Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
30 dicembre 2000
Gradirei avere un vostro parere in merito ai fatti di seguito riportati, aventi ad oggetto il comportamento deontologicamente inqualificabile tenuto dal legale del sottoscritto in una controversia avverso una società assicuratrice.In particolare, vorrei sapere se sussistono gli estremi del tentativo di truffa in danno dello scrivente, se risulta conveniente e legittima una eventuale richiesta di risarcimento danni in sede civile e, infine, quali addebiti, eventualmente anche disciplinari, da far valere innanzi al Consiglio dell'ordine, possono essere mossi. Mi rendo conto della complessità e delicatezza del quesito, tuttavia vi sarei grato se mi aiutaste a far valere i miei diritti.
In data 1.06.2000 l'Ufficio Sinistri della società assicuratrice XXXXX, in adempimento a quanto deciso dal Giudice di Pace con sentenza del 25.3.2000, liquidava allo scrivente, a titolo risarcitorio, la somma complessiva di £ 26.900.000.
Lo stesso giorno, l'avv. che chiameremo per opportunità, ROSSI rappresentante legale dello scrivente, dimostrando non comune solerzia e tempestività, provvedeva a ritirare l'assegno «de quo».
Dopo qualche giorno contattavo l'avv.Rossi chiedendogli di fissare un appuntamento al fine di incassare l'assegno e provvedere al pagamento dell'onorario, quest'ultimo confermava di essere in possesso dell'assegno.
In data 16.06.2000, dopo aver effettuato non poche telefonate al fine di fissare tale appuntamento, finalmente incontravo il legale, il quale, dopo avermi informato di aver smarrito l'assegno, all'invito di provvedere ad effettuare la relativa denuncia di smarrimento, anche in considerazione dell'entità della somma, e della possibilità, tutt'altro che remota, che lo stesso venisse incassato indebitamente da terzi, rispondeva che sarebbe stato più opportuno, provvedere al pagamento del suo onorario e, successivamente, sarebbe stato lui a spedire tramite posta l'assegno qualora l'avesse ritrovato.
Al comprensibile rifiuto della richiesta dell'avvocato, apparsa alquanto strana, quest'ultimo paventava tempi molto lunghi, nell'ipotesi che tale assegno non venisse ritrovato e si rendesse necessario istruire, presso la società assicuratrice, la procedura volta all'emissione di un nuovo titolo bancario.
In tale frangente si dimostrava improvvisamente pessimista circa il ritrovamento del titolo, mutando radicalmente l'atteggiamento tenuto in occasione della proposta poco prima avanzata.
In data 28.06.2000, stante il perdurante silenzio dell'avv.Rossi, si provvedeva a contattarlo al fine di avere notizie dell'eventuale ritrovamento dell'assegno.L'avv.dichiarava non soltanto di non aver ritrovato il titolo e di non aver atttivato alcuna procedura per bloccarlo, ma di non avere ancora effettuato nemmeno la relativa denuncia, essendo questa, a suo dire, superflua.
In data 3 luglio 2000, avendo fondati dubbi sulla correttezza del legale e, ritenendo non veritiero quanto da lui affermato sullo smarrimento del titolo e sulla relativa procedura per la nuova emissione dell'assegno, mi recavo presso gli uffici dell'Ispettorato Sinistri della società assicuratrice, ove avevo ulteriore conferma del fatto che il legale non aveva ancora presentato alcuna denuncia di smarrimento del titolo.
L'avv.Rossi, contattato per l'ennesima volta, all'esplicita e formale richiesta avanzata dal responsabile dell'ufficio dell'assicurazione dott.xxxxxx, rispondeva che non occorreva alcuna denuncia per l'avvio della procedura volta all'emissione del nuovo titolo. Era dunque il dott.xxxxx ad attivarsi, su esplicita richiesta dello scrivente, affinchè l'assegno in questione venisse bloccato presso la banca d'emissione. Contestualmente essendo venuto meno il necessario rapporto di fiducia revocavo il mandato al legale
A distanza di pochi giorni l'avv.Rossi presentava allo scrivente una richiesta di pagamento dell'onorario ammontante a circa dieci milioni di lire, nonostante tale richiesta fosse di gran lunga superiore a quanto stabilito dal giudice di pace quale onorario del legale (£ 3.500.000 circa), e soprattutto, nonostante nell'allegata notula inviatami dal legale fossero riportate «voci» e spese del tutto inesistenti (es. ispezioni luoghi mai effettuate, numero di udienze superiori a quelle effettive eccc) tuttavia, contattavo l'avv.Rossi, il quale, grazie anche alla intermediazione del collega Bianchi che è stato colui che effettivamente ha seguito, su incarico dell'avv. Rossi, la controversia, «si accontentava» solo di £ 4.500.000, quale saldo delle sue competenze.
In data 5 settembre c.a. veniva, dunque, inviata all'avv. Rossi, con lettera raccomandata nella quale si faceva esplicito riferimento all'accordo intercorso, la somma di £ 4.500.000.
Il 7 di dicembre, infine, l'avv.Rossi disattendendo quanto in precedenza stabilito, inviava richiesta di pagamento del saldo a suo dire ancora dovuto, considerando la somma di £ 4.500.000 solo un "anticipo".
Per una migliore e più esaustiva comprensione dei fatti sopraesposti, giova evindenziare che: l'avv.Rossi ha affidato l'incarico di seguire la causa all'avv.Bianchi, poichè la sede di trattazione della stessa era particolarmente distante dalla sua residenza; l'avv.Bianchi, secondo quanto riferito dallo stesso, non ha ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto; il nuovo titolo bancario emesso dalla società assicuratrice mi è stato liquidato nel mese di novembre c.a., quindi a distanza di 5 mese dalla data in cui il primo titolo è stato "smarrito"dal legale; per l'assegno di £ 4.500.000, così come per altre 600.000 £ in precedenza corrisposte non ho ricevuto alcuna ricevuta fiscale, l'avv.Rossi, infatti, si è limitato nell'ultima richiesta fattami pervenire ad inviarmi un foglio recante la scritta: parcella n.20 del 5 settembre 2000 recante l'elencazione delle voci relative alla somma di £ 4.500.000, che come già detto il legale considera quale anticipo.Al riguardo mi chiedo se tale parcella ha valore di ricevuta fiscale e se il legale ha l'obbligo di rilasciare la stessa ed entro quali termini.
In data 1.06.2000 l'Ufficio Sinistri della società assicuratrice XXXXX, in adempimento a quanto deciso dal Giudice di Pace con sentenza del 25.3.2000, liquidava allo scrivente, a titolo risarcitorio, la somma complessiva di £ 26.900.000.
Lo stesso giorno, l'avv. che chiameremo per opportunità, ROSSI rappresentante legale dello scrivente, dimostrando non comune solerzia e tempestività, provvedeva a ritirare l'assegno «de quo».
Dopo qualche giorno contattavo l'avv.Rossi chiedendogli di fissare un appuntamento al fine di incassare l'assegno e provvedere al pagamento dell'onorario, quest'ultimo confermava di essere in possesso dell'assegno.
In data 16.06.2000, dopo aver effettuato non poche telefonate al fine di fissare tale appuntamento, finalmente incontravo il legale, il quale, dopo avermi informato di aver smarrito l'assegno, all'invito di provvedere ad effettuare la relativa denuncia di smarrimento, anche in considerazione dell'entità della somma, e della possibilità, tutt'altro che remota, che lo stesso venisse incassato indebitamente da terzi, rispondeva che sarebbe stato più opportuno, provvedere al pagamento del suo onorario e, successivamente, sarebbe stato lui a spedire tramite posta l'assegno qualora l'avesse ritrovato.
Al comprensibile rifiuto della richiesta dell'avvocato, apparsa alquanto strana, quest'ultimo paventava tempi molto lunghi, nell'ipotesi che tale assegno non venisse ritrovato e si rendesse necessario istruire, presso la società assicuratrice, la procedura volta all'emissione di un nuovo titolo bancario.
In tale frangente si dimostrava improvvisamente pessimista circa il ritrovamento del titolo, mutando radicalmente l'atteggiamento tenuto in occasione della proposta poco prima avanzata.
In data 28.06.2000, stante il perdurante silenzio dell'avv.Rossi, si provvedeva a contattarlo al fine di avere notizie dell'eventuale ritrovamento dell'assegno.L'avv.dichiarava non soltanto di non aver ritrovato il titolo e di non aver atttivato alcuna procedura per bloccarlo, ma di non avere ancora effettuato nemmeno la relativa denuncia, essendo questa, a suo dire, superflua.
In data 3 luglio 2000, avendo fondati dubbi sulla correttezza del legale e, ritenendo non veritiero quanto da lui affermato sullo smarrimento del titolo e sulla relativa procedura per la nuova emissione dell'assegno, mi recavo presso gli uffici dell'Ispettorato Sinistri della società assicuratrice, ove avevo ulteriore conferma del fatto che il legale non aveva ancora presentato alcuna denuncia di smarrimento del titolo.
L'avv.Rossi, contattato per l'ennesima volta, all'esplicita e formale richiesta avanzata dal responsabile dell'ufficio dell'assicurazione dott.xxxxxx, rispondeva che non occorreva alcuna denuncia per l'avvio della procedura volta all'emissione del nuovo titolo. Era dunque il dott.xxxxx ad attivarsi, su esplicita richiesta dello scrivente, affinchè l'assegno in questione venisse bloccato presso la banca d'emissione. Contestualmente essendo venuto meno il necessario rapporto di fiducia revocavo il mandato al legale
A distanza di pochi giorni l'avv.Rossi presentava allo scrivente una richiesta di pagamento dell'onorario ammontante a circa dieci milioni di lire, nonostante tale richiesta fosse di gran lunga superiore a quanto stabilito dal giudice di pace quale onorario del legale (£ 3.500.000 circa), e soprattutto, nonostante nell'allegata notula inviatami dal legale fossero riportate «voci» e spese del tutto inesistenti (es. ispezioni luoghi mai effettuate, numero di udienze superiori a quelle effettive eccc) tuttavia, contattavo l'avv.Rossi, il quale, grazie anche alla intermediazione del collega Bianchi che è stato colui che effettivamente ha seguito, su incarico dell'avv. Rossi, la controversia, «si accontentava» solo di £ 4.500.000, quale saldo delle sue competenze.
In data 5 settembre c.a. veniva, dunque, inviata all'avv. Rossi, con lettera raccomandata nella quale si faceva esplicito riferimento all'accordo intercorso, la somma di £ 4.500.000.
Il 7 di dicembre, infine, l'avv.Rossi disattendendo quanto in precedenza stabilito, inviava richiesta di pagamento del saldo a suo dire ancora dovuto, considerando la somma di £ 4.500.000 solo un "anticipo".
Per una migliore e più esaustiva comprensione dei fatti sopraesposti, giova evindenziare che: l'avv.Rossi ha affidato l'incarico di seguire la causa all'avv.Bianchi, poichè la sede di trattazione della stessa era particolarmente distante dalla sua residenza; l'avv.Bianchi, secondo quanto riferito dallo stesso, non ha ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto; il nuovo titolo bancario emesso dalla società assicuratrice mi è stato liquidato nel mese di novembre c.a., quindi a distanza di 5 mese dalla data in cui il primo titolo è stato "smarrito"dal legale; per l'assegno di £ 4.500.000, così come per altre 600.000 £ in precedenza corrisposte non ho ricevuto alcuna ricevuta fiscale, l'avv.Rossi, infatti, si è limitato nell'ultima richiesta fattami pervenire ad inviarmi un foglio recante la scritta: parcella n.20 del 5 settembre 2000 recante l'elencazione delle voci relative alla somma di £ 4.500.000, che come già detto il legale considera quale anticipo.Al riguardo mi chiedo se tale parcella ha valore di ricevuta fiscale e se il legale ha l'obbligo di rilasciare la stessa ed entro quali termini.
Risposta ADUC
La cifra di 4 milioni e mezzo richiestale ci sembra -ad occhio- congrua: quanto liquidato dal giudice puo' infatti essere integrato con le ulteriori spese sostenute (la cifra liquidata e' generalmente relativa al solo intervento in causa e non alle consulenze ed all'impegno del legale fuori dall'aula).
Pertanto, non riteniamo che sia questo il punto contestabile.
Cio' che invece puo' essere opposto e', in primo luogo, quali altre cifre il legale abbia intenzione di chiederle in aggiunta (a fronte di una cifra preventivata dal giudice di 3 milioni e mezzo, il ricarico e' consentito per i motivi gia' citati, ma non puo' essere spropositato), nonche' il comportamento omissivo sulla questione dell'assegno -che si e' fortunatamente conclusa.
Sicuramente ha diritto ad avere una notula: il nostro timore e' che non gliela abbia ancora inviata vista l'intenzione di appesantirla.
Consigliamo di inviare una raccomandata A/R all'avvocato, facendo presente di aver pagato le somme richieste a saldo (scriva proprio cosi'), indicando gli estremi del pagamento e ringraziandolo per l'intervento, comunicandogli, tuttavia, di aver provveduto tramite l'assicurazione stessa all'ammortamento dell'assegno perso, anche su consiglio dell'assicurazione emittente.
Quando e se le dovesse arrivare una notula maggiorata, invii all'ordine degli avvocati una fotocopia di questa lettera, per informarlo del fatto che per lei i 4 milioni e mezzo fossero il saldo -allegando copia della liquidazione del giudice e contestando le singole voci che non le risultano- e chiedendo una valutazione sul caso-assegno, la cui veridicita' non puo' essere contestata dal legale il quale, ricevendo una comunicazione cosi' blanda da parte sua, non sospettera' la sua intenzione di contestazione del fatto, facendo cosi' pubblica ammissione su un eventuale disguido in merito).
All'ordine, chieda un giudizio di congruita', pregandoli di sospendere eventuali richieste del legale sino alla valutazione della sua contestazione.
Se l'ordine non dovesse aiutarla, valuti se agire in giudizio per la contestazione delle cifre -che sara' necessaria a fronte di una notula tassata dall'ordine- portando tutte le prove del caso (se non ha testimoni e prove, ovviamente, avra' difficolta').
Pertanto, non riteniamo che sia questo il punto contestabile.
Cio' che invece puo' essere opposto e', in primo luogo, quali altre cifre il legale abbia intenzione di chiederle in aggiunta (a fronte di una cifra preventivata dal giudice di 3 milioni e mezzo, il ricarico e' consentito per i motivi gia' citati, ma non puo' essere spropositato), nonche' il comportamento omissivo sulla questione dell'assegno -che si e' fortunatamente conclusa.
Sicuramente ha diritto ad avere una notula: il nostro timore e' che non gliela abbia ancora inviata vista l'intenzione di appesantirla.
Consigliamo di inviare una raccomandata A/R all'avvocato, facendo presente di aver pagato le somme richieste a saldo (scriva proprio cosi'), indicando gli estremi del pagamento e ringraziandolo per l'intervento, comunicandogli, tuttavia, di aver provveduto tramite l'assicurazione stessa all'ammortamento dell'assegno perso, anche su consiglio dell'assicurazione emittente.
Quando e se le dovesse arrivare una notula maggiorata, invii all'ordine degli avvocati una fotocopia di questa lettera, per informarlo del fatto che per lei i 4 milioni e mezzo fossero il saldo -allegando copia della liquidazione del giudice e contestando le singole voci che non le risultano- e chiedendo una valutazione sul caso-assegno, la cui veridicita' non puo' essere contestata dal legale il quale, ricevendo una comunicazione cosi' blanda da parte sua, non sospettera' la sua intenzione di contestazione del fatto, facendo cosi' pubblica ammissione su un eventuale disguido in merito).
All'ordine, chieda un giudizio di congruita', pregandoli di sospendere eventuali richieste del legale sino alla valutazione della sua contestazione.
Se l'ordine non dovesse aiutarla, valuti se agire in giudizio per la contestazione delle cifre -che sara' necessaria a fronte di una notula tassata dall'ordine- portando tutte le prove del caso (se non ha testimoni e prove, ovviamente, avra' difficolta').
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti