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Cara ADUC

Lettera del consumatore

19 dicembre 2006
Domanda 19 dicembre 2006
Mi chiamo Luciano e opero da 30 anni nel mondo della ristorazione. Ho voluto inviarvi questa mia denuncia relativa alla questione Ticket Restaurant e assimilati, perché odio profondamente tutti coloro che speculano sul lavoro del prossimo senza in realtà dare nessun servizio, e determinando solo aggravio di costi e burocrazia. Spero che possiate prendere a cuore questo problema, che nonostante la buona volontà di molti politici e governi succeduti negli ultimi anni non è mai stato affrontato seriamente e in modo risolutivo. Il servizio dei Ticket restaurant, è l'evoluzione consumistica dei buoni mensa utilizzati per consumare il proprio pasto durante le ore lavorative o di studio presso la mensa aziendale e scolastica o in un locale interaziendale convenzionato. Con il passare degli anni si è assistito ad una mutazione genetica che ha snaturato totalmente questo strumento trasformando il pasto di lavoro in un colossale business, che, come sempre accade in questi casi, ha portato utili stratosferici nelle casse delle multinazionali a danno del consumatore. Attualmente se una società deve erogare l'indennità mensa per i propri dipendenti ha tre alternative: predisporre una mensa aziendale, erogare in busta paga la somma di ¤.6,00 circa, che dopo la tassazione, per il dipendente si riducono a ¤.4,10 netti, o dare al dipendente un buono pasto del valore facciale di ¤.6,00, esentasse, in sostanza a parità di costo aziendale il dipendente si trova con il 50% in più di valore. Non male, se non fosse che tale importo è puramente teorico e tale pratica determina degli effetti collaterali non trascurabili. Preciso che: "I buoni pasto, posso essere utilizzati solo per fruire di un servizio ristorativi durante l'attività lavorativa e non danno diritto al resto in denaro, qualora il valore della prestazione sia inferiore al valore nominale del buono. Nel caso la prestazione effettuata avesse un valore superiore il dipendente dovrà pagare la differenza in denaro. Inoltre i buoni pasto non possono essere convertiti in denaro, non possono dare diritto a ricevere prestazioni diverse da quelle previste dal contratto di ristorazione, non possono essere utilizzati da persone diverse dai dipendenti del cliente e non possono essere ceduti o commercializzati". sic. Se il dipendente non usa mangiare fuori casa o se preferisce digiunare andare in palestra, dall'amante portarsi la schiscetta o altro, in fin di mese si troverà la somma di ¤.120,00 in buoni pasto che a rigor di legge sarebbero persi, ma grazie alla creatività Italica, tali ticket si trasformano in una sorta di buoni sconto da spendere nei modi più svariati. Di contro, il gestore dell'esercizio pubblico deve convenzionarsi con le emittenti (in Italia le più importanti sono una ventina, e guarda caso le principali sono importanti multinazionali) raccogliere i ticket dalla clientela, emettere scontrino per corrispettivo non riscosso e, appena raggiunto il minimo richiesto, deve emettere una fattura per singolo emittente, compilare un elenco con tutti i dati dei ticket verificare se ci sono ticket rubati, scaduti, (e buttarli) dividerli per tipologia e timbrarli uno per uno, verificare i tempi per la presentazione ad ogni singola emittente, e se non ha commesso nessun errore, attendere diciamo 60 gg per vedersi accreditato il corrispettivo in banca; vi assicuro che la pratica di rimborso è per i ristoratori un vero calvario. L'altra alternativa, sempre più in uso è quella di spendere i ticket presso negozi, gastronomie, supermercati, grossisti, (ma non era vietato ogni altro uso) che, non si capisce come, sono in grado di accettarli in sostituzione di moneta corrente. Ovviamente siccome nessuno regala nulla, per la merce venduta faranno pagare dei prezzi maggiorati o tratterranno il costo delle commissioni magari un attimino maggiorate, per coprire le loro spese di incasso ticket. Procedura più costosa ma molto più semplice, e non serve nemmeno la fattura. Comunque si decida di procedere si avrà ad ogni modo, un aggravio dei costi per l'esercente diciamo nell'ordine del 5/10% cui si sommano le commissioni da riconoscere all'emittente nell'ordine del 10% (commissioni che continuano a crescere) quindi se tutto funziona come si deve alla fine il ristoratore avrà, in soldoni, recuperato non + di ¤.4,80. I ristoratori avranno fatto i loro bei conticini, e siccome non hanno ancora preso confidenza con l'euro, per non sbagliare si terranno un margine di sicurezza diciamo del 5% quindi a fronte di ¤.5,00 incassati erogheranno un servizio diciamo intorno ai 4,50 euro caricando pertanto il costo dell'operazione ai soliti noti. Ovviamente visto che non è possibile distinguere i tipi di pagamento (per un'esplicita norma del contratto di convenzione) l'aggravio cade anche sugli avventori, diciamo, solventi. Ormai tutte le società di ristorazione, multinazionali e no, hanno iniziato ad emettere ticket. E' il business del futuro: fare utili solo muovendo carta. I bilanci delle principali società del settore sono esplosi grazie a questa invenzione e alla fine i costi ricadono sempre sui consumatori che giustamente si lamentano per i prezzi impazziti dei ristoranti. Altro importante bonus per le emittenti, è che una percentuale non trascurabile di questi ticket per innumerevoli ragioni non saranno mai presentati all'incasso, è stato riscontrato che tale percentuale sale con il salire delle difficoltà burocratiche. Non a caso si assiste ad un crescendo di emittenti e inoltre le stesse emittenti creano nuovi ticket con commissioni e condizioni contrattuali diverse tutto diventa sempre + difficile e costoso. I ticket da spacciare non utilizzati sono usati per l'acquisto di ogni genere di prodotto, dal supermercato, al calzolaio (ma non era vietato ogni altro uso?), purtroppo, inevitabilmente, il costo intrinseco della gestione dei ticket dovrà comunque essere recuperato rendendo il valore facciale una mera illusione. Si è creato un giro di mercato nero con costi e commissioni che sono ben oltre la soglia di interessi usurai, c'e un sottobosco di persone che lucrano su questa cosa facendo leva sull'impossibilità dei piccoli ristoratori di gestire in proprio il rimborso. Per ultimo sono arrivati gli appalti per la fornitura dei ticket ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. E via di questo passo; una grande abbuffata il tutto a carico dei consumatori/dipendenti. A chi giovava tutto questo marchingegno. Ma c'era veramente bisogno di questa cosa? Dico io, non si può prevedere un'indennità di ¤. 6,00 quale rimborso mensa esente da tasse? Il dipendente si troverebbe in busta soldi veri da spendere a suo piacimento, il datore di lavoro non avrebbe nessun aggravio, e lo stato non perderebbe alcuna imposta. Certo le multinazionali avrebbero un notevole danno economico temo che il vero freno alla risoluzione del problema sia principalmente questo. Grazie per l'attenzione
Luciano, da Desio

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