Cara ADUC
Iscrizione anagrafe di un comunitario
Domanda
31 maggio 2011
La mia compagna, una cittadina polacca che lavora regolarmente in Italia, munita di tutti i documenti dello stato d'origine (passaporto e carta di identità), nonché di codice fiscale italiano, si è recata agli uffici anagrafici del Comune di Roma per chiedere l'iscrizione all'Anagrafe della popolazione, ottenere il domicilio (presso di me) e, successivamente in
virtù di tali adempimenti, il rilascio della carta di identità per stranieri.
Gli uffici non solo non hanno ritenuto sufficiente la presentazione di un regolare contratto di lavoro a tempo determinato (pretendono la prova dei versamenti e/o delle comunicazioni all'Inps: adempimento di cui non fa cenno l'art 9 del D.lgs 30 2007 attuativo della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri), ma non intendono accettare
neppure l'autocertificazione dello stato civile (nello specifico del proprio stato nubile), come invece espressamente prevede il D.P.R 445 DEL 2000 che all'art 3 dispone che le disposizioni legislative e regolamentari del testo unico si applicano tanto ai cittadini italiani quanto ai cittadini comunitari.
Effettivamente una circolare del ministero dell'Interno risalente al 2008 specifica che in caso di lavoro subordinato il lavoratore comunitario come prova della sussistenza del rapporto di lavoro può (o deve?) esibire l'ultima busta paga o la ricevuta di versamento all'Inps, ma anche ammettendo la legittimità di una tale interpretazione riduttiva del dettato legislativo del D. Lgs 30 2007 da parte di una circolare ministeriale, non ho tuttavia
trovato nessun atto normativo primario che abroghi o interpreti estrittivamente l'art 3 del DPR 445 sull'autocertificazione, anche per i cittadini membri dell'Ue.
Ciò nonostante gli uffici dell'Anagrafe hanno rifiutato detta autocertificazione pretendendo un certificato, tradotto, proveniente dall'autorità consolare polacca. A parte i tempi burocratici necessari (al consolato chiedono due mesi questo semplice documento), ritengo che in base alla normativa vigente quella degli uffici del Comune sia una richiesta
illegittima, e si possa palesare come violazione dei doveri d'ufficio.
Potete confortarmi al proposito e, se del caso, indicare quali sono gli adempimenti effettivamente richiesti dalla legge e quali invece dalla discrezionalità (illegittima) dell'autorità amministrativa?
Grazie
Distinti saluti
Marco, da Roma
virtù di tali adempimenti, il rilascio della carta di identità per stranieri.
Gli uffici non solo non hanno ritenuto sufficiente la presentazione di un regolare contratto di lavoro a tempo determinato (pretendono la prova dei versamenti e/o delle comunicazioni all'Inps: adempimento di cui non fa cenno l'art 9 del D.lgs 30 2007 attuativo della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri), ma non intendono accettare
neppure l'autocertificazione dello stato civile (nello specifico del proprio stato nubile), come invece espressamente prevede il D.P.R 445 DEL 2000 che all'art 3 dispone che le disposizioni legislative e regolamentari del testo unico si applicano tanto ai cittadini italiani quanto ai cittadini comunitari.
Effettivamente una circolare del ministero dell'Interno risalente al 2008 specifica che in caso di lavoro subordinato il lavoratore comunitario come prova della sussistenza del rapporto di lavoro può (o deve?) esibire l'ultima busta paga o la ricevuta di versamento all'Inps, ma anche ammettendo la legittimità di una tale interpretazione riduttiva del dettato legislativo del D. Lgs 30 2007 da parte di una circolare ministeriale, non ho tuttavia
trovato nessun atto normativo primario che abroghi o interpreti estrittivamente l'art 3 del DPR 445 sull'autocertificazione, anche per i cittadini membri dell'Ue.
Ciò nonostante gli uffici dell'Anagrafe hanno rifiutato detta autocertificazione pretendendo un certificato, tradotto, proveniente dall'autorità consolare polacca. A parte i tempi burocratici necessari (al consolato chiedono due mesi questo semplice documento), ritengo che in base alla normativa vigente quella degli uffici del Comune sia una richiesta
illegittima, e si possa palesare come violazione dei doveri d'ufficio.
Potete confortarmi al proposito e, se del caso, indicare quali sono gli adempimenti effettivamente richiesti dalla legge e quali invece dalla discrezionalità (illegittima) dell'autorità amministrativa?
Grazie
Distinti saluti
Marco, da Roma
Risposta ADUC
ciò che non è previsto dalla normativa da lei citata non crediamo sia dovuto pena l'inconcedibilità della carta di soggiorno. Si faccia valere con una lettera raccomandata A/R di messa in mora nei confronti dell'amministrazione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora_8675.php
ADUC Immigrazione - http://immigrazione.aduc.it/
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora_8675.php
ADUC Immigrazione - http://immigrazione.aduc.it/
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti