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Cara ADUC

Lettera del consumatore

12 luglio 2006
Domanda 12 luglio 2006
Salve, nel caso che mia cognata abbia venduto un'autovettura, solo con scrittura privata, in quanto l'acquirente si era impegnato ad effettuare il passaggio in pochi giorni, cosa che non ha fatto perche' dopo circa un anno... e' stata sequestrata a terze persone da lui affidatagli... e successivamente confiscata per reato penale (allego mia dichiarazione) e, qualche giorno fa alla proprietaria, gli e' stata notificata una cartella di pagamento per un verbale non pagato, per un infrazione commessa in data 04/04/2001, da questa persona che ne era alla guida e che non ha pagato il verbale. Ora vi chiedo: deve pagarlo mia cognata il verbale? Non c'e' nessuna scappatoia? Ne ho gia' pagata un'altra, devo pagare anche questa??? Dichiarazione: "Io sottoscritto Finanziere Scelto Polito Fabio, in servizio presso il Comando in intestazione, dichiara quanto segue: nel mese d'agosto dell'anno 2000, in seguito al mio trasferimento a Roma, mia cognata mi delegava alla vendita della sua autovettura tipo "LANCIA K", targata "AD032TH", ritenendo che in una grande citta' avrebbe avuto piu' possibilita' di venderla. Dopo aver provveduto a far pubblicare diversi annunci su vari giornali specializzati, venivo contattato da varie persone, una delle quali, interessata all'acquisto, mi faceva molte domande personali, per sapere chi fossi e dove abitassi, in quanto asseriva di abitare nella mia stessa zona, quindi prendevamo un appuntamento direttamente a casa sua. Presentatosi, come Mario Paparusso, parlammo del piu' e del meno, e nei vari discorsi gli dissi che ero un Finanziere; lui mi diceva tra l'altro di essere un Ispettore della Polizia di Stato in prepensionamento, mostrandomi per pochi attimi una specie di porta tesserino con relativo stemma. Rappresentando la mia richiesta di lire 15.000.000 per la vendita dell'auto, lui faceva presente che non aveva problemi di soldi poiche' asseriva di essere un commerciante e di avere a Roma varie attivita', e quindi d'avere la pronta disponibilita' di contante in qualunque momento. Per quello che erano le mie possibilita' e le mie ancor poche conoscenze nella zona m'informavo sommariamente sulla persona ma non emergevano alcuni dati allarmanti che potessero farmi preoccupare od insospettire, quindi ritenendola fidata. Dopo qualche giorno lo stesso si presentava a casa mia dicendomi: "ma tu la macchina la vuoi vendere, si' o no"? Al che gli rappresentavo che sulla macchina, tra l'altro intestata a mia cognata, gravava il prestito fatto da una finanziaria e che per fare il passaggio di proprieta' bisognava prima estinguere anticipatamente il debito e farsi poi rilasciare lo "svincolo". Lui rispondeva nuovamente che non c'erano problemi di soldi e di voler portare a termine al piu' presto la compravendita in quanto era senza macchina. L'indomani stesso io d'accordo con la diretta proprietaria del mezzo, prendevo contatto con la finanziaria (Linea S.p.A. di Milano) chiedendo che al piu' presto fossero fatti i relativi conteggi per quantificare il debito residuo per l'estinzione anticipata. Quest'ultima dopo qualche giorno e dopo qualche sollecito da parte nostra ci contattava, comunicandoci che il debito, alla data del 10 maggio 2000 ammontava a circa lire 8.700.000, cosi' lo riferivo al signor Paparusso, il quale diceva che andava bene, quindi ci accordavamo per la compravendita e mi diceva che sarebbe tornato per formalizzare il tutto. Successivamente si presentava di nuovo a casa mia ripetendomi la frase: "Ma tu la macchina la vuoi vendere, si' o no"? E mi diceva che se mi fossi fidato, se la sarebbe potuta portare via anche subito lasciandomi uno o piu' l'assegni. Al che io, messo alle strette, anche dal fatto che non si riusciva a trovare un acquirente gli dicevo che andava bene. Cosi' seduti a "tavolino" tirava fuori un libretto di assegni emettendone subito uno di 8.700.000 lire (assegno della Banca Nazionale dell'Agricoltura n° 7501919549-07 al 10.05.2001 - C.A.B. 3328-2 c.c. n° 6307 B - e dicendo che l'importo restante, o in contante o a mezzo assegno per raggiungere il prezzo pattuito (15.000.000 di lire) me l'avrebbe portato successivamente dato che aveva terminato il blocchetto e lui stesso improntava e sottoscriveva in carta semplice sotto la fotocopia della propria Carta d'identita' una dichiarazione privata ove si citava l'assegno e s'impegnava a portare a termine la compravendita e prendendosi la responsabilita' civile e penale per qualunque fatto fosse potuto accadere, cosi' gli consegnavo l'autovettura completa di documenti di circolazione e due mazzi di chiavi. L'assegno emesso, tra l'altro a nome di Paparusso Emanuele (il figlio), veniva cosi' spedito con Raccomandata A.R. alla Finanziaria chiedendo che successivamente al buon fine venisse rilasciato al piu' presto lo "svincolo" per poi effettuare il passaggio di proprieta'. Giunti quasi alla scadenza dell'assegno di lire 8.700.000, telefonavo piu' volte alla Finanziaria chiedendo se avessero provveduto ad effettuare i conteggi da noi richiesti e, in uno degli ultimi contatti telefonici con quest'ultima, la signorina si alterava dicendomi "ancora con questa storia dell'assegno..?!" Al che non capendo il perche' della reazione sproporzionata gli chiedevo spiegazioni e mi rispondeva "ma lei non ha gia' chiamato stamattina chiedendo di bloccare l'assegno..?!" Cosi' sbalordito del fatto e sapendo di non aver fatto quella telefonata, insospettito, chiedevo "ma chi e' che ha telefonato?" Mi rispondeva che qualcuno spacciandosi per il cugino dell'intestataria del mezzo (mia cognata) aveva chiamato, chiedendo appunto di bloccare l'assegno, di non mandarlo all'incasso, perche' non sarebbe andato a buon fine. Allarmato dalla strana telefonata gli dicevo di non considerare tale telefonata e che immaginavo chi potesse averla fatta e di mandare immediatamente all'incasso l'assegno. Cosi' avveniva, e, dopo qualche giorno la Finanziaria mi contattava dicendomi che gli era tornato "impagato" e che come da prassi lo avrebbero ripresentato per il pagamento. Nel frattempo chiedevo spiegazioni al signor Mario Paparusso in merito, il quale ammetteva d'aver telefonato lui in quanto stava avendo dei problemi di soldi ma di stare tranquillo che alla seconda presentazione sarebbe andato a buon fine e che non avrebbe mai messo in mezzo ai guai il figlio. E cosi' dopo svariati giorni, finalmente l'assegno veniva pagato e, la Finanziaria, su precedente richiesta c'inviava prima via fax e poi per posta lo "svincolo". Successivamente, informavo di quanto sopra il signor Paparusso e ricordavo lui che bisognava fare al piu' presto il relativo passaggio di proprieta', ma questo ogni volta trovava qualche scusa per non farlo e per prendere tempo. Cosi' facendo passavano molti mesi nei quali, sempre assieme a mia moglie, andavamo costantemente da lui, sia a casa che al Ristorante di proprieta' di qualcuno della sua famiglia, denominato "Il Tempio" e situato sul lungomare di Tor San Lorenzo, una frazione del comune di Ardea (RM), a chiedergli la restante somma di lire 6.300.000. ogni volta ci veniva chiesto di ritornare e cosi' passava altro tempo. Poi in due sere diverse dopo aver insistito molto, mi veniva data, per suo conto, in contanti, dalla moglie, la somma di 300.000 lire e dalla suocera di 200.000 lire, cosi' il suo debito residuo nei miei confronti scendeva a 5.800.000 lire. Da allora ogni volta che tornavo da lui, sempre a distanza di tempo, mi veniva dato come pagamento, "salvo buon fine", un assegno, poi un altro e poi un altro ancora. (tutti emessi da terze persone ed intestate ad altri e girati, ma mai da lui). Di questi, tutti regolarmente versati sui miei conti correnti, sia alla Banca di Roma di Viale XXI aprile (Ag. 159) che al Credito Italiano (Sportello di Circonvallazione Cornelia, 130), non ne andava a buon fine nessuno, finendo protestati e/o impagati e passava cosi' altro tempo. Dopo qualche giorno, dopo l'ennesima discussione, c'incontravamo nuovamente, e, stavolta diceva che m'avrebbe potuto fare degli effetti cambiali pari al debito totale residuo di 5.800.000 lire, con diverse scadenze. Io m'informavo prima con qualcuno se fosse stato il caso di accettarli e cosi' gli dissi che andava bene, almeno avrei avuto delle cose firmate da lui. Cosi' egli acquistava sei effetti cambiali dal costo di 12.000 lire cadauno, del valore di un milione di lire, li firmava, vi apponeva l'importo e ad ognuna la relativa scadenza e cioe': la prima a fine ottobre 2001, la seconda a novembre 2001, la terza a dicembre 2001, la quarta a gennaio 2002 e le ultime due a fine febbraio 2002 e me li consegnava. Verso la fine del mese di agosto 2001, una mattina, dopo l'esito dell'ennesimo assegno andato male, mi presentavo al suo ristorante chiedendo lui dove fosse finita l'autovettura dato che da tempo non la vedevo piu' in giro ed inoltre era nato in me il sospetto che l'avesse a mia insaputa venduta a terzi. Al che, alterato, mi rispondeva: "guarda, ti devo dire la verita' che fino ad ora non ti ho detto per non preoccuparti inutilmente. Comunque e' successo che dopo aver prestato la macchina ad un ragazzo che lavora per me, al suo rientro dall'estero, al confine, nei pressi del valico di Tolmezzo (UD), verso la fine di luglio 2001, e' stato fermato dalla Polizia di Frontiera italiana, la quale gliel'ha sequestrata in quanto a bordo viaggiava una seconda persona sprovvista di documenti e quindi considerata clandestina. Gli chiedevo dove esattamente fosse accaduto, per poter fare dei riscontri personali, mi rispondeva di non saperne molto ma mi dava il recapito telefonico (il cellulare) di un certo avvocato Dello Monaco Domenico di Roma dicendomi di contattarlo e cosi' avrei avuto piu' informazioni. Cosi' telefonavo subito dopo rintracciandolo, facendomi dare il telefono dello studio e prendendo direttamente appuntamento. Una volta allo studio, l'avvocato, mi raccontava piu' o meno la stessa storia e cioe' che il fatto era accaduto in data 25 luglio 2001 alle ore 23,30, con la sola differenza che il "clandestino" era stato, anche se per un solo giorno, arrestato e che la macchina si trovava sotto sequestro e che era stata affidata ad un certo signor Trinchero Giuseppe di Tolmezzo (UD). Mi diceva inoltre che la prossima mossa da fare era quella di presentare istanza di dissequestro e, se accettata, qualcuno si sarebbe dovuto recare li' per ritirarla. Consultatomi anche con mia cognata, decidevamo che se l'istanza gli fosse stata accettata avremmo comunque delegato esclusivamente il signor Paparusso Mario, cosi' che risultasse dagli atti il diretto responsabile dato che ce l'aveva lui come si evinceva dalla dichiarazione sottoscritta. Nel contempo verificavo via telefono la presenza dell'autovettura in questo Deposito Giudiziario. Il titolare di quest'ultimo mi premetteva che doveva controllare e che poi mi avrebbe fatto sapere, e, che comunque avrei dovuto formalizzare la richiesta inviandogliela via fax ed aggiungeva inoltre che da esperienza personale, sarebbe stato molto difficile che l'istanza sarebbe andata a buon fine, venendo rigettata ed infatti dopo tempo cosi' avvenne da quanto riferitomi dall'avvocato Dello Monaco. Chiesi al difensore cosa intendeva fare ora. Mi rispose che avrebbero presentato ricorso e che mi avrebbe fatto sapere. Nel pomeriggio del 07 dicembre 2001 contattavo telefonicamente il deposito giudiziario succitato e la figlia del titolare mi confermava la presenza della Lancia K la' da loro e che il sequestro era stato convalidato. Nel contempo, verso la fine del mese di novembre 2001, veniva notificata a mia cognata una multa fatta nel comune di Soverato (CZ) dalla Polizia Municipale per un infrazione al C.S. (art. 58/2-6) in data 9 luglio 2001 alle ore 11,14. Dicevo lei di spedirmela al piu' presto. Subito telefonicamente, parlavo con la moglie del signor Paparusso portandola a conoscenza della multa e chiedendogli di farsi vedere per poterla pagare. Delle cambiali citate prima, presentavo quella con scadenza ottobre 2001 alla mia banca (Banca di Roma), la quale proprio qualche giorno fa mi contattava dicendomi che anche questa volta non era andata a buon fine e che era stata protestata. Nel frattempo avevo presentato anche quella di novembre e dicembre 2001 all'altra mia banca /Credito Italiano) ma che ancora non ho saputo l'esito perche' e' ancora presto. In data 10 dicembre 2001 mi recavo presso la Banca di Roma (Ag. 159) di viale XXI aprile - Roma - per ritirare la cambiale con scadenza ottobre 2001 protestata. Alla data odierna devo ancora avere dal signor Paparusso Mario 5.800.000 lire piu' eventuali spese di protesti dei vari assegni e cambiali, per quanto riguarda la multa non si e' mai fatto sentire nessuno ed ancora il relativo passaggio di proprieta' da parte sua non e' ancora stato fatto." Grazie e cordiali saluti.
Fabio, da Ardea

Risposta ADUC
Le consigliamo di dichiarare al PRA la perdita di possesso del mezzo. Le multe andranno pagate da chi, all'epoca, era intestatario della vettura, fermo restando il diritto di rivalersi sul nuovo acquirente.
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