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Cara ADUC

Lettera del consumatore

20 novembre 2006
Domanda 20 novembre 2006
Buongiorno. Da circa ventisei anni (ora ne ho trentasei), soffro di depressione clinica, o depressione maggiore, come negli ultimi anni è stata classificata [DSM IV], derivante da ripetuti abusi fisici e psicologici da parte dei miei genitori, che si sono protratti per lunghi, lunghi anni, sino a molto dopo la pubertà. Ciò ha comportato in me la comparsa precoce di una dolorosissima sintomatologia depressiva oltre a tutta una serie di altri disturbi, sia fisici (dolori vari, capogiri, cefalee, etc.), sia psicologici (ansia, tensione, panico, irritabilità, incubi, derealizzazione). Da tempo mi sono reso conto di non essere più "adatto alla vita": la mancanza di speranza, di serenità, gli incubi, la tristezza immensa, l'ansia, il terrore e tutto ciò che ancora questa patologia comporta, mi rendono, di fatto, impossibile continuare a vivere con serenità, nonché continuativamente sottoposto ad un dolore morale così intenso e profondo da essere peggiore del peggiore dei dolori fisici. Ho provato numerose molecole antidepressive, dai "vecchi" triciclici ai più nuovi SSRI, SNRI, NASSA etc. Gli effetti di tali farmaci sul mio stato d'animo sono sempre stati labili e blandi: non ho mai goduto di un reale, sostanziale e soprattutto, duraturo beneficio. Oltre a tali fattori "soggettivi", ve ne sono altri reali, oggettivi: da circa cinque anni non lavoro, convivo con la mia compagna ed entrambi sosteniamo sacrifici enormi pur di arrivare a fine mese...il senso di colpa mi divora... Ho bussato a più porte. La mia professione sino all'ottobre del 2001, era quella di liquidatore assicurativo, impiegato presso la direzione sinistri di una grande compagnia assicurativa, operante su tutto il territorio nazionale. Da quando ho perso il mio lavoro, ho inviato curricola un po' ovunque, prediligendo, ovviamente, l'ambito assicurativo, ma non scartandone altri, magari dotati di minor "prestigio". In ogni caso, i curricola da me spediti con posta elettronica, cartacea o portati direttamente in loco ove era possibile, o addirittura pagando per avere la certeza che fossero visionati dalle aziende cui erano destinati, non hanno sortito alcun effetto. La mia compagna, a propria volta, è malata di Morbo di Basedow, ed è mio compito aiutarla, pur nei limiti imposti dalla mia malattia, nello svolgimento delle consuete attività quotidiane. Ora non ce la faccio più. A trentasei anni, nonostante le conoscenze informatiche dichiarate nei curricola, nonostante le precedenti esperienze lavorative, nonostante il mio livello di cultura non sia da buttare, nessuno, ripeto nessuno, si è più degnato di offrirmi un lavoro. Quindi... sto già morendo lentamente, sono solo un fantasma del quale nessuno più si accorge. Non solo. Se vogliamo, "civilmente", sono già morto. Per questo, per la mancanza anche oggettiva di un futuro, vi chiedo se ci sono, in Italia, Europa o negli Stati Uniti, associazioni che si occupino di praticare l'eutanasia su pazienti depressi, poveri, senza futuro e senza più alcuna prospettiva di poter vivere dignitosamente. Vi pregherei di rispondere il prima possibile. Sono stanco di non-vivere... abbiate pietà di me. Cordiali saluti. Grazie.

Risposta ADUC
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