Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
1 settembre 2006
Vi allego la lettera che pochi giorni fa' mia mamma ha inviato al Governo e al presidente della Repubblica, della Camera e del Senato. In questi giorni, come del resto avviene ormai tutti gli anni, si fa un gran parlare di pensioni e immancabilmente ogni anno ci si mette mano ma soltanto per peggiorare le condizioni in vigore ma mai nessuno ha il coraggio di affrontare la questione previdenziale in maniera complessiva anche affrontando le "Iniquita'" per superarle. La Previdenza viene vista come una "spesa da ridurre" e inevitabilmente ci si trova di fronte a penalizzare milioni di cittadini lasciando pero' inalterati i privilegi, come le famose pensioni d'oro, le pensioni ai parlamentari, le pensioni erogate a persone che possono godere di altri redditi d'oro e/o di una certa entita'. In tutte queste operazioni di tagli ci si e' completamente dimenticati che nel lontano 1990, l'allora Governo Amato aveva fatto la sua riforma in merito che prevedeva tra l'altro la sospensione della pensione sociale a quelle persone che avevano un "Reddito Familiare annuo" di 18 milioni di lire lorde, diventate oggi 9 mila Euro lordi. Naturalmente non c'e' solo questa iniquita' ma cio' non significa che ci si debba dimenticare che migliaia di anziani sono costretti a vivere in modo indecente dopo i sacrifici di tutta una vita. Questo tetto di reddito del nucleo familiare a distanza di 16 anni non e' mai stato rivisto. Su questo problema mi permetto di allegarvi la lettera di mia madre. Non credo sia necessario aggiungere ulteriori commenti. Spero tanto a un interessamento del problema da parte di tutti, Governo, Parlamento, Associazioni, Sindacato, ecc. Un saluto.
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Gentilissimo signor Presidente del Consiglio, Lei certamente non mi conoscera', quindi mi faro' conoscere io raccontandoLe brevemente la mia storia. Mi chiamo Giovanna e sono nata a Vittoria (RG). Nel 1960, come tanti altri, siamo partiti per Milano in cerca di lavoro io, mio marito e i nostri tre figli. Nel 1961 ho iniziato a lavorare portando due figli a scuola e uno all'asilo. Certo Lei immaginera' i sacrifici! Ho lavorato per otto anni in fabbrica versando regolarmente anche i contributi previdenziali. Per motivi di salute (artrosi, pressione alta e i figli) non ce l'ho fatta piu' e sono stata costretta a ritirarmi dalla fabbrica aiutando ugualmente l'economia della famiglia, oltre che a curare i figli e a badare alla casa, facendo qualche riparazione di sartoria. La speranza che mi accompagnava e' stata quella di poter contare, a 65 anni, della pensione sociale che, insieme alla pensione di mio marito, potesse garantirci una vecchiaia dignitosa. Dopo 30 anni, nel 1990 siamo tornati in Sicilia grazie al pensionamento di mio marito. Purtroppo la speranza che mi aveva accompagnato negli anni trascorsi svaniva nel nulla per via di una delle tante modifiche alla previdenza che sono avvenute in quegli anni e che sicuramente Lei ricordera': - Se il nucleo familiare superava un reddito annuo di 18 milioni di lire lordi veniva sospesa la pensione sociale.
Inizialmente, negli anni con la pensione di mio marito (circa 20 milioni di lire lordi) riuscivamo a vivere con dignita', naturalmente senza eccessi. Successivamente, quando il tetto dei 18 milioni lordi e' stato automaticamente tramutato in 9 mila Euro lordi, le cose sono precipitate. Ella potra' sicuramente immaginare le enormi difficolta' a cui ci siamo trovati di fronte. Sono stata costretta, anche in Sicilia, a continuare con le riparazioni di sartoria. Un giorno ho avuto un distacco della retina dell'occhio destro. Ho subito tre operazioni e, tra punture di cortisone, visite mediche e spese farmaceutiche, ho dovuto terminare anche le riparazioni di sartoria. Un passo da sola non lo posso fare perche' da lontano il gradino lo vedo ma quando sono vicina non lo vedo piu'. Purtroppo sono caduta diverse volte procurandomi anche delle fratture. Non ci vedo piu' al punto che sono stata riconosciuta invalida al 100% ma, per via della citata modifica previdenziale, mi viene negato il diritto alla pensione di invalidita'. Signor Presidente del Consiglio, come si puo' vivere con la sola pensione di mio marito di circa 12 mila Euro lordi all'anno? Perche', nonostante le varie riforme previdenziali avvenute successivamente, il drastico abbassamento del potere d'acquisto avvenuto negli ultimi anni, nessuno ha mai pensato almeno di rivedere il tetto dei 9 mila Euro lordi, in quanto non piu' adeguato? Ella sapra' che in questi anni e' aumentata la bolletta della luce, del gas, del telefono, dell'acqua; Ella sapra' anche che fare la spesa oggi costa il doppio di 15 anni fa, quando era stato fissato il tetto di reddito sopraccitato. Ella capira' quanto difficoltoso e' per la mia famiglia comprare un paio di scarpe, un vestito, ecc. Intuira' pure che, per me e mio marito, e' proibito andare a mangiare una pizza in quanto e' per noi diventato un lusso. Tutto questo mi succede nonostante abbia versato per otto anni i contributi previdenziali e nonostante che in tutta la nostra vita abbiamo fatto sempre il nostro dovere. Alle mie difficolta' vedo invece intorno a me tanto spreco, tanti abusi, tanti privilegi e tante ingiustizie. Mi scusi se ho raccontato a Lei un pezzo della mia storia e dei miei lamenti. Come me certo ce ne saranno tanti altri e magari con altri problemi piu' grossi, ma con i valori di solidarieta' che contraddistinguono Lei e il Suo Esecutivo, veda cosa si puo' fare per trovare soluzione a questa iniquita'. Penso che a 78 anni la pensione sociale, alle condizioni descritte, nel nostro paese dovrebbe essere un diritto e non un privilegio. RingraziandoLa, un caro saluto.
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Gentilissimo signor Presidente del Consiglio, Lei certamente non mi conoscera', quindi mi faro' conoscere io raccontandoLe brevemente la mia storia. Mi chiamo Giovanna e sono nata a Vittoria (RG). Nel 1960, come tanti altri, siamo partiti per Milano in cerca di lavoro io, mio marito e i nostri tre figli. Nel 1961 ho iniziato a lavorare portando due figli a scuola e uno all'asilo. Certo Lei immaginera' i sacrifici! Ho lavorato per otto anni in fabbrica versando regolarmente anche i contributi previdenziali. Per motivi di salute (artrosi, pressione alta e i figli) non ce l'ho fatta piu' e sono stata costretta a ritirarmi dalla fabbrica aiutando ugualmente l'economia della famiglia, oltre che a curare i figli e a badare alla casa, facendo qualche riparazione di sartoria. La speranza che mi accompagnava e' stata quella di poter contare, a 65 anni, della pensione sociale che, insieme alla pensione di mio marito, potesse garantirci una vecchiaia dignitosa. Dopo 30 anni, nel 1990 siamo tornati in Sicilia grazie al pensionamento di mio marito. Purtroppo la speranza che mi aveva accompagnato negli anni trascorsi svaniva nel nulla per via di una delle tante modifiche alla previdenza che sono avvenute in quegli anni e che sicuramente Lei ricordera': - Se il nucleo familiare superava un reddito annuo di 18 milioni di lire lordi veniva sospesa la pensione sociale.
Inizialmente, negli anni con la pensione di mio marito (circa 20 milioni di lire lordi) riuscivamo a vivere con dignita', naturalmente senza eccessi. Successivamente, quando il tetto dei 18 milioni lordi e' stato automaticamente tramutato in 9 mila Euro lordi, le cose sono precipitate. Ella potra' sicuramente immaginare le enormi difficolta' a cui ci siamo trovati di fronte. Sono stata costretta, anche in Sicilia, a continuare con le riparazioni di sartoria. Un giorno ho avuto un distacco della retina dell'occhio destro. Ho subito tre operazioni e, tra punture di cortisone, visite mediche e spese farmaceutiche, ho dovuto terminare anche le riparazioni di sartoria. Un passo da sola non lo posso fare perche' da lontano il gradino lo vedo ma quando sono vicina non lo vedo piu'. Purtroppo sono caduta diverse volte procurandomi anche delle fratture. Non ci vedo piu' al punto che sono stata riconosciuta invalida al 100% ma, per via della citata modifica previdenziale, mi viene negato il diritto alla pensione di invalidita'. Signor Presidente del Consiglio, come si puo' vivere con la sola pensione di mio marito di circa 12 mila Euro lordi all'anno? Perche', nonostante le varie riforme previdenziali avvenute successivamente, il drastico abbassamento del potere d'acquisto avvenuto negli ultimi anni, nessuno ha mai pensato almeno di rivedere il tetto dei 9 mila Euro lordi, in quanto non piu' adeguato? Ella sapra' che in questi anni e' aumentata la bolletta della luce, del gas, del telefono, dell'acqua; Ella sapra' anche che fare la spesa oggi costa il doppio di 15 anni fa, quando era stato fissato il tetto di reddito sopraccitato. Ella capira' quanto difficoltoso e' per la mia famiglia comprare un paio di scarpe, un vestito, ecc. Intuira' pure che, per me e mio marito, e' proibito andare a mangiare una pizza in quanto e' per noi diventato un lusso. Tutto questo mi succede nonostante abbia versato per otto anni i contributi previdenziali e nonostante che in tutta la nostra vita abbiamo fatto sempre il nostro dovere. Alle mie difficolta' vedo invece intorno a me tanto spreco, tanti abusi, tanti privilegi e tante ingiustizie. Mi scusi se ho raccontato a Lei un pezzo della mia storia e dei miei lamenti. Come me certo ce ne saranno tanti altri e magari con altri problemi piu' grossi, ma con i valori di solidarieta' che contraddistinguono Lei e il Suo Esecutivo, veda cosa si puo' fare per trovare soluzione a questa iniquita'. Penso che a 78 anni la pensione sociale, alle condizioni descritte, nel nostro paese dovrebbe essere un diritto e non un privilegio. RingraziandoLa, un caro saluto.
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