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Cara ADUC

Lettera del consumatore

20 marzo 2006
Domanda 20 marzo 2006
Vorrei una Vostra opinione su quanto mi e' successo in termini di tutela della privacy. Sono titolare di una piccola societa' di informatica in cui opero da solo senza dipendenti ne' collaboratori esterni. Tra i vari servizi metto a disposizione sul WEB un sito internet da me creato e gestito in cui e' possibile inserire liberamente annunci immobiliari (nella maggior parte dei casi gratuitamente) sia di offerta che di richiesta di affitto o vendita. Un servizio che rendo ai miei inserzionisti e' quello di segnalare i loro annunci a chi parallelamente ha inserito in rete richieste od offerte complementari allo loro. In quest' ottica ultimamente ho risposto ad un annuncio apparso sull' edizione on-line del periodico di annunci Porta Portese (www. portaportese. it). Si trattava di un annuncio di offerta di affitto e l' inserzionista aveva anche indicato l' indirizzo e-mail a cui rispondere. Cosa che ho fatto utilizzando le funzioni predisposte dallo stesso sito di Porta Portese ed indicando all' inserzionista che poteva trovare quello che cercava (un affittuario) anche consultando (gratuitamente) il mio sito. Faccio notare che l' e-mail inviata era di solo testo, breve e garbata, costituita di sole 32 parole, con un "peso" in rete irrisorio (2Kb), con il link al mio sito e contenente la modalita' con cui richiedere di non ricevere piu' e-mail. Inoltre a mia memoria era la prima volta che veniva inviata a quel destinatario. Il destinatario pero' mi ha risposto in modo molto indignato affermando che io avevo chiaramente violato le norme sulla tutela della privacy perche', in assenza di un suo esplicito consenso, avevo inviato materiale pubblicitario. Mi intimava quindi, pena denuncia presso le autorita` competenti, di comunicare: 1) le modalita` di raccolta degli indirizzi mediante la quale ero entrato in possesso del suo indirizzo e-mail.
2) i dati relativi alla societa` responsabile del trattamento dei dati 3) il nominativo del responsabile del trattamento dei dati.
La mia risposta, al di la' di quanto in termini di legge ero tenuto a comunicare, e' stata: 1) Chi inserisce un annuncio comunicando la propria e-mail, non puo' poi infastidirsi (e tanto meno indignarsi) se riceve risposta (ovviamente pertinente l' annuncio).
2) La mia e-mail era pienamente pertinente l' annuncio perche' segnalava la possibilita' (gratuita) di trovare affittuari a chi cercava affittuari.
3) Pubblicare annunci comunicando la propria e-mail e' un evidente invito ad utilizzare tale indirizzo per la risposta, costituendo proprio quell' esplicito consenso che si affermava mancare. Tutt' al piu' ci si trovava nel caso previsto dall' art. 130 comma 4. della legge sulla privacy per il quale la mia e-mail era comunque perfettamente lecita.
4) Ricordando quanto previsto dall' art. 10 comma 7 della legge sulla privacy in termini di contributo spese, comunicavo che la mia societa' non raccoglieva dati personali (e quindi neppure il suo) e l' invio della nostra e-mail era avvenuto secondo quanto descritto piu' sopra prescindendo quindi da una raccolta dati.
5) La societa' non aveva nominato nessun responsabile del trattamento dei dati (cosa non obbligatoria), ed era essa stessa titolare del trattamento.
Il destinatario mi rispondeva a sua volta sempre indignato, ma cambiando lievemente il tiro ed affermando che: 1) la mia e-mail non proponeva affittuari ma pubblicizzava un sito di annunci.
2) Poiche' il Decreto Legge 185/99, art. 10 comma 1, recita: "L'impiego da parte di un fornitore del telefono, della posta elettronica di sistemi automatizzati di chiamata senza l'intervento di un operatore o di fax, richiede il consenso preventivo del consumatore. ", io mi trovavo in difetto.
3) Si riservava quindi di procedere nelle sedi opportune.
Io non ho ancora dato ulteriore risposta, ma ritengo che: 1) Se la mia e-mail avesse solo invitato il nostro personaggio ad inserire il suo annuncio anche nel mio sito si sarebbe trattato di pubblicita', contenendo pero' l' esplicito invito a consultare tale sito per trovare quello che cercava era di fatto una proposta di affittuari.
2) Il Decreto Legge 185/99 disciplina i contratti a distanza (non a caso si parla di "fornitore"). Non c' entra quindi nulla col caso in questione dove non c' e' nessun contratto, tanto meno a distanza, ne' richiesta di alcun eventuale pagamento.
Vi chiedo quindi se le mie convinzioni e il mio comportamento vi paiono corretti. A me sembra che il caso sia un esempio di uso distorto e aberrante della normativa vigente sulla privacy. Il Garante protegge in qualche modo da tali abusi che provocano danni e fastidi non inferiori rispetto a quelli che tale legge intende combattere? E' possibile denunciare casi di questo genere al Garante? Infine un ultimo quesito: Il Garante della privacy in merito agli indirizzi e-mail ha dichiarato che "la loro utilizzazione per scopi promozionali e pubblicitari e' possibile solo se il soggetto cui riferiscono i dati ha manifestato in precedenza un consenso libero, specifico e informato". Quindi nel momento in cui si richiede tale consenso, affinche' questo sia "specifico e informato" e' necessario descrivere brevemente la propria attivita' e l' oggetto delle eventuali future comunicazioni pubblicitarie. Ma non e' questo gia' pubblicita'? Non c' e' chiarezza al riguardo. Credo pero' che un comportamento corretto sia quello di inviare e-mail contenenti solo testo che descriva brevissimamente la propria attivita' e metta a disposizione un link di collegamento ad un sito che contenga effettivamente il materiale pubblicitario, a cui quindi il destinatario puo' accedere solo se lo vuole. Il tutto corredato dalla richiesta esplicita se il destinatario intenda non ricevere piu' e-mail pubblicitarie o meno. Questo ovviamente con una lecita modalita' di reperimento di indirizzi e-mail. E' corretto questo tipo di comportamento? Scusate la lunghezza della domanda e grazie anticipatamente per la risposta.
Giuseppe, da Roma

Risposta ADUC
Si', il suo testo e' eccessivamente lungo considerato il servizio a cui si e' rivolto. Crediamo che difficilmente trovera' persone -come noi- disposte a leggere simili msssaggi in contesti del genere. Glielo diciamo nel suo interesse, cio'e se vuole farsi leggere. Cerchi di farne tesoro... Nello specifico, crediamo che abbia trovato uno dei tanti (non cosi' tanti per fortuna) paranoici che fanno della privacy il baluardo della propria frustazione e incapacita' di relazionarsi. Ci scusi se siamo cosi' precisi e taglienti, ma crediamo che il suo interlocutore da una parte, e lei dall'altra, nella reciproca differenza (non consideriamo lei un paranoico anche se lungo nello scrivere.... ma una vittima scrupolosa che non sa come difendersi ed e' costretta ad argomentare in modo capzioso e arzigogolato) siate i tipici prodotti di una legge (quella sulla privacy) che sta solo provocando danni, esasperando la semplicita' dei rapporti. Premesso questo, crediamo che, stante questa legge, il suo interlocutore abbia ragione. Per quanto gratuita, la sua iniziativa e' di carattere commerciale, e su questo le norme del Garante sono molto precise, e ci sembra che anche lei le conosca gia'. Chi si ritrova sul suo sito con tanto di reperibilita' non le ha concesso alcuna liberatoria sui propri dati personali (come il suo interlocutore immaginiamo abbia fatto nei confronti del giornale da cui lei ha tratto l'annuncio). Per cui, nonostante le sconclusionata e inappropriata (dal punto di vista giuridico) risposta che ha avuto (la paranoia fa questo ed altri effetti...), le consigliamo di non procedere a interloquire con simili soggetti, ma di troncare i rapporti subito (e' una perdita gigantesca di tempo, perche' se, sempre il suo interlocutore, avesse avuto cognizione di causa ed effetto, l'avrebbe subito denunciata al Garante, senza menargliela con uno sfoggio di conoscenze e cultura giuridica da azzeccagarbugli come ha dimostrato). E' evidente che questa nostra valutazione e' tale per qualunque altro messaggio lei possa riproporre sul suo sito senza esplicita dichiarazione liberatoria da parte di chi ne e' coinvolto. Ovviamente questa e' la nostra modesta opinione, che non fa testo, sopratutto, come le abbiamo premesso, poiche' consideriamo la legge sulla privacy in viogre una schifezza che serve solo a far perdere tempo a persone in buona fede come lei, mentre lascia intatto il contesto dove li' -verametne- la violazione della privacy avviene ogni giorno: il rapporto tra privato e istituzione pubblica (provi a pensare agli avvisi degli ufficiali giudiziari affissi sulle porte si' che tutti ne possano prendere conoscenza, o addirittura negli albi pretori, etc.).
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