Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

18 ottobre 2006
Domanda 18 ottobre 2006
Gentile redazione vi scrivo per complimentarmi con un vostro consigliere Pietro Yates Moretti del quale ho letto un articolo pubblicato su internet relativo all' abolizione dell'obbligo di valersi di un avvocato che condivido in tutte le sue parti. Da una associazione a difesa dei consumatori ci si aspetta che vengano intraprese azioni concrete finalizzate alla salvaguardia dei loro diritti. La proposta di legge a cui fa riferimento l'articolo mi sembra che rappresenti una azione coraggiosa che probabilmente susciterà unitamente al decreto Bersani le ire dell' ordine degli avvocati ma che renderà sicuramente l'apparato della giustizia più accessibile al cittadino comune che sia per i motivi ben sottolineati nel citato articolo che per l'assoluta incertezza e ambiguità riguardo al costo di una azione giudiziaria od extragiudiziaria finiscono per subire torti e soprusi. A questo proposito vorrei citare una esperienza personale difatti poco prima di leggere il suddetto articolo ho rivevuto una raccomandata da un legale il quale mi chiede la somma di 370 euro per la sua assistenza legale di fatto assolutamente improduttiva. Premetto che avendo un serio problema relativo ad una locazione che mi ha procurato danno e disagi per diversi anni, mi sono rivolto alcune volte a questo legale in quanto associato del Sunia convinto che queste conversazioni rappresentassero un assistenza legale garantitami in quanto associato. A scanso di equivoci comunque ho affrontato l' argomento tariffe ricevendo sempre risposte vaghe ed evasive. Senza che mi venisse mai formulata una richiesta di denaro. Anche in relazione al costo di una eventuale azione giudiziaria mi veniva semplicemente quantificato l'acconto necessaria per intraprenderla, ma mai il costo finale e queste neppure in termini approssimativi. Di conseguenza ho effettivamente indugiato nell' intraprendere una azione che sarebbe stata necessaria per rendere abitabile la casa che ho in locazione ed ho perpetuato la condizione di disagio limitandomi a chiudere la stanza resa insalubre da muffe ed umidità. Condizione accertata anche dalla ASL e dall' ufficio ambiente del comune che intimava l' esecuzione dei lavori con una lettera indirizzata alla prorietaria della quale si sono fatti beffe. I suoi consigli e le sue valutazioni sull'orientamento del giudice delle locazioni inoltre mi hanno dissuaso dal valermi di un diritto sancito nel codice civile e ribadito in numerose sentenze della corte di cassazione ed ho per anni continuato a pagare il canone per una stanza che ero stato costretto a chiudere. Questo legale non mi ha mai incoraggiato ad intraprendere una azione legale, anche se ora asserisce l'esatto contrario facendomi dubitare della sua sincerità, ed anzi ha alimentato i miei dubbi prospettandomi l' imponderabilità delle spese a cui sarei andato incontro a seguito di un eventuale azione giudiziaria. Sia questi termini evasivi che altri fattori mi hanno indotto quindi a rinunciare a servirmi di questo legale per una eventuale futura azione giuduziaria ed a conferirgi a questo proposito un regolare mandato. Nel ribadire il mio plauso per la vostra iniziativa vi chiedo se sono effettivamente obbligato a corrispondere questa somma e come posso a questo punto(ho uno sfratto esecutivo per finita locazione) valermi del mio diritto ad essere risarcito del danno subito. Ringraziandovi anticipatamente e chiedendovi come posso rimanere aggiornato relativamente alla suddetta proposta di legge vi invio i miei cordiali saluti.

Risposta ADUC
Ringraziamo della sua lettera. Per rivalersi con il suo avvocato, dovra' dimostrare che le ha prodotto un danno. Potra' seguire due strade:
1. Esposto all'ordine degli avvocati della sua provincia
2. Lettera di messa in mora al suo avvocato in cui chiede il risarcimento del danno:
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