Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
20 dicembre 2000
Spett.le ADUC,
chi vi si scrive ebbe l'infelice idea nel 1993 di stipulare un mutuo in dollari con l'Istituto San Paolo di Torino - Filiale di Andria per l'acquisto della prima casa per l'importo di 100 milioni di lire con pagamenti semestrali delle rate.
All'epoca i tassi statunitensi erano sicuramente interessanti (6, 4%) e molto più vantaggiosi di quelli italiani (11, 5-12%), per cui, spinto anche dalla ormai prossima entrata dell'Azienda Italia nella Unione Europea che avrebbe stabilizzato [sic] la nostra moneta nei confronti della divisa USA, mi imbarcai nell'impresa, pur conscio dei rischi che ciò comportava. All'epoca un dollaro costava poco meno di 1700 lire. Inutile precisare che l'importo della rata è vincolato alle due variabili costo del dollaro e tasso d'interesse. Attualmente il tasso è giunto al 9, 5% e un dollaro, ahimè, costa oggi 2200 lire. Per cui, per farla breve, da circa 18 mesi, pago delle rate salatissime che non augurerei di pagare nemmeno al mio peggior nemico ed il mio mutuo scade a marzo 2004.
Il quesito, che dovrebbe già chiaramente evincersi da quanto precedentemente annunciato, è questo: cosa posso fare per cercare di lenire il dolore che i salassi semestrali ai quali vengono sottoposte le mie risorse finanziarie mi procurano?
Qualche anno fa una situazione analoga si verificò per quei poveri sventurati che stipularono un mutuo in Euro e mi pare che lo Stato intervenne, non ricordo in quali termini.
Insomma, cè una soluzione al problema che non è solo mio? qualcosa si è già fatto?
P.S. = Infine, c'è qualche vostra rappresentanza dalle mie parti?
chi vi si scrive ebbe l'infelice idea nel 1993 di stipulare un mutuo in dollari con l'Istituto San Paolo di Torino - Filiale di Andria per l'acquisto della prima casa per l'importo di 100 milioni di lire con pagamenti semestrali delle rate.
All'epoca i tassi statunitensi erano sicuramente interessanti (6, 4%) e molto più vantaggiosi di quelli italiani (11, 5-12%), per cui, spinto anche dalla ormai prossima entrata dell'Azienda Italia nella Unione Europea che avrebbe stabilizzato [sic] la nostra moneta nei confronti della divisa USA, mi imbarcai nell'impresa, pur conscio dei rischi che ciò comportava. All'epoca un dollaro costava poco meno di 1700 lire. Inutile precisare che l'importo della rata è vincolato alle due variabili costo del dollaro e tasso d'interesse. Attualmente il tasso è giunto al 9, 5% e un dollaro, ahimè, costa oggi 2200 lire. Per cui, per farla breve, da circa 18 mesi, pago delle rate salatissime che non augurerei di pagare nemmeno al mio peggior nemico ed il mio mutuo scade a marzo 2004.
Il quesito, che dovrebbe già chiaramente evincersi da quanto precedentemente annunciato, è questo: cosa posso fare per cercare di lenire il dolore che i salassi semestrali ai quali vengono sottoposte le mie risorse finanziarie mi procurano?
Qualche anno fa una situazione analoga si verificò per quei poveri sventurati che stipularono un mutuo in Euro e mi pare che lo Stato intervenne, non ricordo in quali termini.
Insomma, cè una soluzione al problema che non è solo mio? qualcosa si è già fatto?
P.S. = Infine, c'è qualche vostra rappresentanza dalle mie parti?
Risposta ADUC
Sui cambi non si puo' fare nulla: restano quello che sono. Sui mutui in Ecu fu fatto solo un gran polverone, con richieste impossibili, che, per l'appunto, rimase li'.
Si puo', invece intervenire sui tassi, ricordandosi che il riferimento e' una sentenza, non una nuova legge: e le sentenze possono anche non essere considerate da altri giudici.
Sseguendo la tabella che indica i tassi massimi trimestralmente prefissati, verifichi (di periodo in periodo) quali siano i limiti contrattuali prefissati come tasso massimo applicato. Se in qualcuno di questi trimestri (a partire dal 17/4/97 in poi) fossero stati superati i livelli previsti, sarebbe possibile chiedere la ricontabilizzazione. Se invece tali limiti non fossero stati superati, sara' solo possibile chiedere un'estinzione anticipata o tentare una rinegoziazione.
Trova tutto sul nostro sito, in Modulistica.
Si puo', invece intervenire sui tassi, ricordandosi che il riferimento e' una sentenza, non una nuova legge: e le sentenze possono anche non essere considerate da altri giudici.
Sseguendo la tabella che indica i tassi massimi trimestralmente prefissati, verifichi (di periodo in periodo) quali siano i limiti contrattuali prefissati come tasso massimo applicato. Se in qualcuno di questi trimestri (a partire dal 17/4/97 in poi) fossero stati superati i livelli previsti, sarebbe possibile chiedere la ricontabilizzazione. Se invece tali limiti non fossero stati superati, sara' solo possibile chiedere un'estinzione anticipata o tentare una rinegoziazione.
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