datomi dall'Ufficio dogana ma, come preventivato, il pacco per la SDA non esiste...
Mi consigliano di informarmi presso la TNT (altro corriere espresso), in quanto, essendo un pacco estero, potrebbe essere di loro competenza. Contattata, la TNT mi spiega che sicuramente tali pacchi sono di tipo ordinari o di postacelere.
Sabato 27/01/2001: Dopo qualche giorno (ho altri impegni a cui dedicarmi...) continua la mia ricerca presso la SDA e continua la storia del codice che io dovrei fornire. All'ennesima centralinista consiglio per buon senso di eseguire una ricerca nominativa dato che non si conosce il codice assegnato al pacco. Ma mi viene risposto che questa semplice operazione informatica e’ impossibile. Ma come? Tutto il sistema e’ informatizzato e non e’ possibile fare un tipo di ricerca del genere???
Non demordo e chiamo ancora Milano per farmi dire quale sede della SDA di Milano effettua i ritiri. E' la sede di Segrate e mi viene fornito il recapito telefonico. Telefono a Segrate e chiedo gentilmente (la mia gentilezza e’ ormai in riserva) di cercarmi il pacco:
"Mi puo’ dare il codice per cortesia?"
"IO NON HO IL CODICE! IL CODICE LO DATE VOI".
Scoppio di rabbia e comincio a minacciare eventuali reclami e denuncie. A questo punto la centralinista, vista la situazione, mi invita ad attendere in linea e dopo qualche minuto mi annuncia che e’ riuscita a trovare il codice. Ma guarda un po'. ....allora lo conoscono!!
"Il suo codice e’ (...)".
Il miracolo sembra essere avvenuto. . sembra...andiamo avanti.
Lunedi’ 29/01/2001: provo a fare una ricerca via internet sul sito della SDA e su quello delle Poste, ma niente (dicono che e’ possibile monitorare il pacco anche tramite via internet). Chiamo allora la SDA e, fornendo orgogliosamente il codice identificativo, reclamo notizie del mio pacco.
"Attenda.........ah, ecco, il suo (e vorrei vedere se non e’ mio) pacco e’ a Roma, in Via del Fuoco Sacro, 49-53: l'ufficio e’ aperto tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.00".
Mercoledi’ 31/01/2001: Mi reco speranzoso all'Ufficio Postale ma... il pacco non risulta. Costringo l'impiegata ad un attenta lettura di tutti i registri e finalmente esce fuori la storia che il pacco e’ stato registrato in data 23/01/2001 ma che e’ stato prolungato. E' stato che?!?
La spiegazione e’ questa: io abito a Roma, in una zona dove il c.a.p. e’ 00132. Il pacco e’ stato consegnato ad un Ufficio Postale che serve le zone confinanti contrassegnate con lo 00133, per cui non essendo di loro competenza lo hanno "prolungato", cioe’ trasferito all'Ufficio Postale territorialmente competente. Non ci posso credere, ma non facevano prima a spedirmi un avviso???
Corro al ufficio postale di competenza e chiedo se il pacco vi si trovasse depositato.
"A noi non risulta nessun pacco!. Le consigliamo di farsi dire quando, come e con chi il pacco e’ uscito dall'altro ufficio".
E' un incubo!
Torno all'Ufficio postale di Via del Fuoco Sacro e, dopo un'analisi piu’ accurata, salta fuori che il pacco e’ stato preso in consegna in data 25/01/2001 ancora una volta dalla SDA.
Aspettiamo qualche giorno, mi dico.
Venerdi’ 02/02/2001: Torno nel mio Ufficio postale e chiedo del pacco, ma ancora non e’ arrivato nulla. Data la situazione, un'addetta al reparto pacchi (la Sig.ra Sofia) si premura di prendere i miei dati. Mi consiglia, infine, di tornare tra qualche giorno: nel frattempo lei avrebbe cercato e mi avrebbe saputo comunicare qualcosa.
Lunedi’ 05/02/2001: Per l'ennesima volta mi presento all'Ufficio postale ma del pacco niente. Sinceramente ho cominciato a sospettare che qualcuno stesse assaporando - "alla mia faccia" - dei succulenti brodini di verdure.... Esausto decido di tornare nel precedente Ufficio (quello di via del Fuoco Sacro) e di parlare con i "responsabili". Vengo indirizzato al Caporeparto che ascolta - mi pare - con un espressione di colui che gia’ conosce la storia ma che tentera’ di risolverla. Infatti con aria seria mi invita a lasciargli tutti i dati e mi assicura che avrebbe interpellato il Direttore per poi farmi sapere qualcosa. Finalmente, qualche ora dopo squilla il telefono di casa. E' il Direttore in persona che mi cerca e mi comunica:
"IL SUO PACCO CHE DOVEVA ESSERE TRASFERITO ALL'ALTRO UFFICIO, E'. .COME DIRE...E' STATO, PER SBAGLIO, RISPEDITO AL MITTENTE"
Non ci posso credere, mi sta proprio dicendo che invece di essere trasferito ad altro ufficio e’ stato erroneamente rispedito alla OSWALD (cosi’ perlomeno loro riferiscono, ma la cosa e’ tutta da verificare!).
Nel pomeriggio tento di avere un colloquio chiarificatore piu’ approfondito e meno "telefonico" ma non riesco ad incontrarmi con il Direttore (era appena uscito da venti minuti....ma guarda un po’). "Tornero’..." affermo con certezza ai dipendenti dell'Ufficio postale...e intanto mi faccio consegnare il modulo di reclamo.
Martedi’ 06/02/2001: Telefono alle poste e mi faccio indicare le modalita’ per fare reclamo, mi indicano l'ufficio, l'indirizzo e tutto il resto. Compilo il modulo e aspetto l'indomani.
Mercoledi’ 07/02/2001: Torno all'ufficio per far apporre i dovuti timbri e le dovute firme, ma il direttore mi dice che devo lasciarlo perche’ sara’ lui stesso ad inoltrare il reclamo. Sara’ cosi’? Vedremo.
Mi fermo qui anche perche’, mentre scrivo, la storia non ha registrato svolte... ma sicuramente non finisce oggi...
Vi ringrazio anticipatamente della possibilita’ di farvi conoscere questa vicenda, con la speranza che possa risultare in qualche modo utile per risolvere uno dei tanti disservizi cui siamo sottoposti noi cittadini. Vorrei far capire a chi e’ responsabile dei servizi pubblici che l'utenza non e’ stupida e desidererei sinceramente che qualcuno paghi per quanto e’ stato commesso.
L'unico vantaggio di questa storia e’ che mi sono destato dal permissivismo con cui lasciavo passare certe inadempienze: ora diventa una battaglia di ordine civico a cui voglio offrire una parte importante. Non e’ il lato economico che mi tocca ma e’ soprattutto una questione di principio. Sono pienamente consapevoli di avere, accanto ai miei doveri, i miei diritti che voglio esigere e far rispettare.
Gli errori purtroppo non vengono pagati dai responsabili del servizio ma di chi usufruisce il servizio.
Dovrei essere risarcito moralmente e anche, perche’ no, economicamente?
Avrei il diritto di sapere chi ha sbagliato?
E chi ha sbagliato deve essere in qualche modo "punito"?
Tante e tante altre domande ci sarebbero ma e’ meglio aspettare l'evoluzione di questa storia.
Risposta ADUC
Siamo perfettamente d'accordo con lei circa il comportamento inadempiente di poste e Sda: potrebbe presentare un esposto in magistratura chiedendo di valutare la possibilita' di omissioni d'atti d'ufficio ovvero d'interruzione di pubblico servizio.
Tuttavia, per quanto concerne il pacco, lei puo' agire su chi doveva provvedere alla spedizione: dunque, contatti la ditta venditrice -tramite raccomandata A/R, dettando un termine di giorni entro cui provvedere alla nuova spedizione.
Tuttavia, per quanto concerne il pacco, lei puo' agire su chi doveva provvedere alla spedizione: dunque, contatti la ditta venditrice -tramite raccomandata A/R, dettando un termine di giorni entro cui provvedere alla nuova spedizione.
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