Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
13 aprile 2006
Il 31 marzo 2006 su repubblica. it abbiamo trovato l'articolo "Occhio al computer: 9 su 10 rischiano disturbi alla vista" e gli stessi contenuti sull'inserto Salute del 6 aprile (pag. 19). L'allarme denunciato dai cosiddetti "optometristi", figura non regolamentata in Italia (nei pochi paesi ove esiste, lo e' per il ridotto numero di ortottisti e oculisti: se non ci fossero infatti la popolazione non potrebbe essere sottoposta nemmeno ad un semplice esame del visus per sapere quanto vede), e' decisamente fuori luogo. Gli optometristi, non potendo operare in strutture sanitarie pubbliche perche' il titolo non e' riconosciuto, quando e dove incontrerebbero i Cittadini - pazienti? Ed e' etico incontrare i Cittadini nei negozi di ottica dove si potra' vendere oltre che la loro <<competenza>> anche occhiali riposanti (spesso lenti di 0 diottrie o -/+ 0,25 praticamente inutili), occhiali da sole o addirittura cicli di rieducazione visiva o visual training nonostante non siano abilitati a farlo? I 4 Corsi di laurea in ottica optometria afferenti le facolta' di Fisica non abilitano ad ambiti in campo sanitario e tanto meno i laureati possono essere ottici, come si puo' evincere dagli ordinamenti didattici. Solo a titolo "di corretta informazione", preciso per la seconda volta (vedi allegati) che in Italia per l'oftalmologia sono regolamentati: 1. L'oculista o oftalmologo, medico chirurgo specialista nelle malattie dell'apparato visivo 2. L'ortottista assistente in oftalmologia (DM 743/04) operatore sanitario che previene, valuta, riabilita le disabilita' visive ed esegue esami di diagnostica oftalmica; 3. L'ottico (R.D. 31 maggio 1928, n. 1334) che vende lenti direttamente al pubblico dietro prescrizione medica a meno che si tratti di occhiali protettivi o correttivi dei difetti semplici di miopia fino a 2 diottrie e presbiopia, esclusi l'ipermetropia, l'astigmatismo e l'afachia.
Se gli italiani non effettuano una visita specialistica, come si evince dall'articolo, con molta probabilita' cio' viene determinato dalla "consuetudine" di sottoporsi a controlli del visus "gratuiti" dall'ottico mentre altre funzioni quali esame del fondo oculare, controllo della trasparenza dei mezzi ottici, efficienza della motilita' oculare, misura della pressione endoculare, ecc. risultano inosservate o comunque non viste da persone abilitate. Gia' in ottobre (allegati) segnalammo alla redazione di D Donne che questi articoli sono inopportuni, nonostante cio' siamo invasi e ci viene spontaneo chiedere: sono veramente voluti dalla redazione o l'<<albo>> inesistente degli optometristi acquista questi spazi? Poiche' continuiamo a leggere Repubblica perche' lo riteniamo un giornale attento, vorremmo che sul problema si rivolgesse effettivamente agli "esperti" che la legislazione italiana ha individuato. Continueremo ad essere a Vostra disposizione e soprattutto a disposizione dell'informazione corretta.
Lucia
Se gli italiani non effettuano una visita specialistica, come si evince dall'articolo, con molta probabilita' cio' viene determinato dalla "consuetudine" di sottoporsi a controlli del visus "gratuiti" dall'ottico mentre altre funzioni quali esame del fondo oculare, controllo della trasparenza dei mezzi ottici, efficienza della motilita' oculare, misura della pressione endoculare, ecc. risultano inosservate o comunque non viste da persone abilitate. Gia' in ottobre (allegati) segnalammo alla redazione di D Donne che questi articoli sono inopportuni, nonostante cio' siamo invasi e ci viene spontaneo chiedere: sono veramente voluti dalla redazione o l'<<albo>> inesistente degli optometristi acquista questi spazi? Poiche' continuiamo a leggere Repubblica perche' lo riteniamo un giornale attento, vorremmo che sul problema si rivolgesse effettivamente agli "esperti" che la legislazione italiana ha individuato. Continueremo ad essere a Vostra disposizione e soprattutto a disposizione dell'informazione corretta.
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