Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
16 agosto 2005
Gentili signori, Vi scrivo per segnalare quello che a mio vedere e' un autentico scandalo: peggio del classico "rubare le caramelle ai bambini", visto che la vittima e' una pensionata invalida e l' "orco" e' nientemeno che l'INPS. Mia madre godeva (si fa per dire) di una pensione minima pari a 420 euro, integrata dalla maggiorazione sociale e dal relativo incremento che portavano alla lussuriosa cifra di 543, 79 euro. A febbraio di quest'anno viene purtroppo a mancare improvvisamente mio padre, e scatta la reversibilita' a favore di mia madre. Successivamente, l'INPS congloba le due pensioni (la minima di mia madre piu' la reversibilita') in un'unica pensione. Tutto bene sino a qualche giorno fa, quando dall'INPS arriva la seguente comunicazione: in base a una "riliquidazione", a partire dal gennaio 2005 la pensione di mia madre viene ridotta a 412,18 euro, e come se non bastasse l'Istituto chiede la restituzione di 1.052,88 euro. Cosa e' successo? Presso gli uffici spiegano: siccome ora la pensione percepita da mia madre e' costituita dalla sua vecchia minima Piu' la quota di reversibilita', e' divenuta una pensione "ricca". Pertanto l'istituto non riconosce piu' l'integrazione della vecchia pensione minima di mia madre (confluita, come detto, nella pensione costituita anche dalla reversibilita'), e quindi pretende la restituzione delle integrazioni versate a partire dal 1° gennaio 2005. Come se l' "arricchimento" improvviso di mia madre fosse avvento gia' a inizio anno, e non dalla scomparsa di mio padre. Non so se sono riuscito a spiegare quello che e' un basso espediente contabile, anzi un giochetto delle tre carte, ma la sostanza e' chiara: a una persona che sino a sei mesi fa viveva con la pensione propria e quella del marito, ora che e' divenuta vedova non solo si sottrae il 40 per cento della pensione del coniuge deceduto - e vabbe', e' inevitabile - ma le si decurta anche quella che in origine era la sua pensione minima, ora conglobata in un'unica pensione. E per di piu' le si richiede di restituire le somme relative all'integrazione non a partire da marzo di quest'anno - da quando cioe' e' mutata la sua condizione previdenziale - ma da gennaio. (Ma non potevano ricalcolare tutto da subito, evitando cosi' l'accumularsi di questo odioso presunto "debito" da parte nostra?). Una vergogna, piu' che un paradosso. Soprattutto perche' colpisce i piu' poveri: se infatti la pensione personale di mia madre in origine fosse stata "ricca", ovvero non avesse richiesto l'integrazione, l'INPS ora non avrebbe decurtato un bel niente ne' avrebbe preteso restituzioni da latrocinio. Tutto cio' mi pare palesemente essere una sperequazione palesemente ingiusta, stupida e ottusa. Insomma: si parla di famiglie in difficolta', e tutto quello che l'Istituto di previdenza sa fare e' sottrarre 150 euro al mese a una persona che sta gia' facendo i conti con la perdita del coniuge e tutte le difficolta' di una vita con la meta' della pensione del marito? Ma di cosa credono che debba vivere una famiglia? Delle promesse del governo? Oppure credono che quando muore un padre, improvvisamente bollette, benzina, affitto, ecc. costino magicamente di meno? Personalmente sono disoccupato, e contribuisco come posso all'economia di casa. Purtroppo non ho neppure fratelli o altri parenti che possano venire in soccorso in questo momento difficile sul piano morale quanto economico. E in questo contesto, arriva l'intervento provvidenziale dell'INPS. Per inciso, se l'INPS non adottasse il trucco contabile di fondere le due pensioni (la minima di mia madre e la reversibilita') in una sola, che appare cosi' ben piu' elevata essendo la sommatoria di due pensioni inizialmente distinte, mi pare logico che avrebbe dovuto continuare a corrispondere l'integrazione. Questa lettera ha un solo scopo: come unico figlio, e' mia intenzione oppormi a questa vergogna. E' mia intenzione adire tutte le vie possibili per sollevare questo problema che credo non interessi unicamente il caso specifico di mia madre, ma abbia piu' a che fare con i criteri di equita' e buon senso. La mia domanda e': la Vostra associazione e' disponibile a combattere al mio fianco questa battaglia di giustizia sociale? In caso positivo, non esistate a contattarmi a questo indirizzo e-mail o al telefono 347.14.12.051. Saro' ben lieto di fornire ulteriori indicazioni. In caso contrario - scusatemi - oltre che della correttezza di questo Stato dovro' dubitare anche dell'utilita' di associazioni come la Vostra. Distinti saluti.
Piergiorgio, da Quartu Sant'Elena/Cagliari
Piergiorgio, da Quartu Sant'Elena/Cagliari
Risposta ADUC
Ma sa che e' proprio un bel tipo! O la si aiuta o non serviamo a nulla. Ma chi si crede di essere, il centro del mondo e delle disgrazie di questo nostro sistema economico e politico? Noi siamo qui per svolgere un servizio gratuito di crescita economica e civica dei cittadini consumatori e non ci piace avere a che fare con chi scrive cose come la sua. E' bene esser chiari, gentile signore, perche' noi non siamo al suo servizio e -e' bene ribadirlo- dei soldi che lei da' allo Stato, a noi non arriva nenache un centesimo. Detto questo, le premettiamo che se lei fosse stato piu' attento nel capire a chi si stava rivolgendo, avrebbe visto che il problema pensionistico non lo trattiamo perche' non e' nostra materia, ma di associazioni sindacali e di pensionati, di cui la nostra societa' pullula ad ogni angolo. Non solo, ma avrebbe verificato che non ci prendiamo a cuore questo o quell'altro problema, ma diamo indicazioni sulle norme e sulle leggi perche' ognuno possa fare da se' o, la limite, col supporto di un legale. Per cui, se vuole fare un ricorso, non ha bisogno di noi che con la bacchetta magica le diciamo come fare, ma di qualcuno che prenda visione di tutta la documentazione, faccia un po' di calcoli, cerchi di ben comprendere i motivi per cui l'Inps ha fatto questa probabile ingiustizia, e verifichi se ci sono gli estremi per rivalersi o se e' solo una perdita di tempo. Anche volendo (e la sua questione ci pare semplice, quindi non si socraggi) a distanza non potremmo aiutarla.
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