Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

22 dicembre 2005
Domanda 22 dicembre 2005
Comincio complimentandomi per il prezioso aiuto che date. Voglio porre un quesito su di un argomento che mi cruccia non poco. Il giorno 8 di Ottobre c. a. ho firmato un preliminare di vendita per l'acquisto di un locale commerciale, da adibire ad Ambulatorio Veterinario, con il rappresentante del Consorzio che ne ha curato la costruzione, versando a titolo di caparra la somma di 12000 euro. I termini di consegna non erano ben specificati, ma prevedevano un preavviso di 10 giorni, con presumibile consegna verso fine Novembre 05. Durante le trattative intercorse precedentemente alla firma del preliminare, ho chiesto espressamente all'Ingegnere responsabile che tutti i lavori interni al locale (muri divisori con impianti elettrici ed idrici) dovevano essere compresi nel prezzo totale pattuito. L'Ingegnere ha ritenuto accettabile la mia richiesta e stabilimmo verbalmente che nel prezzo totale erano da ritenersi compresi tutti i lavori interni, con documentazioni e pratiche inerenti, mettendomi in contatto con il Geometra responsabile del cantiere per accordarci sulle variazioni da effettuare in corso d'opera. Senza pero' avvisarmi che detto cantiere stava per chiudere i lavori e che avevano gia' in mente di chiedere al Comune i permessi di agibilita' ed abitabilita' dello stabile. Senza cosi' mettermi al corrente che non avrei avuto a disposizione il tempo materiale per presentare una DIA per poter effettuare tutte le varianti al progetto iniziale, che prevedeva la messa in vendita di un locale libero di circa 97 mq senza divisori interni e quant'altro necessario. Ho perso notevole tempo tra il contattare il Geometra per decidere come apportare le modifiche alla piantina originale, tra il Geometra che mi invitava a rintracciare nuovamente l'Ingegnere perche' mi facesse incontrare l'Architetto responsabile dei lavori. In poche parole quando finalmente riesco ad avere un appuntamento, verso fine Novembre, sul cantiere, con tutte e tre le figure professionali in questione vengo a sapere che ormai i lavori erano da considerarsi chiusi e che avevano gia' pronta la domanda da inoltrare al Comune per i permessi di agibilita'. A questo punto, per presentare la DIA, dovevo aspettare almeno due mesi ed una volta ottenuta l'agibilita' potevo farne richiesta. Preoccupato dell'ormai imminente chiusura del cantiere, chiedo lumi sulle spese da sostenere (soprattutto chi dovra' sostenerle) per la richiesta di DIA e per tutti i lavori di modifiche interne. Mi sento rispondere che ormai non e' piu' compito loro, del Consorzio, in quanto io non ho fatto in tempo debito richiesta scritta per le modifiche ai lavori e che, inoltre tali modifiche dovevano essere eseguite soltanto dopo l'approvazione da parte della direzione dei lavori stessi. Va benissimo che sul preliminare di vendita e' riportato che per le modifiche bisognava presentare la richiesta per iscritto ed aspettarne l'approvazione della direzione, ma non mi hanno messo a disposizione il tempo necessario per farlo o almeno non mi hanno informato, prima di firmare, di tutto quanto occorreva, anche come tempi, per far rientrare sia la DIA sia tutti i lavori interni a spese loro, come pattuito prima della stipula del contratto. Sentendomi preso in giro, ma soprattutto molto preoccupato per il notevole aggravio di spese, di molte migliaia di euro (circa trentamila) alle quali dovevo andare incontro, e sapendo dalla banca mutuante che non mi avrebbe concesso un prestito totale cosi' alto, ho deciso di recedere dal contratto preliminare in modo bonario. Infatti sempre verbalmente l'Ingegnere, sia durante le contrattazioni sia prima di apporre la firma sul preliminare, aveva affermato, in presenza di mia moglie come testimone, di essere pienamente disposti a ridarmi indietro la somma totale versata a titolo di caparra se per un motivo qualsiasi la banca non mi avesse concesso il prestito. Prima di apporre le firme, ha provveduto a cancellare le varie clausole penali apposite, pero'ad una mia piu' attenta lettura, purtroppo dopo aver firmato, mi sono reso conto che rimanevano sul contratto due righette per riportare il diritto del promittente ad incamerare definitivamente le somme versate, a titolo di penale. Il quesito che mi cruccia e che propongo e' il seguente: ho letto che esiste un articolo che prevede l'annullabilita' per vizio del consenso, il 1439 credo, del c. c. in base al quale il contratto e' annullabile se il consenso fu carpito con dolo e quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l'altra parte (il sottoscritto del caso) non avrebbe prestato il suo consenso. Nel mio caso specifico e' possibile richiedere l'annullabilita' del contratto per vizio del consenso, come previsto dall'art. citato, e richiedere la restituzione della caparra versata? Se si, come posso muovermi ed a chi posso rivolgermi? In attesa di un Vostro gentile riscontro e scusandomi per l'inevitabile lunghezza, colgo l'occasione per porgere i miei piu' cordiali saluti.
Riccardo, da Torino

Risposta ADUC
Si', e' stato troppo lungo. L'art.1439 ci sembra eccessivo nel suo caso, perche' non ci pare che il suo consenso sia stato carpito con dolo, ma che ci sia un problema di mancanza di informazione e, soprattutto, una sua leggerezza nel firmare contratti senza verificare le clausole specifiche. Questo ad un primo acchito che possiamo aver avuto sulla questione. Ma per non scoraggiarla, forse e' il caso che, col conforto di un legale, faccia analizzare meglio le carte in suo possesso e, soprattutto, le testimonianze (la moglie vale fino ad un certo punto) che la possa confortare. Le ribadiamo i nostri dubbi che lei possa farsi valere. Comunque, nel caso, intimi il dovuto con una procedura di messa in mora: clicca qui
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