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Cara ADUC

Lettera del consumatore

23 agosto 2005
Domanda 23 agosto 2005
Visitando il vs. sito, mi par di capire che vi occupiate anche di "questioni" collegate con l'ingresso (a vario titolo) di stranieri in Italia, cosi' vi scrivo per sottoporvi un caso, sperando che possiate darci un valido consiglio. Premetto che io sono cittadino italiano, sposato (dal 2003) con una cittadina dominicana, che da allora risiede qui in Italia con me, e che - gia' in occasioni precedenti (nb: sempre per turismo, durata fino a 90 giorni) - ho avuto modo di richiedere visti alle Ambasciate italiane di Santo Domingo (rispettivamente, nel 2002, per quella che poi sarebbe diventata mia moglie, e nel 2003 proprio per la sorella, mia cognata, di cui parlo qui oltre) e di Miami (nel 2004, per la madre, mia suocera, in occasione della nascita di ns. figlio). Verso maggio abbiamo pensato di invitare nuovamente qui da noi la sorella di lei, per trascorrere l'estate assieme, ospite in casa nostra. Poiche' -come detto- gia' in occasioni precedenti avevo richiesto visti, ed avevo quindi una certa pratica, mi aspettavo che. ci sarebbe voluto un po'. (di tempo, di fastidi, e di arrabbiature), ma onestamente pensavo che alla fine la logica, ed il buon senso (ed il precedente, rappresentato dal fatto di aver, quella stessa persona, gia' usufruito di un visto, ed essere rientrata senza storie alla scadenza dovuta) non potessero che portare ad una positiva conclusione. Invece... sentite qua che. odissea. (per confronto, rispetto a quanto segue, considerate che nel 2004 con l'Ambasciata di Miami, in occasione del visto per la madre, comunque cittadina dominicana ancorche' residente negli USA, tutto si era sbrigato in pochi giorni e con un paio di telefonate). Attorno a meta' maggio comincio' a telefonare, al numero dell'Ambasciata, per chiedere la fissazione di un appuntamento per conto di mia cognata, e per verificare che i documenti non siano cambiati (nonche' con l'intenzione di chiedere alcuni chiarimenti rispetto alle informazioni che ho trovato nel sito del MAE). Al numero "generico" un risponditore automatico invita, per questioni legate a visti, a chiamare un altro numero "dedicato", ovvero a scrivere ad un certo indirizzo mail. Peccato che a tale numero non risponda MAI nessuno (o meglio, e' quasi sempre occupato, e le poche volte che non lo e', appunto, non risponde nessuno). D'altronde, chiamando il "generico", ed arrivando a parlare con l'operatore, una signora -peraltro cortesissima- risponde di non poter far nulla, in tema di visti, e di doversi chiamare il numero apposito. Il 31-maggio, ormai piuttosto scocciato, scrivo anche una mail all'indirizzo indicatomi dal risponditore (e confermato dall'addetta al centralino "generale"). Nessun riscontro (ovviamente nel frattempo continuo anche a telefonare, sempre col medesimo esito negativo). Il 16-giugno, decisamente scocciato, scrivo -evidenziando il caso- una mail all'URP del MAE, che peraltro mi risponde subito (complimenti), dicendomi di aver girato la mia segnalazione all'Ambasciata interessata (rispondo ringraziando, e continuo a telefonare). Per farla breve (tralasciando altre curiosita', come l'invito, fattomi dalla -ribadisco cortese- centralinista, di fronte alle mie lamentele sul fatto di trovare il numero "dedicato" sempre occupato, ad aver pazienza ed a riprovare finche' avra' fortuna), il 29-giugno (ventinove giugno), ricevo finalmente una mail dall'Ambasciata di Santo Domingo (non mi cosi' e' chiaro se in risposta anche alla mia mail diretta o solo a quella giratagli dall'URP del MAE) in cui l'incaricato mi informa che ". ritorno oggi dalle ferie e leggo solo ora la sua e-mail del 16 giugno u. s. qui pervenutami per il tramite dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico. ", girandomi inoltre con l'occasione alcune informazioni sui visti (non quelle che avevo chiesto) ed invitandomi, eventualmente, a scrivere (ma io credevo di averlo gia' fatto, il 31-maggio, che scemo che sono!!!) per avere un appuntamento. Rispondo informando che il 26-giugno, finalmente (la fortuna?) ero riuscito a farmi rispondere da qualcuno (molto meno cortese delle centralinista, per inciso) al numero dedicato, ed a farmi fissare quel benedetto appuntamento. Appuntamento che ci viene fissato (il 26-giugno) per il 01-agosto. Arriva il fatidico giorno, mia cognata si reca presso l'Ambasciata (con tutti i documenti, miei e suoi richiesti) e la richiesta viene respinta. Ufficialmente senza nessuna spiegazione/motivazione; verbalmente, a quanto riferitomi da mia cognata, la motivazione addotta sarebbe che lei non lavora (infatti ha da poco terminato gli studi superiori -guarda caso il precedente visto turistico l'aveva avuto come "studente"- e la circostanza, unitamente -a scanso di equivoci- al fatto che le spese relative al viaggio le sostenevamo io e mia moglie, l'avevo evidenziata io stesso nella lettera di invito). Tanto per essere sicuro di quanto mi riferisce mia cognata scrivo di nuovo, chiedendo -se possibile- le motivazioni del rifiuto (in internet, nel sito del MAE, trovo anche uno stralcio del T. U. 286/1998 che dice che "il diniego del visto di ingresso o reingresso e' adottato con provvedimento scritto e motivato, che deve essere comunicato all'interessato unitamente alle modalita' di impugnazione e ad una traduzione in lingua a lui comprensibile. "), sperando di riuscire a ribaltare tale decisione, offrendo la ns. disponibilita' per qualsiasi approfondimento e/o messa a disposizione di ulteriore documentazione. Mi risponde sempre la medesima impiegata (che si firma "Il Cancelliere", e poi il nome) della mail del 29-giugno (che mi dice aver trattato personalmente la pratica di mia cognata), informandomi che ". La competenza del rilascio del visto e' della Rappresentanza diplomatico consolare che e' la sola responsabile dell'accertamento e della valutazione dei requisiti necessari per l'ottenimento del visto, nell'abito della propria discrezionalita'". (si, ricordo di averlo letto, in effetti, da qualche parte) e che ". Ai sensi della normativa vigente l'Ufficio Consolare non e' tenuto a fornire elementi di dettaglio relativi al rifiuto del visto per turismo. " (lo stralcio del T. U. riportato nel sito del MAE, e che ho citato poco sopra, non accennava ad una simile eccezione per i visti turistici). Ricordo molto bene (e sembra una beffa, ora) che l'impiegata che aveva rilasciato il precedente visto a mia cognata, nel 2003, al momento della riconsegna del passaporto "vistato", a mo' di paternale finale le aveva detto che, se si fosse comportata bene (=se fosse rientrata senza problemi, allo scadere dei 90 giorni), i successivi visti le sarebbero stati concessi senza particolari problemi, avendo ormai lei dimostrato di essere persona affidabile. S'e' visto !!! Arrivati a questo punto (e premesso che, di fronte a mia moglie, mi vergogno un po', se non dell'Italia e di essere italiano, quantomeno di certi suoi rappresentanti), chiedo a voi, a mo' di consiglio: - e' vero che, per visti turistici, non sono tenuti a nessuna spiegazione (scritta) circa il rifiuto dello stesso ??? - ha un senso seguire la via indicatami, dalla stessa Ambasciata, e fare ricorso al TAR del Lazio, contro la decisione ??? A che trafila (e che costi) si andrebbe incontro ??? e con quali speranze ??? Oppure tanto vale che ci rassegniamo, e quando mia moglie voglia rivedere la sorella andiamo noi la' da lei (il rifiuto del visto le e' stato annotato sul passaporto, infatti, e temo che cio' ostacolera' ogni ulteriore sua richiesta di visto in futuro)??? Esistono altre ragionevoli alternative (diverse dal visto turistico) che possano consentire a mia cognata di farci visita (e magari con validita' ripetitiva, senza dover ripetere ogni volta una simile odissea)??? Grazie anticipatamente per i consigli che potrete darmi. Ps: gia' che ci siamo, posto che nostra madre e' piuttosto anziana ormai, e che noi figli siamo fuori casa tutto il giorno per lavoro, che possibilita' avremmo, e che trafila burocratica occorrerebbe seguire, se pensassimo di chiedere a mia cognata di venire a farle da "badante"??? E che reali possibilita' ci sarebbero (ho letto in giro di bandi, e di un regime di "quote", praticamente gia' esaurite prima ancora che il relativo bando sia pubblicato)???

Risposta ADUC
Purtroppo la quantita' e la qualità dei questiti da lei formulati richiederebbe un approfondimento ulteriore di quello che e' in nostro potere effettuare. In ogni caso, tenteremo di sintetizzare come segue:
1. Il diniego di un visto di ingresso per turismo o lo si impugna al Tar (via costosa, spesso lunga e da far attuare comunque anche in caso di vittoria alle stesse autorita' consolari...) ovvero, si cerca di far ragionare l'amministrazione che puo' in ogni momento ripensare alla propria decisione.
2. in assenza di motivazione scritta non si ha un diniego, ma un
"silenzio" anch'esso impugnabile al Tar (costoso, lungo e in ogni caso da far applicare alla stessa autorita' silente... anche in caso di vittoria).
3. Contro il silenzio, se pur si hanno poche vie pratiche ed effettive da un punto di vista legale, rimane comunque l'intimazione scritta all'autorita' consolare, minacciando di adire le vie legali (danni civili e omissione d'atti d'ufficio) se entro trenta giorni non si pronunciano in merito al visto richiesto ovvero non comunicano le ragioni del ritardo;
4. Gli ingressi annui con il sistema delle quote sono pressoche' una lotteria che non garantisce l'inserimento in Italia. Purtroppo allo stato rimangono ingressi difficilissimi, che vale comunque la pena di tentare.
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