Cara ADUC
Impianto fotovoltaico privato su tetto condominiale
Domanda
24 marzo 2009
Abito in condominio e vorrei installare un impianto fotovoltaico privato su una porzione del tetto condominiale.
Ho preso qualche informazione e nell'incertezza tra il dover chiedere il permesso alla assemblea condominiale oppure dare la sola comunicazione ai condomini abbiamo optato per la prima soluzione ma non è andata troppo bene.
Avevo, in accordo con l'Amm.re condom., fatto un calcolo approssimativo della superficie utile pro-capite da cui risultava che tutti avrebbero potuto installare un impianto uguale a quello che serve a me, utilizzando le planimetrie quotate in ns. possesso. Avevo anche onestamente ammesso che però non ero stato in grado (non essendo un tecnico) di calcolare e detrarre i coni d'ombra dei camini (e non avevo nemmeno considerato eventuali passaggi per manutenzioni varie al tetto)
Sebbene nessuno abbia ora l'intenzione di fare come me molti hanno paura che io voglia/possa danneggiarli per un loro eventuale impianto futuro, perciò abbiamo concluso una lunga assemblea con il seguente verbale:
"dopo discussione l'assemblea delibera all'unanimità di riservare ogni decisione solo dopo aver preso visione di uno studio di fattibilità eseguito dal medesimo tecnico che ha progettato e preventivato l'impianto della proprietà....(mio). Detto studio di fattibilità supportato dai disegni tecnici del tetto del fabbricato dovrà prevedere l'installazione di n°24 impianti individuali potenzialmente funzionanti".
Ora dal mio tecnico impiantista mi sono fatto fare n°2 progetti per la suddivisione del tetto in 24 aree potenzialmente funzionanti per un imp. FV (considerando i coni d'ombra, i camminamenti per le manutenzioni varie al tetto, canne fumarie, antenne, ecc.) e sono nella seguente situazione:
A- Se bisogna considerare che gli impianti FV debbano avere tutti uguale superficie sul tetto allora io dovrò ridurre le dimensioni del mio impianto di n°1 pannello (in tot. circa 1,6 mq) ma così facendo non riesco a coprire il mio fabbisogno energetico.
B- Se invece bisogna considerare che gli impianti debbano avere superficie proporzionata ai millesimi di proprietà allora io potrò installare il mio impianto completo ed anzi non occuperei nemmeno tutta la superficie a me spettante.
Data la mancanza di giurisprudenza consolidata al riguardo (almeno così mi è stato detto) e l'esistenza del solo articolo 1102 del Codice Civile (oltre agli 1117,1118 e 1119) a cui mi pare ci si possa interpellare, che consiglio/soluzione/indicazione mi potete dare?
-Qual'è il progetto corretto da presentare in assemblea? Quello per millesimi di proprietà oppure quello per parti uguali?
- Dovrò chiedere alla assemblea l'autorizzazione a procedere oppure darò solo una comunicazione che procederò in base al progetto presentato?
- altre idee/suggerimenti/soluzioni?
Grazie.
Mauro, da Imola (BO)
Ho preso qualche informazione e nell'incertezza tra il dover chiedere il permesso alla assemblea condominiale oppure dare la sola comunicazione ai condomini abbiamo optato per la prima soluzione ma non è andata troppo bene.
Avevo, in accordo con l'Amm.re condom., fatto un calcolo approssimativo della superficie utile pro-capite da cui risultava che tutti avrebbero potuto installare un impianto uguale a quello che serve a me, utilizzando le planimetrie quotate in ns. possesso. Avevo anche onestamente ammesso che però non ero stato in grado (non essendo un tecnico) di calcolare e detrarre i coni d'ombra dei camini (e non avevo nemmeno considerato eventuali passaggi per manutenzioni varie al tetto)
Sebbene nessuno abbia ora l'intenzione di fare come me molti hanno paura che io voglia/possa danneggiarli per un loro eventuale impianto futuro, perciò abbiamo concluso una lunga assemblea con il seguente verbale:
"dopo discussione l'assemblea delibera all'unanimità di riservare ogni decisione solo dopo aver preso visione di uno studio di fattibilità eseguito dal medesimo tecnico che ha progettato e preventivato l'impianto della proprietà....(mio). Detto studio di fattibilità supportato dai disegni tecnici del tetto del fabbricato dovrà prevedere l'installazione di n°24 impianti individuali potenzialmente funzionanti".
Ora dal mio tecnico impiantista mi sono fatto fare n°2 progetti per la suddivisione del tetto in 24 aree potenzialmente funzionanti per un imp. FV (considerando i coni d'ombra, i camminamenti per le manutenzioni varie al tetto, canne fumarie, antenne, ecc.) e sono nella seguente situazione:
A- Se bisogna considerare che gli impianti FV debbano avere tutti uguale superficie sul tetto allora io dovrò ridurre le dimensioni del mio impianto di n°1 pannello (in tot. circa 1,6 mq) ma così facendo non riesco a coprire il mio fabbisogno energetico.
B- Se invece bisogna considerare che gli impianti debbano avere superficie proporzionata ai millesimi di proprietà allora io potrò installare il mio impianto completo ed anzi non occuperei nemmeno tutta la superficie a me spettante.
Data la mancanza di giurisprudenza consolidata al riguardo (almeno così mi è stato detto) e l'esistenza del solo articolo 1102 del Codice Civile (oltre agli 1117,1118 e 1119) a cui mi pare ci si possa interpellare, che consiglio/soluzione/indicazione mi potete dare?
-Qual'è il progetto corretto da presentare in assemblea? Quello per millesimi di proprietà oppure quello per parti uguali?
- Dovrò chiedere alla assemblea l'autorizzazione a procedere oppure darò solo una comunicazione che procederò in base al progetto presentato?
- altre idee/suggerimenti/soluzioni?
Grazie.
Mauro, da Imola (BO)
Risposta ADUC
riteniamo che si debba far riferimento all'art. 1118 c.c., secondo cui il diritto di ogni condomino sulle parti comuni dell'edificio e' proporzionato al valore del piano o porzione di piano (espressi in millesimi). Se lei intende procedere, dovra' seguire le indicazioni emerse in sede di assemblea condominiale. Se gli altri non intenderanno installare gli impianti, riteniamo che non possano limitare il suo diritto ad installare il suo, sempre che cio' avvenga nel rispetto della stabilita' e sicurezza del fabbricato, del decoro architettonico e del godimento del tetto da parte di tutti gli altri condomini (art. 1120 c.c.).
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