Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
18 aprile 2006
Egregi signori, come sempre leggo con molta attenzione le Vs. News. In particolare quest'oggi quella sulle corporazioni. Noi come Associazione Europea di Psicoanalisi (www.aepsi.it) stiamo da tempo lottando contro questo sistema. In particolare siamo impegnati contro le case farmaceutiche (il che e' tutto dire!!). Tempo fa vi ho mandato un libretto nel quale in nostro presidente racconta la storia kafkiana del quale e' protagonista per colpa dell'Ordine degli psicologi di Parma (ma ora le cose sembra siano cambiate).
Noi facciamo Formazione; dopo un percorso che dura anni, il candidato "esce" ed e' psicoanalista. Grazie anche al Parere pro-veritate del Prof. Galgano in merito alla psicoanalisi/psicoterapia (se non lo avete lo potete trovare sul sito della AEp o sul mio www.psicoanalisiculturale.it nelle News) non abbiamo eccessivi problemi. Rimane pero' la questione della modalita' con la quale garantire" alla persona che si rivolge ad uno psicoanalista che il professsionista al quale e' andato "e' una cosa seria".
Noi raccomandiamo di esporre il documento che attesta il percorso fatto nel luogo dove si lavora e di dire esattamente chi si e' e cosa si fa. Il cliente deve sapere che lo psicoanalista ha fatto un percorso formativo che oltre ad essere costoso (ma quanto guadagnano le Scuole di Formazione in psicoterapia o psicoanalisi dove spesso ci sono Docenti universitari che fanno un secondo, terzo, quarto lavoro ben retribuito?) e' comunque tale da garantire un minimo di preparazione necessaria. Come fare per portarlo a conoscenza di cio'? Insomma le corporazioni vanno tolte (non parliamo dei notai che sono il costo maggiore nell'acquisto della casa diopo la casa e spesso con fatture "ridimensionate o di medici dai quali devi passare a pagamento e qui la fattura e' solo un optional per avere la prestazione in ospedale) ma come garantire il cliente che il professionista e' effettivamente cio' che pensa e si aspetta? Cordiali saluti.
Emilio
Noi facciamo Formazione; dopo un percorso che dura anni, il candidato "esce" ed e' psicoanalista. Grazie anche al Parere pro-veritate del Prof. Galgano in merito alla psicoanalisi/psicoterapia (se non lo avete lo potete trovare sul sito della AEp o sul mio www.psicoanalisiculturale.it nelle News) non abbiamo eccessivi problemi. Rimane pero' la questione della modalita' con la quale garantire" alla persona che si rivolge ad uno psicoanalista che il professsionista al quale e' andato "e' una cosa seria".
Noi raccomandiamo di esporre il documento che attesta il percorso fatto nel luogo dove si lavora e di dire esattamente chi si e' e cosa si fa. Il cliente deve sapere che lo psicoanalista ha fatto un percorso formativo che oltre ad essere costoso (ma quanto guadagnano le Scuole di Formazione in psicoterapia o psicoanalisi dove spesso ci sono Docenti universitari che fanno un secondo, terzo, quarto lavoro ben retribuito?) e' comunque tale da garantire un minimo di preparazione necessaria. Come fare per portarlo a conoscenza di cio'? Insomma le corporazioni vanno tolte (non parliamo dei notai che sono il costo maggiore nell'acquisto della casa diopo la casa e spesso con fatture "ridimensionate o di medici dai quali devi passare a pagamento e qui la fattura e' solo un optional per avere la prestazione in ospedale) ma come garantire il cliente che il professionista e' effettivamente cio' che pensa e si aspetta? Cordiali saluti.
Emilio
Risposta ADUC
Abbiamo dato una veloce lettura al testo segnalato che non fa che confermare la sua e la nostra analisi sull'inutilita' degli ordini professionali. Tale inutilita' e' riscontrabile anche empiricamente, pertanto non vale l'obiezione di molti "e ma poi chi mi garantisce la professionalita''. Perche', oggi uno iscritto all'albo e' un professionista? Quante esperienze negative si sono contate?
Sa che anche i promotori finanziari devono essere iscritti agli albi, ha presente quanti prodotti bufala hanno venduto a sprovveduti investitori? E quanti sono i commercialisti o gli avvocati che prendono soldi sbagliando tutto? E i giornalisti? Che uno iscritto all'albo garantisce nella pratica cio' che l'ordine promette? E quanti sono gli "strizzacervelli" che si limitano ad una terapia da sagrestia con frasi tipo "devi stare calmo", al solo fine di insabbiare un disagio, che poi magari esplode in modo violento? Ce n'e' per tutti i gusti e per tutte le categorie. Lasciamo stare questo discorso su cui probabilmente concordiamo. Come garantire la professionalita' ci chiede. Le rispondiamo con un'esperienza diretta in un ambito che ci e' piu' familiare, quello del giornalismo. Chiedemmo ad un professore inglese come si diventa giornalista nel Regno Unito. Ci rispose: "Si inizia a scrivere sul giornale locale, se si e' bravi si passa ad una testata regionale ...", insomma i bravi vanno avanti, non quelli che possiedono requisiti formali, ma quelli che sanno fare una determinata professione. Il problema della professionalita' si puo' garantire in tanti modi, categoria per categoria. Non si inventa comunque nulla di nuovo. Per esempio le associazione che garantiscono la professionalita' di chi tiene corsi per sub, sono private e il loro successo e' dovuto all'efficacia di un metodo. Anche in questo modo ci saranno istruttori piu' bravi e mezze calzette, ma almeno non viene "castrata" l'ambizione di quello buono.
Sa che anche i promotori finanziari devono essere iscritti agli albi, ha presente quanti prodotti bufala hanno venduto a sprovveduti investitori? E quanti sono i commercialisti o gli avvocati che prendono soldi sbagliando tutto? E i giornalisti? Che uno iscritto all'albo garantisce nella pratica cio' che l'ordine promette? E quanti sono gli "strizzacervelli" che si limitano ad una terapia da sagrestia con frasi tipo "devi stare calmo", al solo fine di insabbiare un disagio, che poi magari esplode in modo violento? Ce n'e' per tutti i gusti e per tutte le categorie. Lasciamo stare questo discorso su cui probabilmente concordiamo. Come garantire la professionalita' ci chiede. Le rispondiamo con un'esperienza diretta in un ambito che ci e' piu' familiare, quello del giornalismo. Chiedemmo ad un professore inglese come si diventa giornalista nel Regno Unito. Ci rispose: "Si inizia a scrivere sul giornale locale, se si e' bravi si passa ad una testata regionale ...", insomma i bravi vanno avanti, non quelli che possiedono requisiti formali, ma quelli che sanno fare una determinata professione. Il problema della professionalita' si puo' garantire in tanti modi, categoria per categoria. Non si inventa comunque nulla di nuovo. Per esempio le associazione che garantiscono la professionalita' di chi tiene corsi per sub, sono private e il loro successo e' dovuto all'efficacia di un metodo. Anche in questo modo ci saranno istruttori piu' bravi e mezze calzette, ma almeno non viene "castrata" l'ambizione di quello buono.
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