Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

7 dicembre 2006
Domanda 7 dicembre 2006
Gentile settore Legale Aduc, mi chiamo Alberto e risiedo a Moncalieri in provincia di Torino. In questi giorni ho ricevuto una comunicazione da parte dell'Ufficio Tecnico del mio Comune che mi chiede di adattare il mio impianto di riscaldamento in quanto in contrasto con il D.P.R. 412/93, D.P.R. 551/99. Legge 10/91. Per precisare la situazione descrivo gli antefatti. A seguito dell'acquisto dell'alloggio dove risiedo, avvenuto nel marzo 2004, ho provveduto ad una ristrutturazione interna comprensiva della posa a nuovo dell'impianto di riscaldamento in precedenza inesistente. L'alloggio in questione e' inserito all'interno di una piccola palazzina dei primi anni del '900. Per cio' che concerne tutta la posa mi sono affidato ad un installatore termo idraulico che, alla fine del lavoro ha provveduto a rilasciare regolare certificazione di conformita' come previsto dalla legge. In relazione alle condizione dell'edificio, ovviamente di concezione ormai obsoleta rispetto alle caratteristiche con cui vengono costruite le nuove abitazioni, il termoidraulico mi ha garantito che, dopo accurata indagine presso un uffcio di progettazione di impianti termici, lo scarico della nuova caldaia di tipo : "A Condensazione", poteva regolarmente essere installato in facciata, senza dover obbligatoriamente essere disposta con tubo di scarico all'interno di una vecchia canna fumaria esitente all'interno della palazzina ma in condizioni non note all'idraulico in merito ad eventuali ostruzioni. Rispettando le dovute distanze dello scarico dalle finestre e dai balconi tutto sembrava essere assolutamente rispettoso delle normative in vigore. A seguito di una lamentazione da parte del mio vicino che, osservando nel periodo invernale una naturale condensa dei fumi di scarico emessi dal mio impianto, dovuti per lo piu' allo sbalzo termico a cui sono soggetti i fumi all'atto dell'emissione in aria, ho ricevuto un sopralluogo dell'impianto da aprte dell ufficio Arpa di zona e del geometra dell'Ufficio Tecnico del Comune. Rendendosi conto della correttezza con cui ho sempre cercato di effettuare ogni operazione gli stessi tecnici evidenziavano la natura pretestuosa del vicino ma mi comunicavano a seguito di tale formalita' di dover procedere come previsto per legge. Durante questi sette mesi ho piu' volte interpellato l'Ufficio Tecnico che mi comunicava di non aver definito alcuna contestazione in quanto il mio caso appariva loro quale prima segnalazione su impianto domestico e quindi necessario di ttutte le valutazioni per stabilire un unico comportamento che il Comune avrebbe adottato in situazione analoghe in futuro. Sentito ulteriormente il mio termoidraulico durante tutta questa vicenda, lui a piu' riprese si e' sempre difeso garantendo di aver fatto tutti gli accertamenti possibili prima dell'installazione e di aver ricevuto il nulla osta sulla disposizione del mio impianto direttamente da un ingegnere che opera privatamente nella realizzazione di progetti di impianti termici. Come previsto per legge la certificazione di conformita' in mio possesso e' relativa esclusivamente alla posa dei tubi e non definisce nulla in merito alla regolarita' dello scarico della caldaia. La caldaia installata, detta a condensazione, cioe' a basso tenore di NOx, e' particolarmente parsimoniosa nei consumi di gas e a seguito di un particolare processo di ricircolo dei gas di scarico lo e' anche rispetto agli elementi inquinanti. Tale tipo di caldaia nettamente piu' costosa di una tradizionale, viene installata esclusivamente per la disposizione di un impianto termico a pavimento. Nel mio caso e' stata installata, pur avendo un impianto con radiatori tradizionali, solo per garantire la correttezza allo scarico in quanto in uscita in facciata, quindi, in modo da non arrecare nessun tipo di fastidio al vicinato oltre al rispetto delle distanze del tubo dalle finestre e dai balconi come gia' detto. Cosi' adesso dopo aver cercato di provvedere nel modo piu' corretto possibile all'installazione di questo impianto, mi trovo a dover ipotizzare delle modifiche sicuramente onerose e probabilmente ingiustificate. A questo punto la mia posizione e' di un condomino assolutamente infastidito da questa somma di iniquita'. Vorrei cosi' conoscere se la disposizione di procedimento ricevuta non resta, con tutti gli oneri a me imputati l'unica via da percorrere o se posso appellarmi a qualche deroga o eventualmente alla mancata puntualita' nella comunicazione, dal momento che il sopralluogo tecnico dell'Arpa e dell' Ufficio Tecnico e' stato compiuto presso la mia abitazione, in data 11 maggio 2006. Spero di poter ricevere da parte Vostra alcune chiarificazioni ed eventuali indicazioni. Grazie per l'attenzione prestatami. Cordiali saluti.
Alberto

Risposta ADUC
Non siamo in grado di darle un parere tecnico, primo perche' non siamo tecnici, secondo perche' per farlo non basterebbe la sua -sebbene lunga- relazione che ci ha inviato, ma sarebbe indispensabile un sopralluogo fisico. Le possiamo solo dire che i tempi ci sono tutti e sono regolari e che lei ha tutti gli elementi per rifarsi contro chi le ha installato questa caldaia. Nel caso non fosse possibile in termini bonari, dovrebbe ricorrere ad una messa in mora: clicca qui
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