Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

27 dicembre 2000
Domanda 27 dicembre 2000
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Tipo_Form............. CONSIGLI
RICHIESTA.............Buonasera,
avrei bisogno di un Vostro consiglio al riguardo, anche se la mia e’ una richiesta abbastanza atipica.
Lavoro in una lavanderia e purtroppo capita di rovinare dei capi di abbigliamento.
Ho letto molte delle richieste di consigli che avete e percio’, anch'io, come cittadina vorrei un Vostro consiglio al riguardo. Giorni fa ho lavato un giubbotto ad una cliente e, come da etichetta, l'ho lavato in acqua a 30 gradi. Ma nonostante cio’ il capo si e’ ritirato. Ora la cliente e’ andata al negozio in cui l'ha acquistato ma, come sempre, le hanno risposto che la lavanderia ha sbagliato dicendole che e’ stato lavato a 90 gradi, per cui non e’ responsabile. Come mi dovrei comportare? Dato che sono sicura di averlo lavato alla temperatura giusta e per di piu’ insieme ad altri giubbotti i quali non hanno subito alcun danno?
E' vero che molte volte le lavanderie sbagliano ma e’ anche vero che le industrie che producono questi indumenti non sono affidabili e in conclusione sono sempre le lavanderie che devono risarcire danni che sono provocati dalla noncuranza con la quale lavorano questi produttori.
E questo e’ solamente l'ultimo caso in cui sono caduta.

Risposta ADUC
Anche se di parte, lei potrebbe fornire un documento sottoscritto -in cui dichiara di aver seguito le indicazioni- facendo anche fare una perizia al tecnico della sua assicurazione (se ce l'ha).
Con tali elementi, il proprietario potra' contestare l'errata indicazione al negoziante, chiedendo a quest'ultimo il rimborso (tramite raccomandata A/R, dettando un termine entro cui provvedere al rimborso, specificando che in caso contrario gli fara' causa per danni).
A sua volta, dovra' dare la sua disponibilita' a testimoniare.
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