Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
29 luglio 2005
Prendendo spunto dalle note vicissitudini dei viaggi con destinazione Sharm El Sheikh (tra l'altro, anch'io sono uno di quei poveri sfigati padri di famiglia che di fronte alle soluzioni capestro proposte dai tour operator, che in alternativa non offrivano altro che una scarsissima scelta di viaggi sostitutivi a prezzi superiori mediamente del 30-40% rispetto a quello gia' saldato per Sharm, non ha potuto far altro che accettare il famoso "buono" da utilizzarsi entro la fine d'ottobre per l'acquisto di un nuovo pacchetto vacanza, sempre che impegni di lavoro e scolastici lo permettano), vorrebbe fare alcuni considerazioni sul tema "penalita' d'annullamento". Solo semplici considerazioni, molto alla buona, sulla falsariga de "i quattro conti della serva". Il tour operator da me scelto prevede penalita' del 30% se la disdetta avviene entro 18 giorni dalla partenza, del 50% se entro 10 giorni, del 75% se entro 3 giorni, del 100% oltre tale scadenza. Le penalita' operate da altri tour operator sono praticamente simili. L'istituto della penalita' e' sacrosanto: ognuno e' liberissimo di non ottemperare agli obblighi assunti in sede di conclusione di contratto, nel nostro caso ognuno nelle vesti di vacanziere e' liberissimo di non fare la vacanza gia' prenotata, ma deve subire le conseguenze di tale sua scelta, cioe' essere penalizzato economicamente tramite una sorta di multa. E tanto piu' e' "pesante" la penalita', tanto maggiore sara' la probabilita' che il viaggiatore ottemperi ai propri impegni assunti, cioe' effettui il viaggio concordato col tour operator. In ogni caso, la "pesantezza" della penalita' deve aver un fondamento piu' o meno oggettivo col danno subito dalla controparte. Tuttavia qui i conti non tornano: io viaggiatore che decido di non partire pago la penalita'. giusto! Ma se, al contrario, e' il tour operator che annulla il viaggio? che invece di mandarmi nell'albergo a 5 stelle, come concordato, mi manda in uno a 4 stelle? Che pubblicizza sul catalogo la fotografia datata di un albergo "nuovo di zecca", mentre l'attuale situazione e' quella di un albergo in condizioni semifatiscenti? Correggetemi se sbaglio, ma nulla e' stabilito a priori in materia di penalita' a carico del tour operator: Tutto e' rimesso all'oggettivo (o soggettivo?) giudizio di un giudice o di un conciliatore a seguito di una controversia legale attivata (a quali costi di tempo e di denaro? E con quale alea di risultato?) dal malcapitato viaggiatore. Se la situazione e' questa, allora ci troviamo di un fronte alla classica bilancia con due pesi e due misure! Permettetemi di fare un'ultima considerazione pertinente col caso Sharm. Una considerazione che mi ha visto realmente parte in causa. Una considerazione con risvolti sia economici che di buon gusto e correttezza professionale. E' fuori di dubbio che cio' che di tragico e' successo a Sharm non e' certamente addebitabile al mio tour operator. tuttavia, se permettete, anche il sottoscritto ne e' estraneo. Ebbene, poiche' non e' il caso di barcamenarsi con una vacanza in una localita' del genere, a maggior ragione se con un figlio di 10 anni, provo a percorrere la strada del pagamento della penalita' e mi faccio quattro conti in tasca: la penalita' del 50% corrisponderebbe a circa 1100 euro. non male per un semplice impiegato come il sottoscritto! . sarebbe come lavorare gratis per un mese a tutto vantaggio del tour operator! . in definitiva e' una soluzione non percorribile. Ci penso ancora su ed arrivo a dire fra me e me: "poiche' la penalita' dovrebbe essere oggettivamente proporzionale col danno subito dal tour operator, e' mai possibile che questo subisce una perdita di 1000/1100 euro? Col terrorismo di mezzo, semmai dovra' anche lui subire penalita' a favore di albergatore e vettore aereo, queste a quanto ammonteranno? A 300 euro? E 400 euro? La differenza, cioe' l'utile guadagnato col sottoscritto, ammonterebbe a 700/800 euro. niente male per un servizio di semplice prenotazione reso al sottoscritto! E senza che nessuno, Astoi e governo in testa, abbia minimamente pensato di venire concretamente incontro (nel senso di una diminuzione della penalita', con decisione una tantum per solo questa circostanza) a quei poveri cristi di viaggiatori che avrebbero potuto optare per l'annullamento della vacanza non perche' per schiribizzolo cosi' avevano deciso, ma per oggettiva mancanza di garanzie di incolumita' personale ed ambientale!". Se ho detto qualche fregnaccia fatemelo notare, ma gradirei conoscere come la pensate.
Marco, da Castelfiorentino
Marco, da Castelfiorentino
Risposta ADUC
No, fregnacce no :-), sono riflessioni e stimoli. Su una cosa ha ragione; su un'altra, a nostro avviso, torto. Partiamo da quest'ultima: quando si fa un contratto ci sono due parti che si impegnano, il viaggiatore a pagare e l'operatore a erogare il servizio e lo scrivono nero su bianco. Se il viaggiatore non paga la penale, l'operatore cosa fa? Gliela chiede e, nel caso, va in tribunale. Se l'operatore non da' il servizio previsto, il viaggiatore cosa fa? Gli chiede il rimborso e, caso mai, va in tribunale. Dov'e' che lei vede una differenza? Secondo noi si e' fatto condizionare dal fatto che e' molto piu' frequente il viaggiatore che va in tribunale rispetto all'operatore, e questo l'ha indotto a credere che ci sia una sperequazione. Ha ragione invece sull'entita' delle penalita' e sulla mancanza di trasparenza rispetto a quanto realmente viene "perduto". E le aggiungiamo che, secondo noi, per un operatore o un'agenzia (va visto caso per caso) spesso e' piu' conveniente il viaggiatore che non parte e paga le penali rispetto al viaggiatore che parte e sul cui viaggio guadagna la propria percentuale. Ma come dimostriamo queste nostre chiacchere da bar? Allo stato non c'e' modo, quindi prendiamole come chiacchiere :-). Infine, noi crediamo che occorre una profonda modifica nell'attuale modo di impostare le regole di questo mercato, cosi' come lo abbiamo indicato in questo comunicato: clicca qui
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