Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

8 gennaio 2001
Domanda 8 gennaio 2001
Cara ADUC,
ho stipulato un contratto presso uno stand fieristico, dopo essere stata contattata telefonicamente, dicendomi di andare, senza obblighi a ritirare un premio/omaggio.Come sanno fare bene certi venditori mi sono fatta convincere alla stipula di un contratto di acquisto di una biblioteca multimediale del costo complessivo di £. 9.980.000, pagamento rateizzato e prezzo bloccato. Dopo poche ore mi sono resa conto dell'errore madornale che avevo commesso e di tutto l'atteggiamento ingannevole tenuto dagli agenti di vendita in fiera e decido di recedere immediatamente dal contratto, nelle cui condizioni di vendita dice: Ai sensi degli art. 4 e seguenti del D.Lgs. 50/92, l'avente diritto puo’ recedere dalla nota mediante raccomandata A.R. o telegramma (purche’ confermato con raccomandata A.R. entro le 48 ore successive) inviata alla C.............entro sette giorni dalla sottoscrizione della nota d'ordine...Poi ancora... In caso di esercizio di recesso, ai sensi degli art. 3, comma 2 e 8 comma 3 del D.Lgs. 50/92 il cliente corrispondera’ alla C...........srl, entro 30 giorni dal recesso le sole spese accessorie di seguito specificatamente individuate fin d'ra ritenute congrue e stabilite in complessive £. 600.427 IVA inclusa... (e viene poi riportata la lista delle spese).
Chiedo se tutto cio’ e’ conforme veramente alla legge e se sono costretta a pagare la cifra richiestami. Faccio presente che l'opera vendutami (composta da 30 CDrom), mi e’ stata fatta visionare solo circa 5 minuti d'orologio, senza darmi la possibilita’ di visionare su alcun catalogo l'intera opera, senza la possibilita’ di conoscere quindi il prodotto. Io sono sempre piu’ convinta che questi "venditori" siano stati preparati e ben addestrati alla "truffa" anziche’ alla vendita ragionata e consapevole del prodotto.

Risposta ADUC
Le 600.427 lire, relative alle spese indicate, deve pagarle.
Cio' che invece non hanno nessun diritto di chiederle, ai sensi della norma citata, e' l'Iva.
Rivolgendosi al giudice di pace e facendo causa, potrebbe anche contestare alcune delle spese indicate, considerandole come non richiedibili in assenza di specifico intervento in merito.
Inizi comunque con una contestazione delle cifre richieste (direttamente nella lettera di recesso, se ancora non l'avesse inviata), evidenziando come l'Iva non possa essere da loro pretesa e -se vuole contestare anche singole voci, provveda in tal senso- comunicando di aver pagato quanto dovuto ed allegandone la relativa ricevuta in copia, diffidandoli dal richiederle ulteriori cifre e minacciando di far causa (potra' poi rivolgersi al giudice di pace).
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