Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
22 marzo 2006
Gentile Signore/a Il mio nome e' Alfredo e vorrei segnalare un'ingiustizia che ritengo di aver subito da parte del gestore di un esercizio commerciale. Sono ben conscio del fatto che la vostra organizzazione in genere tratta cose ben piu' importanti di questa, in particolare per l'aspetto pecuniario, ma il principio secondo il quale un consumatore sia alla merce e alla maleducazione di un esercente e' sinceramente frustrante. In data 4 marzo us porto un capo presso la lavanderia "Lavasecco" di Roma (per il lavaggio. Siccome si tratta di un impermeabile di ottima qualita' raccomando alla signora D'Amico di prestare una particolare attenzione. Questa risponde quasi infastidita che e' nella professione da 20 anni e sa quello che deve fare. Al ritiro noto che: - ha perso il colore originale, passando da un blu notte a un blu meno carico, con zone in cui lo sbiancamento risulta piu' evidente (tipo jeans che per effetto dell'usura perde il colore); - i bottoni in madreperla sono diventati completamente opachi, come se fossero stati aggrediti da un acido; - il tessuto ha perso la morbidezza, diventando secco, quasi arido; - si e' leggermente ristretto, per cui le maniche ora risultano piu' corte del normale. Chiedo spiegazioni e mi viene detto che quello e' un effetto normale del lavaggio. Alquanto contrariato non proferisco parola, vado a casa e leggo con calma le istruzioni per il lavaggio poste all'interno dell'impermeabile. Viene riportato che il capo non deve essere lavato in acqua ma solo a secco con tutti i solventi in commercio ad esclusione di trielina/tricloruri. I bottoni devono essere coperti o rimossi onde evitare che il solvente li rovini. Ritorno in lavanderia per chiedere ulteriori spiegazioni e vengo a sapere che il solvente usato e' la trielina, che i bottoni non sono stati coperti durante il lavaggio e il capo e' stato altresi' lavato in acqua. In sintesi le istruzioni date dalla casa manifattrice sono state disattese (non lette o semplicemente ignorate). Per effetto di questa negligenza il capo e' stato rovinato. Tengo a precisare che il capo pur avendo circa 2 anni e' stato poco indossato e quindi mai lavato prima. Il capo altresi' e' di ottima fattura e qualita' (classico impermeabile Burberry con un prezzo di mercato di circa EURO 750). Ho vissuto all'estero in un paese piu' civile del nostro. Se questa cosa fosse accaduta altrove, il responsabile avrebbe rimborsato interamente il cliente senza attendere alcuna richiesta (anche perche' mi risulta che gli esercizi stipulano delle polizze assicurative per coprire gli eventuali danni). Siccome le premesse non sono le stesse (sono a Roma) e siccome la responsabile dell'esercizio da' l'impressione di non essere un modello di civilta', ho pensato di rinunciare fin da principio all'idea di chiedere un risarcimento. Il mio obiettivo era quindi quello di non impelagarmi in una discussione fine a se stessa, per questo motivo ho chiarito fin dall'inizio che non ero li' per chiedere un risarcimento ma solo per salvare il salvabile. Mostrando una tolleranza ben oltre la media ho chiesto se era possibile allungare le maniche del capo (la lavanderia esegue anche riparazioni sartoriali). La risposta e' negativa, la riparazione verrebbe male a sarebbe evidente al primo sguardo. A questo punto avviene la cosa che mi fa spazientire, la titolare asserisce che loro non hanno alcuna responsabilita' in merito, loro non hanno fatto alcun errore, che la Burberry (marchio di fama internazionale) e' una gran fregatura, etc. Posso tollerare l'errore, la perdita di un capo di qualita', posso tollerare perfino il silenzio (se non vi volete scusare non importa), quello che proprio non va giu' e' la negazione dell'evidenza, l'arroganza, la stupidita'. A questo punto dico alla signora che non doveva fare altro che seguire le istruzioni per il lavaggio riportate nel capo e non fare l'esatto contrario. Che non era una questione di opinioni, il danno oggettivamente era stato causato da una procedura di lavaggio non adeguata al capo. Per tutta risposta mi sono sentito dire: "ahhh, oggi nun e' giornata, (rivolta la marito) parlaci te cor signore". Ripeto, capisco che le questioni di vostra competenza sono di gran lunga piu' importanti di questa. Allo stesso modo pero' spero capirete che un cittadino come me non puo' subire un trattamento del genere e non avere gli strumenti per difendersi da tale esempio di arroganza, incompetenza e aggressivita'. Il mio obiettivo non e' quello del risarcimento pecuniario. Vorrei solo che persone come queste paghino le conseguenze delle loro azioni. Vorrei quindi un consiglio da voi. Esiste un organismo che possa colpire in qualche modo l'incompetenza dei commercianti, la mancanza di educazione, la protervia? Ovviamente se ci fossero stati dei risvolti penali gia' avrei presentato regolare denuncia, come so che una causa civile andrebbe avanti per anni senza risultati. In attesa di un cenno di riscontro porgo cordiali saluti. Di seguito i miei recapiti.
Alfredo, da Roma
Alfredo, da Roma
Risposta ADUC
Per future esigenze le consigliamo di essere piu' stringato. Troppi dettagli fanno perdere il filo del discorso, rendendo piu' difficile il nostro lavoro. A nostro avviso lei puo' procedere direttamente, richiedendo un risarcimento danni (quantifichi e motivi) tramite una raccomandata a/r di messa in mora clicca qui Specifichi le prescrizioni scritte sul capo. Se il capo non fosse piu' utilizzabile consideri che il massimo ottenibile a titolo di rimboros e' il valore attuale del capo, aumentabile dalla richiesta di risarcimento danni.
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