Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
27 settembre 2005
Se la forza simbolica di un evento e' spesso frutto di casualita', quali auspici dovremo trarre dalla scelta del luogo in cui il medesimo e' accaduto? Una chiesa o, meglio, una cappella in stile finto gotico, ignoriamo se sconsacrata o mai consacrata, nel corpo di un palazzo sede di una banca, ma anche di un'universita', costituisce di per se' un intarsio affascinante e non trascurabile. Anche a voler sgusciare da un'incombente retorica, e senza indagare sull'effettiva corrispondenza di tale rebus architettonico ai voli pindarici di un cronista ingenuo, si fatica a non lasciarsi catturare dall'insidiosa parola 'celebrazione' a proposito di quanto avvenuto all'interno di siffatta struttura in un sabato di primo autunno in terra di Lombardia. Gia', perche' un laicissimo 'ite missa est' e' stato, in ogni caso, pronunziato dal laicissimo officiante della prima 'convention' del neonato Movimento Libertario, a suggello di una giornata che avra' senso soltanto se i centotrenta partecipanti all'evento in questione riusciranno a trasformarsi in missionari della religione piu' difficile e piu' esigente, quella della liberta' senza 'se' e senza 'ma'. E siamo sicuri che tutti saranno felici di pagare questo piccolo pedaggio alla retorica per esorcizzare quella clausola di autodissoluzione che, da qui al prossimo 24 Settembre, gravera' sulla pattuglia degli apostoli chiamati a ben operare dal gran sacerdote Leo Facco, ispiratore e organizzatore dell'ambaradan libertario nella sua Treviglio, che da un decennio lo vede combattere dal ridotto della sua casa editrice a colpi di Rothbard e di Hoppe e di tutti gli altri liberi pensatori nemici dello statalismo e delle mitologie della mano pubblica. Da buon imprenditore, Facco conosce il valore delle scadenze e, soprattutto, non ama perdere tempo: per questo, ha palesato a noi convenuti il proposito di non lasciare trascorrere invano questi dodici mesi in cui lavorera' come amministratore delegato del movimento-impresa (da non confondersi con il partito-azienda di un altro personaggio), ma pretende da ciascuno che si faccia altrettanto, affinche' il libertarismo italiano acquisisca quella capacita' operativa che gli consenta di andare oltre la funzione di raffinato pensatoio finora egregiamente svolta dai 'think tanks' alla IBL, nonche' da certi splendidi isolati, ancora poco conosciuti a causa dell'ostracismo conformistico dei 'media'. Gia' si intravedono alcune battaglie, tutte difficili e tutte obbligate (grave e' il ritardo dell'Italia sulla strada della lotta per rendere meno invasivo lo stato), battaglie che il governo Berlusconi ha reso ancora piu' difficili e ancora piu' obbligate, avendo colpevolmente messo la sordina al proprio impegno preelettorale per la liberazione degli individui dall'oppressione statuale. D'altro canto, pur essendo sognatori, i libertari sanno che dal potere dei vertici nulla puo' venire, che liberi davvero i sudditi: soltanto dal basso ci si puo' liberare, sapendo che il fine ultimo, non importa quanto remoto appaia, e' la liberazione dallo stato, che e' la quintessenza della violenza ipocrita, che opprime in nome del 'bene comune' a colpi di maggioranze democratiche. La convenzione di Treviglio ha riconosciuto la necessita' di un movimento, per dare voce alle varie istanze gia' presenti in Italia: molte associazioni hanno deciso di camminare insieme, al fine di coinvolgere il maggior numero possibile di libertari, facendo conoscere ai convenuti i propri obiettivi, dalla lotta all'obbligo di iscrizione agli ordini professionali alla difesa delle identita' locali, dall'impegno antiproibizionistico e contro lo 'stato terapeutico' alla lotta contro le angherie e i favoritismi delle camere di commercio, dall'abolizione della cassa integrazione alle richieste di riformare l'art. 1 della Costituzione e di introdurre il referendum propositivo, dalla liberta' di semina (leggi OGM) alla battaglia contro le sovvenzioni-capestro all'agricoltura. Alcune proposte sono libertarie in senso stretto, mentre altre tendono a riconoscere la necessita' di passaggi intermedi in vista dell'avvento di uno 'stato minimo' (personalmente, lo riteniamo una contraddizione in termini, ma e' pur vero che l'unica liberta' non riconosciuta dai libertari e' quella della prevaricazione da parte dello stato). Altri interventi hanno spezzato una lancia in favore delle associazioni dei consumatori, quantunque si debbano valutare negativamente quelle finora apparse sulla scena, in quanto accomunate dalla persistente venerazione del feticcio statuale (unica eccezione, per il momento, l'ADUC). Gli unici politici presenti a Treviglio sono stati Pagliarini e Stucchi, due leghisti - e non sembri un caso: la Lega e' sicuramente, fra tutti i partiti di governo e di opposizione, l'unico nel cui DNA si possono rintracciare gli afflati libertari, benche' spesso alcuni suoi esponenti sbandino in direzione di un benpensantismo retrivo e illiberale. Pagliarini ci ha deliziati con il ricordo della primitiva bocciatura dell'euro da parte di Prodi, Ciampi e Visco, prontamente dimenticata per esigenze di bottega. Personalita' di spicco del giornalismo, dell'intellettualita', dell'economia, quali Bracalini, Lottieri, Tesio, hanno affrontato temi aspri senza reticenze, davanti a una platea che non le avrebbe certo ammesse. Ultima, ma non marginale notazione, il rispetto svizzero per i tempi degli interventi: a dimostrazione che libertarismo non e' sinonimo di disordine e di menefreghismo. A questo punto, un consiglio per gli acquisti: sul sitohref="http://www.libertari.org. apparira' a giorni il Manifesto del Movimento. Nel frattempo, clima permettendo, qualcuno esibira' la t-shirt di 'Enclave', rivista facchiana meritoria per la diffusione delle nostre idee, con lo slogan "Non rubare, lo stato non vuole concorrenti".
Giovanni, da Torino
Giovanni, da Torino
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