Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

5 dicembre 2000
Domanda 5 dicembre 2000
Oggetto: Protesta contro Wind: Internet No Stop
Vi scrivo per segnalare l'incredibile trattamento che Wind sta riservando ai propri clienti di telefonia fissa e internet. Sicuramente ricorderete che pochi mesi fa Wind fece partire una campagna pubblicitaria per rendere nota l'ultima offerta in campo di accesso ad Internet, ovvero "Internet no stop". Questo particolare piano tariffario permette di collegarsi ad Internet, utilizzando un accesso analogico (pstn) o digitale (isdn), 24 ore su 24 pagando un canone fisso di 60 mila lire al mese iva compresa. Specifico che non si trattava di un offerta limitata nel tempo. Da qualche giorno Wind sta spedendo raccomandate in tutt'Italia informando i clienti del servizio "No Stop" dotati di linea digitale (quindi solo ed esclusivamente gli utenti Isdn e non PSTN) che dal 9 gennaio non potranno piu' usufruire della tariffa nostop e dovranno scegliere se passare ad una normale tariffazione a tempo o recedere dal contratto.
Ora, leggiamo il contratto che va sottoscritto per usufruire di QUALSIASI servizio di telefonia fissa wind... E precisamente soffermiamoci sul paragrafo 2.4 (che viene citato nella raccomandata): "WIND proporra’ al Cliente eventuali modifiche del Contratto tramite comunicazione scritta nella fattura successiva o con altro mezzo. Il Cliente potra’ accettare le modifiche proposte o recedere dal Contratto, dandone comunicazione a WIND mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, entro 30 (trenta) giorni dalla ricezione della comunicazione di WIND. In difetto di comunicazione da parte del Cliente entro il termine su indicato, le modifiche proposte s'intenderanno accettate. L'eventuale recesso sar efficace dalla data del ricevimento da parte di WIND della relativa comunicazione."
Sembrerebbe quindi possibile per Wind eliminare l'opzione nostop lasciando "liberi" gli utenti di andarsene o di passare ad una tariffazione diversa. L'abuso di Wind sta nel fatto che vuole far cessare l'opzione No Stop solo per una determinata categoria di utenti, ovvero quelli dotati di linea digitale ISDN.
Il contratto pe ro' non pone nessuna distinzione tra utenti "pstn" e utenti "isdn": cosi' sta accadendo che alcune persone vengano di fatto private di un servizio... MA NOI UTENTI DI WIND ABBIAMO FIRMATO TUTTI LO STESSO IDENTICO CONTRATTO!
Mi sembra un'operazione arbitraria e DISCRIMINATORIA, nella quale e' difficile scavare, a meno che non si sia particolarmente esperti di contrattualistica.
La vera motivazione che traspare dopo un'attenta analisi e' la seguente. Telecom Italia, che gestisce l'installazione della linee digitali e per queste percepisce un canone quasi doppio (64 mila lire al bimestre invece che 36), si e' avvantaggiata molto dalle nuove tariffazioni Flat per Internet che costringono (a meno che non si rinunci a ricevere telefonate) ad utilizzare la linea "doppia" isdn. Ed e' proprio nell'ambito dello scontro tra queste compagnie che va ricercato a mio avviso il motivo del trattamento che stanno riservando a noi utenti.
Offrendo Internet nostop Wind avvantaggia Telecom, perche' per usare in modo completo questa particolare tariffazione "flat" (piatta) gli utenti erano spinti verso la linea isdn. Ecco quindi che Wind arbitrariamente decide che dal 9 Gennaio 2001 gli utenti con tariffa "Internet nostop" su Isdn (solo su isdn!) si troveranno con una tariffazione stravolta. Una decisione un po' troppo specifica per non dare il sospetto di essere mirata e studiata per danneggiare Telecom... calpestando pero' gli utenti in modo indecente.
Spero possiate far luce sulla vicenda: per noi consumatori non e' affatto semplice.

Risposta ADUC
Le sue considerazioni potrebbero anche essere giuste, resta pero' il fatto che dal punto di vista giuridico la decisione appare ammissibile e legittima. E' pertanto inutile dare valutazioni dal punto di vista morale od emotivo: la questione va affrontata dal punto di vista normativo.
In primo luogo, occorre verificare se si possano fare alcune contestazioni di parte del contratto: ad esempio, se c'e' una difformita' di trattamento, in merito al recesso, tra le possibilita' offerte al cliente e quelle consentite al gestore.
In secondo luogo, occorre valutare se si possa presupporre un eventuale diritto del cliente ad un periodo minimo di servizio.
Cio' valutato, potra' tentare una contestazione davanti al giudice di pace: se pero' non vi fosse disparita' di trattamento o periodo minimo garantibile, sarebbe difficile un risultato positivo.
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