Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
5 gennaio 2001
Sono entrata nel vostro sito per caso, perche’ sono stanca di pagare il canone rai. Continuo a leggere ovunque che il canone rai e’ tassa sul televisore, tassa di possesso. Allora vorrei farvi delle precisazioni: Anche sul sito che lo scorso anno era stato messo a disposizione dalla Rai, e presto tornera’ ad esserci, il canone Rai viene definito: IMPOSTA e non tassa, il che solleva un ulteriore problema.
Finche’ era una tassa sugli apparecchi in grado di ricevere immagini televisive, potrei capire, lo stato chiede un contributo per il servizio (perche’ questa e’ la vera natura delle tasse, il pagamento di una quota per un servizio usufruito dal cittadino e per l'utilizzo da parte dello stesso di proprieta’ dello stato).
Ma se il canone e’ un'imposta tutto il discorso cade e bisogna vederlo come un'imposta sul lusso, la ricchezza, perche’ le imposte gravano sulle forme di reddito. E allora dobbiamo risalire ai tempi in cui e’ stata creata quest'imposta, cioe’ negli anni '50 con un Regio Decreto, perche’ e’ questo che riportava il sito Internet del canone rai lo scorso anno. E posso anche capire che negli anni '50 la televisione era un lusso, una ricchezza.
Ma oggi, che tra l'altro il canone e’ stato equiparato per televisori in bianco e nero ed a colori, si puo’ forse considerare un lusso un vecchio televisore in bianco e nero, forse di 15" e magari posseduto da un'anziana signora pensionata a basso reddito?
Non costa forse meno oggi un televisore a colori 15 " dei libri di testo delle scuole medie che sono scuole dell'obbligo.
Non sono piu’ lussuosi i telefoni cellulari o i computers?
E poi perche’ la Rai si permette ancora di chiamarlo canone o abbonamento?
Il canone o l'abbonamento si versa quando si sceglie di usufruire di un servizio, e noi di quale servizio usufruiamo se la Rai non la guardiamo?
La verita’ e’ che se la Rai potesse non trasmettere i propri programmi a chi non paga il canone, nessuno lo pagherebbe comunque.
Finche’ era una tassa sugli apparecchi in grado di ricevere immagini televisive, potrei capire, lo stato chiede un contributo per il servizio (perche’ questa e’ la vera natura delle tasse, il pagamento di una quota per un servizio usufruito dal cittadino e per l'utilizzo da parte dello stesso di proprieta’ dello stato).
Ma se il canone e’ un'imposta tutto il discorso cade e bisogna vederlo come un'imposta sul lusso, la ricchezza, perche’ le imposte gravano sulle forme di reddito. E allora dobbiamo risalire ai tempi in cui e’ stata creata quest'imposta, cioe’ negli anni '50 con un Regio Decreto, perche’ e’ questo che riportava il sito Internet del canone rai lo scorso anno. E posso anche capire che negli anni '50 la televisione era un lusso, una ricchezza.
Ma oggi, che tra l'altro il canone e’ stato equiparato per televisori in bianco e nero ed a colori, si puo’ forse considerare un lusso un vecchio televisore in bianco e nero, forse di 15" e magari posseduto da un'anziana signora pensionata a basso reddito?
Non costa forse meno oggi un televisore a colori 15 " dei libri di testo delle scuole medie che sono scuole dell'obbligo.
Non sono piu’ lussuosi i telefoni cellulari o i computers?
E poi perche’ la Rai si permette ancora di chiamarlo canone o abbonamento?
Il canone o l'abbonamento si versa quando si sceglie di usufruire di un servizio, e noi di quale servizio usufruiamo se la Rai non la guardiamo?
La verita’ e’ che se la Rai potesse non trasmettere i propri programmi a chi non paga il canone, nessuno lo pagherebbe comunque.
Risposta ADUC
Le sue considerazioni sono degne di pregio, e sono in parte simili a quelle che abbiamo utilizzato nel ricorso all'Antitrust per pubblicita' ingannevole della campagna in corso per il rinnovo del cosiddetto abbonamento.
Ha firmato questa nostra petizione per l'abolizione del canone?
Ha firmato questa nostra petizione per l'abolizione del canone?
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