Sabato 6 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

6 febbraio 2006
Domanda 6 febbraio 2006
Vi allego un file con la descrizione di un episodio avvenuto nell'ambito della gestione sanitaria.
Francesco
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In un giorno del mese di febbraio 2006, arrivo a Roma per lavoro con la mia auto, parcheggio, ma un'improvvisa folata di vento chiude violentemente lo sportello che ho aperto per scendere. Il dito medio della mano destra rimane chiuso nello sportello che incastra e schiaccia l'ultima falange in corrispondenza dell'unghia. Mi reco al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni e con la mano avvolta nel fazzoletto intriso di sangue che cola sul suolo, sono ammesso con codice verde. Passo dal reparto chirurgia al reparto ortopedia dopo una rapida occhiata di un infermiere che mi porge pietosamente una garza, poi inizio a fare la fila nella attesa di una radiografia, chiuso in una stanza di 4 metri per 5, insieme con altri sventurati dall'aria sgomenta e rassegnata, su cinque barelle e due sedie a rotelle, con i postumi di incidenti vari. Quattro (dico bene quattro) le ore di attesa, quindi l'ingresso nella sala radiografica, dopo avere chiesto se pensavano che dovessi rimanere dissanguato visto che la ferita continuava a far defluire sangue sporcando il pavimento. Risposta di un dottore transitante per caso: Cosa vuole che sia! Nella mia mente vedo quel dottore all'inferno patire le piu' dolorose pene. Fatta la radiografia, con la lastra, che confermava la frattura, sono nuovamente inviato al reparto ortopedia, dove, dopo un' altra ora di attesa fra una fila interminabile di barelle con nuovi infortunati nei corridoi, sempre con la mano sanguinante avvolta nella garza, sono sottoposto, da parte del medico ortopedico di turno, ad un piccolo intervento di cinque minuti con ricucitura della ferita e steccatura del dito. L'esordio del medico e': Avete fatto a questo poveraccio un'iniezione di antidolorifico? Chiedo dottore, ma parla con me? Nessuna risposta, ma colloquio fra presenti su problemi che non riguardano la mia persona. Mi fanno tre o quattro iniezioni di anestetico locale direttamente sulla ferita. Il medico, chiedendo ad suo collega ma questa la ritenete una consulenza?, mi pratica una ricucitura, con ago e filo, e mentre riesco a contare le stelle del firmamento, proferisce le incredibili parole: Sente dolore? O e' solo un'impressione. Evito di rispondere, avendo il dito medio della mano destra assunto, con la fasciatura, una posizione eretta molto significativa. Mi consegnano una cartella clinica (senza la lastra) costituita da sei fogli inutili non riempiti ed uno con la diagnosi con la dizione conclusiva aulin alla necessita' dizione che mi fa pensare Necessita'? Cosa vuol dire? Due, tre, quattro volte? Mi invitano a tornare, dopo prenotazione per l'ambulatorio di ortopedia, cinque giorni dopo per la medicazione. Riferisco di essere residente a Lucca e mi rispondono che potevo andare dove volevo. Mi chiedono notizie sulla antitetanica e mi avvertono che l'iniezione potrebbe comportare rischi di HIV o di epatite C. Rifiuto l'antitetanica e me ne vado con la mano fasciata e la cartella clinica nell'altra, pensando cose irripetibili. Abito a Lucca e preferisco presentarmi all'ospedale di questa citta' dopo cinque giorni per la visita di controllo, sono ammesso per la visita ambulatoriale urgente ed attendo tre ore (dico bene tre ore) nella sala di attesa della cosi' detta sala gessi. Consegno dopo insistenze numerose il mio foglio del medico curante con il timbro del CUP, mentre il turno dei medici e infermieri della mattina trascorre e si passa al turno successivo (quello delle ore 14). Chiedo notizie, con nella mente le cose irripetibili di cinque giorni prima e pensando con terrore che avevano perso il mio foglio consegnato ad una infermiera diversa da quella ora in turno, mi ammettono alla visita su mia insistente richiesta. Dopo una dolorosa eliminazione delle fasce di medicazione, entra un medico, guarda il dito e con le mani dietro alla schiena dice tutto 1 bene, puo' sospendere gli antibiotici. Chiedo quali antibiotici? Non me ne hanno prescritti. Risponde il medico avrebbe dovuto prenderli, ma ormai non servono piu'. Mi rimettono la fasciatura e la stecca, liquidandomi per una nuova visita, mentre penso di essere stato fortunato a non prendermi una infezione. Dopo quattro giorni richiedo una nuova visita e una radiografia. La radiografia, eseguita in ambulatorio convenzionato per 18 euro circa, conferma la frattura non ancora totalmente risanata. Ora occorre una visita per la ferita. Con il mio solito foglio del medico curante di richiesta, mi reco all'ufficio prenotazioni CUP dell'ospedale di Lucca. Dietro ad un vetro di protezione, che impedisce il corretto ascolto, percio' tutti urlano nel caos piu' assoluto, cerco di spiegare le mie necessita', mentre l'addetta, amabilmente conversando con i suoi colleghi ed evidentemente infastidita dalla mia presenza, sciorina tre date possibili fra febbraio e marzo, con esclusione di alcune giornate ed esclusione assoluta delle giornate di sabato. Cerco di spiegare che lavoro a Roma e che forse e' urgente essere visitato per la ferita e per i punti e non tanto per la frattura. Ma la signora, sempre rivolta verso i suoi colleghi, dice che non puo' farci nulla se la richiesta del medico e' per ortopedia. Con enorme pazienza, di fronte alla mancanza della piu' elementare educazione, cerco di spiegare che i punti me li aveva messi un ortopedico e chiedo se devo recarmi al pronto soccorso, rassegnato ad attendere altre quattro ore, mi viene risposto con un'alzata di spalle, mentre la cortese (sic!) addetta richiede, con aria di sopportazione, di dirle una data per fine febbraio o fine marzo presso altri ambulatori. Mentre riesco a capire le ragioni di un omicidio, pur essendo di indole contrario alla violenza, mi allontano ringraziando per la cortesia. Ora sono sempre con il dito fasciato e con il mio problema di non sapere cosa fare e quando farlo, probabilmente mi rivolgero' ad un medico a pagamento. Commenti? Non ne servono.

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