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Cara ADUC

Lettera del consumatore

28 settembre 2005
Domanda 28 settembre 2005
Vorrei segnalarmi due punti su cui le associazioni di consumatori secondo me sono un po' assenti. Entrambi riguardano, direttamente ed indirettamente, le assicurazioni. Il primo e' quello dei limiti di velocita'. E' giusto che ci siano, e' giusto che siano rispettati ma spesso sono pretestuosi ed impossibili da rispettare. In molti casi richiederebbero un continuo sguardo al tachimetro piuttosto che alla strada. Quei limiti di 50 su strade a 4 corsie o i 70 in superstrada. Sono limiti anacronistici. Forse sono, oltre che una macchina da soldi per i comuni, un modo per le assicurazioni di ridurre gli indennizzi visto che se si guarda ai limiti (con eccezione delle autostrade) praticamente si finisce sempre nel concorso di colpa ed il povero automobilista, che paga fior fior di premi, si vede ridurre piu' o meno drasticamente il premio? Il secondo riguarda gli attestati di rischio. Il mio assicuratore ha detto che valgono sei mesi dalla data di emissione, per il mantenimento della categoria. Perche'? Se io non ho fatto incidenti in 12 anni non vedo come una pausa di 1 anno possa trasformarmi in un killer della strada da 14° categoria. Noi, ad esempio, siamo in due in famiglia. Due anni fa abbiamo venduto la seconda auto perche' era solo un costo. Abbiamo sfruttato di piu' i mezzi pubblici, inquinato meno e ci siamo arrangiati abbastanza bene con una sola auto. Presto avremo necessita' di riprendere una seconda auto. Perche' dobbiamo ripartire dalla 14° se entrambi sono 12 anni che non facciamo un sinistro? Un laureato non e' sempre un laureato, anche passati i sei mesi? Grazie per la possibilita' di dialogo e per il vostro operato. In bocca al lupo per le petizioni!
Pierluigi, da Roma

Risposta ADUC
Speriamo che il lupo crepi per le petizioni :-).
Sui limiti di velocita' assurdi, potra' leggere "capitoli di comunicati" in cui rileviamo la questione (veda il settore specifico usando il motore interno di ricerca), ma e' un capitolo praticamente impossibile a normare, perche' tutto dipende dagli specifici Comuni, per cui andrebbe fatto un'operazione di contestazione caso per caso con, come controparte, chi ha deciso che la questione limiti di velocita' e' una buona occasione per fare cassa. Sull'attestato di rischio, a parte i sei mesi o un anno o due, sul principio non siamo d'accordo con lei. La laurea e' un attestato di aver portato a termine certi studi, e non e' un caso che, perche' si possa utilizzare questo attestato, occorre iscriversi ad un albo o vincere un concorso... insomma la laurea di per se' non e' foriera della professionalita'. Lo stesso discorso, con le dovute differenze, vale per l'attestato di rischio: il legislatore ha ritenuto che un periodo di sei mesi senza guidare un auto, sia sufficiente per far perdere di valore la rettitudine dimostrata in precedenza dallo specifico automobilista, ed essendo la rettitudine una capacita' che si acquisisce con la pratica, oltre che non la propria cultura, ha normato di conseguenza.
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