Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

10 novembre 2005
Domanda 10 novembre 2005
Dopo aver ripetutamente e inutilmente cercato di disattivare la linea ISDN piu' ADSL che ho con Telecom tramite il 187, ho seguito il consiglio che date nel vostro sito e ho spedito, per raccomandata, una lettera di "messa in mora". Il termine fissato e' ampiamente scaduto e nulla ancora e' successo. Le linee sono ancora attive (e quindi sto pagando ancora i costi), e la Telecom non mi ha neppure risposto. Come secondo passo voi consigliate (dato che nella mia regione non esiste la Corecom) il ricorso al giudice di pace. Sono andato ad informarmi sulla procedura e ne ho dedotto che e' troppo rischiosa. Il giudice di turno mi ha consigliato di farmi assistere da un avvocato, anche se per legge non e' necessario, dato che il confronto con la Telecom sarebbe impari e mi ha fatto capire che avrei la peggio. Un avvocato, da me consultato ha ribadito il grosso rischio di perdere la causa. Dato che e' un rischio che non mi sento di correre (le spese sarebbero eccessive rispetto all'entita' del problema) vi chiedo: non esiste un'altra strada o soluzione? Per esempio, siete a conoscenza di azioni collettive in tal senso? Esiste un qualche organismo (forse la Autorita' per la Garanzia nelle Comunicazioni) a cui rivolgersi per un tentativo di conciliazione? Nella sua "Carta dei servizi" la Telecom dichiara di: "mettere a vostra disposizione una procedura gratuita di conciliazione concordata con le principali Associazioni dei consumatori per la risoluzione dei reclami..." Forse la vostra Associazione potrebbe (lo ha mai fatto?) farlo? Attendendo una vostra sollecita risposta, vi ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.
Donato, da Cagliari

Risposta ADUC
La procedura di conciliazione di cui lei riferisce, con la mediazione di alcune associazioni di consumatori, non ha niente di diverso dalla conciliazione che potrebbe tentare dal giudice di pace, se non che Telecom fa incassare un po' di soldi anche a queste associazioni (e non e' un caso che noi non ci stiamo in questi comitati regionali che servono solo a legittimare l'arroganza e la politica di Telecomitalia). Purtroppo la legge impone la conciliazione prima del contenzioso, per cui le ribadiamo che dovrebbe farla davanti al giudice di pace, ma senza terrorizzarsi con quanto le e' stato detto: dal giudice di pace che forse non ha capito che lei vorrebbe adire una conciliazione e non un contenzioso, e dall'avvocato che fa il proprio mestiere (che fa sembrare difficilissimo cio' che non lo e', e per questo, magari alzare i costi della propria parcella...) e non gli interessi dei consumatori in quanto tali. In conciliazione e' lei che si confronta con Telecom (che probabilmente non si presentera' neanche, tanto non e' obbligatorio e non cambia nulla... potenza degli obblighi di legge che servono solo a far perdere tempo ai cittadini, alle istituzioni e a dare piu' chance di affermazione alle politiche arroganti di gestori tipo Telecom), quindi non c'e' da temere piu' di tanto. Se poi -come molto probabilmente accadra'- la conciliazione fallira', sul contenzioso valuti lei: se si sente attrezzato e sicuro puo' andare anche senza avvocato, altrimenti se ne cerchi uno, perche' in questa causa di primo grado ci sara' comunque una sentenza (che non e' detto sia l'ultima... appellarla significa andare in Cassazione, che non e' il massimo della economicita' e praticita'), che porra' un punto fermo legale. Sa qual'e' il problema? Che tutto questo ambaradan per far valere i propri diritti, alla Teelcom lo conoscono bene, e su questo fanno affidamento per scoraggiare i consuamtori a farvi ricorso, anche quando essa stessa sa di avere torto marcio. Valuti un po', anche in considerazione che spesso Telecom, quando sa di avere torto ed ha verificato di avere davanti un tipo "tosto", cerca il piu' possibile di evitare una sentenza e si fa avanti con proposte transattivi anche risolutive al 100% della questione dalla parte del consumatore.
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