Cara ADUC
Imposizione del digitale terrestre
Domanda
16 dicembre 2009
Vi preavviso che la presente è un po' lunga, ma sono certo che, una volta intrapresa la lettura la porterete anche a termine. INOLTRE, PREGO I DESTINATARI CHE RICEVERANNO LA PRESENTE, DI VOLER ASTENERSI DALLA LETTURA E/O RISPOSTA NEL CASO Ciò DOVESSE COMPORTARMI ONERI DI QUALSIASI NATURA
p r e m e s s a
Anche se è stata sancita, in sede di giudizio, la legittimità costituzionale del canone radiotelevisivo, e su questo assolutamente non si discute; di contro, il non connettere alla banda larga un numero elevato di cittadini, ma (secondo me) anche il non connettere un unico cittadino, perché mancanti di strumenti appropriati, sia economici che cognitivi, potrebbe essere considerata una lesione di diritti costituzionalmente garantiti
Vedi in merito anche la Legge del 31 luglio 1997, n. 249, in materia di emanazione di "direttive concernenti i livelli generali di qualità dei servizi e per l'adozione, da parte di ciascun gestore, di una carta del servizio recante l'indicazione di standard minimi per ogni comparto di attività" (art. 1, co. 6, lett. b, numero 2). E anche D.L.21.2.88 N. 246 - Legittimità Costituzionale.
p r e m e s s o c i ò,
preciso, che, quanto scritto, non vuole essere, e non è, un atto di accusa; ma semplicemente una protesta con le peculiarità di un'interrogazione multifronte, alla quale spero, qualcuno vorrà rispondere in maniera esplicativa, al quesito che porrò di seguito:
possibile che non ci si possa opporre all'imposizione del digitale terrestre, con l'obbligo di acquisto dei decoder o televisori abilitati?
Effettivamente, ho due decoder, ma per libera scelta (uno regalatimi e l'altro in prestito); oltretutto, non riesco nemmeno più a fruirne, come ricezione intendo, sembra che (leggenda metropolitana?) abbiano spostato i ripetitori e andrebbero resettati, oppure io non sono capace a sintonizzarli.
Credo, almeno per quanto riguarda l'Emittente pubblica, essendoci l'imposizione di un pagamento a fronte di un servizio, si possa cercare di far valere i propri diritti. Anche se il termine usuale è rimasto identico, il significato è stato opportunamente variato; pertanto, dicasi Canone (vedi anche abbonamento), ma di fatto è una Tassa di Proprietà. Conseguentemente, o si usa la terminologia corretta, oppure, visto che la stessa Emittente pubblica utilizza la terminologia popolarmente in uso; credo, che, si possa parlare di un rapporto contrattuale tra le parti, erogatore-fruitore di servizio. In tal caso rientrerebbe nella fattispecie del contratto di fatto, anomalo, ma pur sempre un contratto e, come tale, subordinato a quanto dettato dal Codice Civile (Libro 6: Della tutela dei diritti - Titolo IV: Della tutela giurisdizionale dei diritti), che personalmente cerco di rispettare, come tutte le altre Disposizioni Istituzionali, al massimo delle mie capacità.
Comunque, o si chiama tale balzello con il proprio nome; altrimenti, in caso contrario, credo si configuri, in qualche maniera, una inadempienza contrattuale (come citato al paragrafo precedente) e, pertanto, eccepibile e contestabile come una "variazione unilaterale delle condizioni contrattuali", che legittimerebbe una richiesta di fornitura gratuita dei decoder, idonei alla ricezione o, addirittura, il cambio di tutti gli apparecchi televisivi e relativa integrazione dell'impianto antennistico (se necessario). Ciò sarebbe esigibile da parte dell'utente, come adempimento contrattuale, nei confronti dell'Emittente pubblica. Ovviamente, solo da parte dei soggetti che pagano il servizio (vedi "canone" oppure "abbonamento") e, pertanto, deve essere garantita una fornitura e/o fruizione del servizio, che corrisponda ai dettami dei parametri qualitativi basilari, come riscontrati in fase di instaurazione del rapporto tra le parti (che avviene tramite l'acquisizione di un apparecchio TV e conseguente pagamento del bollettino URAR); la questione cambia aspetto se quanto paghiamo è effettivamente una tassa sulla proprietà. In ogni caso, qui, minacciano, implicitamente e palesemente, addirittura di oscurarci.
Ritengo, che è fatta comunque salva, la facoltà e riserva di rivalsa, da parte dell'utente, nei confronti dell'Emittente pubblica e, perché no (?), verso eventuali terzi, per i maggiori oneri e disagi che da ciò ne derivano, salvo che la o le emittenti no ripristino il servizio minimo garantito per definizione.
Vi prego di non stare a citare le eventuali agevolazioni economiche, passate, in corso o future, o l'alta risoluzione e la molteplicità dei programmi e/o canali, che non sono altro che lo zuccherino, che ci viene propinato in maniera palese, e forse anche occulta (attenzione non sto insinuando l'utilizzo di messaggi subliminali, di fatto proibiti). Tutto ciò, per portarci ad accettare pian pianino a bere la cicuta economica e esistenziale.
Spero possiate e vogliate aiutarmi, anche se, contestualmente, effettuerò delle ricerche per conto proprio, e nel caso dovessi rinvenire qualcosa, mi riservo di inviare comunicazione di messa in mora o diffida con ingiunzione di adempimento contrattuale, e non solo nei confronti dell'Emittente di Stato ma anche, compatibilmente con quanto normato dal Legislatore, nei confronti delle altre emittenti di rilevanza peninsulare. In quest'ultimo caso, devo verificare se la messa in onda, dichiaratamente gratuita, di programmi audio e video, possa essere paragonata a un contratto di comodato gratuito, il quale, pur non comportando oneri, deve comunque rispettare delle disposizioni di Legge.
Non mi faccio illusioni, il "canone" o "abbonamento" in realtà è una tassa sulla proprietà di prodotti riproducenti immagini, suoni o ibridi (terminali con scheda video idonea alla ricezione di immagini via etere o cavo - vedi PC), vedesi bollo auto variato in tassa di proprietà. Come tale, la si deve pagare (Nota: personalmente l'ho sempre pagata). Che tali apparecchi siano spenti, o li si usi, il "canone" va pagato. A nulla valgono le crociate intraprese da varie associazioni di consumatori, che spiegano come poter aggirare il pagamento dell'"utenza"; perché, se effettivamente è una tassa, il non pagamento ci renderebbe evasori fiscali.
Ma qui stiamo parlando della ricezione televisiva, che sarà possibile unicamente tramite un decoder delle bande delle trasmissioni digitali terrestri. Ma vi rendete conto di come possa ciò influire sull'economia familiare? Tale disagio economico grava non solo sui meno abbienti, definiti tali secondo i parametri ISTAT; ma risulterà essere anche un peso per quei soggetti economicamente non proprio indipendenti, tra i quali credo di dovermi, mio malgrado, collocare. Dato di fatto è, che molti rinunciano al mangiare e al vestirsi pur di acquistarsi i "pacchetti" di partite, film o abbonarsi a quella "pay-tv" sotto mentite spoglie. Di contro c'è chi smette di fumare nell'arco di un giorno, anche se fumava una scatola intera di sigari o due pacchetti di sigarette.. Sto divagando. Smetto. Preciso comunque, che quanto detto in quest'ultimo passaggio, non era una sorta di piagnucolare all'italiana, ma, ribadisco, un dato di fatto.
Concludo la presente con la seguente annotazione: siamo in uno Stato Libero, dove, sempre rimanendo nei termini consentiti dalla Legge, si può esercitare la facoltà di Opposizione o del Libero Arbitrio; ma, in questo caso, avvalendosene vorrebbe dire rimanere senza programmi televisivi.
Forse mi sono dilungato e ho divagato un po' troppo? Ma in effetti necessario, vista la complessità del tema. NON BASTA AVVISARE PER TEMPO L'UTENZA CREDENDO DI DARE COSì LEGITTIMITà AL PROPRIO OPERATO
p r e m e s s a
Anche se è stata sancita, in sede di giudizio, la legittimità costituzionale del canone radiotelevisivo, e su questo assolutamente non si discute; di contro, il non connettere alla banda larga un numero elevato di cittadini, ma (secondo me) anche il non connettere un unico cittadino, perché mancanti di strumenti appropriati, sia economici che cognitivi, potrebbe essere considerata una lesione di diritti costituzionalmente garantiti
Vedi in merito anche la Legge del 31 luglio 1997, n. 249, in materia di emanazione di "direttive concernenti i livelli generali di qualità dei servizi e per l'adozione, da parte di ciascun gestore, di una carta del servizio recante l'indicazione di standard minimi per ogni comparto di attività" (art. 1, co. 6, lett. b, numero 2). E anche D.L.21.2.88 N. 246 - Legittimità Costituzionale.
p r e m e s s o c i ò,
preciso, che, quanto scritto, non vuole essere, e non è, un atto di accusa; ma semplicemente una protesta con le peculiarità di un'interrogazione multifronte, alla quale spero, qualcuno vorrà rispondere in maniera esplicativa, al quesito che porrò di seguito:
possibile che non ci si possa opporre all'imposizione del digitale terrestre, con l'obbligo di acquisto dei decoder o televisori abilitati?
Effettivamente, ho due decoder, ma per libera scelta (uno regalatimi e l'altro in prestito); oltretutto, non riesco nemmeno più a fruirne, come ricezione intendo, sembra che (leggenda metropolitana?) abbiano spostato i ripetitori e andrebbero resettati, oppure io non sono capace a sintonizzarli.
Credo, almeno per quanto riguarda l'Emittente pubblica, essendoci l'imposizione di un pagamento a fronte di un servizio, si possa cercare di far valere i propri diritti. Anche se il termine usuale è rimasto identico, il significato è stato opportunamente variato; pertanto, dicasi Canone (vedi anche abbonamento), ma di fatto è una Tassa di Proprietà. Conseguentemente, o si usa la terminologia corretta, oppure, visto che la stessa Emittente pubblica utilizza la terminologia popolarmente in uso; credo, che, si possa parlare di un rapporto contrattuale tra le parti, erogatore-fruitore di servizio. In tal caso rientrerebbe nella fattispecie del contratto di fatto, anomalo, ma pur sempre un contratto e, come tale, subordinato a quanto dettato dal Codice Civile (Libro 6: Della tutela dei diritti - Titolo IV: Della tutela giurisdizionale dei diritti), che personalmente cerco di rispettare, come tutte le altre Disposizioni Istituzionali, al massimo delle mie capacità.
Comunque, o si chiama tale balzello con il proprio nome; altrimenti, in caso contrario, credo si configuri, in qualche maniera, una inadempienza contrattuale (come citato al paragrafo precedente) e, pertanto, eccepibile e contestabile come una "variazione unilaterale delle condizioni contrattuali", che legittimerebbe una richiesta di fornitura gratuita dei decoder, idonei alla ricezione o, addirittura, il cambio di tutti gli apparecchi televisivi e relativa integrazione dell'impianto antennistico (se necessario). Ciò sarebbe esigibile da parte dell'utente, come adempimento contrattuale, nei confronti dell'Emittente pubblica. Ovviamente, solo da parte dei soggetti che pagano il servizio (vedi "canone" oppure "abbonamento") e, pertanto, deve essere garantita una fornitura e/o fruizione del servizio, che corrisponda ai dettami dei parametri qualitativi basilari, come riscontrati in fase di instaurazione del rapporto tra le parti (che avviene tramite l'acquisizione di un apparecchio TV e conseguente pagamento del bollettino URAR); la questione cambia aspetto se quanto paghiamo è effettivamente una tassa sulla proprietà. In ogni caso, qui, minacciano, implicitamente e palesemente, addirittura di oscurarci.
Ritengo, che è fatta comunque salva, la facoltà e riserva di rivalsa, da parte dell'utente, nei confronti dell'Emittente pubblica e, perché no (?), verso eventuali terzi, per i maggiori oneri e disagi che da ciò ne derivano, salvo che la o le emittenti no ripristino il servizio minimo garantito per definizione.
Vi prego di non stare a citare le eventuali agevolazioni economiche, passate, in corso o future, o l'alta risoluzione e la molteplicità dei programmi e/o canali, che non sono altro che lo zuccherino, che ci viene propinato in maniera palese, e forse anche occulta (attenzione non sto insinuando l'utilizzo di messaggi subliminali, di fatto proibiti). Tutto ciò, per portarci ad accettare pian pianino a bere la cicuta economica e esistenziale.
Spero possiate e vogliate aiutarmi, anche se, contestualmente, effettuerò delle ricerche per conto proprio, e nel caso dovessi rinvenire qualcosa, mi riservo di inviare comunicazione di messa in mora o diffida con ingiunzione di adempimento contrattuale, e non solo nei confronti dell'Emittente di Stato ma anche, compatibilmente con quanto normato dal Legislatore, nei confronti delle altre emittenti di rilevanza peninsulare. In quest'ultimo caso, devo verificare se la messa in onda, dichiaratamente gratuita, di programmi audio e video, possa essere paragonata a un contratto di comodato gratuito, il quale, pur non comportando oneri, deve comunque rispettare delle disposizioni di Legge.
Non mi faccio illusioni, il "canone" o "abbonamento" in realtà è una tassa sulla proprietà di prodotti riproducenti immagini, suoni o ibridi (terminali con scheda video idonea alla ricezione di immagini via etere o cavo - vedi PC), vedesi bollo auto variato in tassa di proprietà. Come tale, la si deve pagare (Nota: personalmente l'ho sempre pagata). Che tali apparecchi siano spenti, o li si usi, il "canone" va pagato. A nulla valgono le crociate intraprese da varie associazioni di consumatori, che spiegano come poter aggirare il pagamento dell'"utenza"; perché, se effettivamente è una tassa, il non pagamento ci renderebbe evasori fiscali.
Ma qui stiamo parlando della ricezione televisiva, che sarà possibile unicamente tramite un decoder delle bande delle trasmissioni digitali terrestri. Ma vi rendete conto di come possa ciò influire sull'economia familiare? Tale disagio economico grava non solo sui meno abbienti, definiti tali secondo i parametri ISTAT; ma risulterà essere anche un peso per quei soggetti economicamente non proprio indipendenti, tra i quali credo di dovermi, mio malgrado, collocare. Dato di fatto è, che molti rinunciano al mangiare e al vestirsi pur di acquistarsi i "pacchetti" di partite, film o abbonarsi a quella "pay-tv" sotto mentite spoglie. Di contro c'è chi smette di fumare nell'arco di un giorno, anche se fumava una scatola intera di sigari o due pacchetti di sigarette.. Sto divagando. Smetto. Preciso comunque, che quanto detto in quest'ultimo passaggio, non era una sorta di piagnucolare all'italiana, ma, ribadisco, un dato di fatto.
Concludo la presente con la seguente annotazione: siamo in uno Stato Libero, dove, sempre rimanendo nei termini consentiti dalla Legge, si può esercitare la facoltà di Opposizione o del Libero Arbitrio; ma, in questo caso, avvalendosene vorrebbe dire rimanere senza programmi televisivi.
Forse mi sono dilungato e ho divagato un po' troppo? Ma in effetti necessario, vista la complessità del tema. NON BASTA AVVISARE PER TEMPO L'UTENZA CREDENDO DI DARE COSì LEGITTIMITà AL PROPRIO OPERATO
Risposta ADUC
La ringraziamo della lettera che ci ha inviato per conoscenza e che pubblichiamo su Cara Aduc.
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Il libro Aduc su telefonia e Internet
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