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Cara ADUC

Lettera del consumatore

27 luglio 2006
Domanda 27 luglio 2006
NEL 1996 SONO STATO DICHIARATO FALLITO QUALE SOCIO DI UNA SOCIETa' NON PIu' ATTIVA DA 10 ANNI E PER UN DEBITO MODESTO, SENZA AVER AVUTA MAI AVVISO PRIMA DELL'ISTANZA DI FALLIMENTO (tentativo di notifica ad un vecchio indirizzo risultante dagli atti della societa'); a nulla e' servita l'opposizione al fallimento: i miei beni (automobili, mobili, titoli azionari non quotati) sono stati venduti a meno dell' 1% del loro valore, le mie disponibilita' in conto corrente bancario sono state bloccate dal curatore cosicche' anche tre assegni di piccoli importo sono finiti protestati. Comunque il fallimento e' stato definitivamente chiuso nel 1999 e sono stato anche riabilitato. Pero' a tutt'oggi nessuna banca ne' le poste accettano di aprire un conto corrente a mio nome (neppure la forma senza assegni), cosa che mi crea non poca difficolta' per l'incasso di somme dovutemi per la mia attivita' di agente immobiliare (abusivo, dacche' il fallimento ha comportato per legge la cancellazione dall'albo cui ero prima iscritto), somme sin qui pagatemi di regola con assegni che ho incassato tramite altra persona (che per il servizio si trattiene una "commissione" minima di 100 euro per assegno) che mi consegna i soldi anche piu' di 15 giorni dopo l'effettivo incasso (altri nella mia situazione ricorrono a moglie, nonne, zie, ecc. che io non ho). Ho provato in tutti i modi con diverse banche a pretendere il pagamento degli assegni allo sportello presso cui sono stati tratti, ma tutte si sono sempre espressamente rifiutate. Ho chiesto a CRIF l'aggiornamento delle banche dati con la cancellazione della menzione del fallimento a seguito dell'intervenuta riabilitazione, ma mi e' stato risposto che il dato (sentenza di fallimento), pur presente in banca dati, non viene comunicato per legge a nessuno dal marzo 2005 e quindi nulla c'e' da aggiornare. In realta', ad una nuova richiesta di apertura di conto corrente, ho avuto la risposta di essere persona sgradita per la banca proprio per la presenza della vecchia sentenza di fallimento. Se volessi riscrivermi all'albo dei mediatori (cosa cui avrei ora diritto solo rifacendo di nuovo il corso e la pratica, dato che non si effettuano reiscrizioni dopo cinque anni) avrei anche il problema che il decreto legge "Bersani" in corso di conversione obbliga al pagamento anche delle provvigioni dei mediatori (superiori a 100 euro) solo tramite bonifico bancario: e come potrei ricevere un bonifico che ora per legge potrebbe essere intestato solo a mio nome se non trovo nessuna banca (e neppure la posta) disposta ad aprirmi un conto corrente? Sono da anni anche legale rappresentante di una societa' che, pur avendo margini per operare, di fatto e' costretta a cedere contratti ad altre societa' solo perche' io non riesco ad aprire un conto corrente neppure per la societa'. Dato che, come mi ricordano banche e posta, avere un conto corrente non e' un mio diritto, ma solo un servizio che loro forniscono solo a persone o societa' di loro interesse e gradimento, come posso risolvere il problema? Se ora per ogni professionista avere un conto corrente e' un obbligo di legge, come posso adempiere io a quest'obbligo se ridiventassi professionista regolare? Il problema e' anche di altri professionisti, ed io personalmente ho visto diverse imprese edili costrette a rifiutare interventi di restauro perche' la legge fiscale impone ai proprietari che per dedurne il 36 % (o il 41%) fiscalmente, devono dimostrare il pagamento esclusivamente tramite bonifico bancario. Perche' per un protesto od un disguido qualsiasi milioni di italiani sono impossibilitati a svolgere attivita' economiche anche dopo molti anni? Non e' anche questa gravissima limitazione alla liberta' economica dei cittadini tutelata dalla costituzione? Forse Bersani o qualcun altro ci puo' dire dove si possono aprire i conti correnti bancari che diventano sempre piu' indispensabili?
Renzo, da Masi

Risposta ADUC
Purtroppo non sapremmo come aiutarla, dal momento che le banche fanno davvero quello che credono proprio perche' istituti privati che non operano in regime di monopolio (come i bar e i benzinai). Se anche in astratto con il Decreto Bersani si potrebbe profilare un nuovo obbligo a contrarre perche' necessario per legge all'esercizio di un diritto, quale giudice mai, ad oggi, potrebbe intimarlo e a chi, dal momento che non esistono istituti di credito ad hoc? Le consigliamo di procurarsi la prova scritta (lettera racc.ar di richiesta) o testimoniale che nessuna banca le fa un contratto e fare la propria attivita' legittima e corretta. I passaggi di denaro contante avranno la giustificazione che lei si sara' cosi' procurato, si difendera' allora. Sappiamo che e' soluzione pericolosa, ma non ne vediamo altra.
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