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Cara ADUC

Gestione Patrimoniale Start della Banca Popolare di Bari

19 febbraio 2004
Domanda 19 febbraio 2004
Ho investito parte della mia liquidazione, quella cioe' che certamente non mi dovrebbe servire a breve termine, aderendo alla GPM 102 START serie giugno 2003 della Banca Popolare di Bari, con i seguenti obiettivi:.
- garantirmi alla scadenza il capitale iniziale.
- puntare sulla ripresa dell'azionario.
- eventualmente uscire anticipatamente (4 anni) qualora il guadagno complessivo rendesse tale uscita vantaggiosa.
Cosa ne pensate?
Cordiali saluti.
Guido, da Napoli

Risposta ADUC
Si tratta dell'ennesima gestione a capitale garantito, moda esplosa dopo le forti perdite cui la clientela e' incorsa negli ultimi anni. La gestione e' una GPM, vale a dire investe direttamente in titoli, a differenza delle GPF che investono in quote di fondi comuni e SICAV. Gia' qui abbiamo qualcosa che non quadra: una seria diversificazione in titoli non puo' essere effettuata con importi piccoli o medi. Pertanto, una gestione patrimoniale in titoli che accetti conferimenti minimi da 50mila euro inizia ad offrire un segnale di allarme: non e' che la gestione "personalizzata" non sia affatto personalizzata? La risposta, per esperienza, e' affermativa. Tutte le gestioni, in titoli ed in fondi comuni, sono vendute come "personalizzate" ma, in realta', non lo sono affatto, salvo che per patrimoni davvero molto elevati. Il gestore, infatti, compie le stesse scelte per tutti i clienti, effettuando le medesime operazioni per ciascuna delle gestioni. La gestione "Start" della BPB garantisce a scadenza il capitale conferito piu' il 2,5%: non appare uno sforzo eccessivo, dato che il 2,5% in cinque anni vuol dire poco meno dello 0,5% annuo (per la legge dell'interesse composto). Inizia, invece, ad apparire ridicolo nel momento in cui una delle commissioni previste a carico del cliente e' proprio il "Costo garanzia del capitale" che, guarda caso, ammonta al 2,5% del capitale conferito. In pratica, la Banca Popolare di Bari preleva il 2,5% al cliente, per poi offrirlo a scadenza come "rendimento garantito". Anzi, dopo cinque anni quel 2,5% varra' anche meno, per via dell'inflazione.
La garanzia opera solo a scadenza, e non se si decide di uscire prima: in tal caso, si vendono gli strumenti al prezzo corrente di mercato, che puo' anche essere inferiore rispetto al capitale iniziale. Passiamo agli altri costi della gestione: commissione di ingresso pari al 2,5% e commissione annua di gestione pari allo 0,225% trimestrale. Pertanto, spalmando la commissione di ingresso nei cinque anni (se si esce prima incide di piu', ovviamente, ed ecco perche' esistono le commissioni di ingresso) arriviamo ad un costo annuo della gestione pari a poco più dell'1,4%. Qui c'e' un altro campanello di allarme sulla "personalizzazione" del prodotto: l'1,4% e' una commissione di gestione media per un fondo comune bilanciato: come mai una gestione "personalizzata" costa come un fondo comune che, come sappiamo, investe il danaro dei clienti tutto assieme? Una vera gestione personalizzata presenta dei costi notevolmente superiori rispetto ad un fondo comune, ed invece la Banca Popolare di Bari non si fa pagare per il maggior servizio offerto: sono diventati filantropi nei confronti della clientela? Inoltre, appare strano che un prodotto tanto sofisticato non preveda anche commissioni di incentivo che, anzi, in genere crescono con la specializzazione dei prodotti. Altro segnale che qualcosa non quadra, pertanto. Un punto da chiarire: ovunque leggo di "capitale garantito" mentre poi si parla di data di "scadenza protezione": "capitale protetto" non vuol dire "capitale garantito". La differenza sta nel fatto che il meccanismo di protezione si applica sul mercato, ed e' soggetto alle condizioni dello stesso. Se, ad esempio, c'e' uno stop loss (taglio delle perdite) da applicare al livello 100, la vendita passa sul mercato ma non e' detto che passi a 100, perche' dipende dalle condizioni di mercato di quel momento: potrebbe passare a 95, ad esempio. Per approfondire il punto occorre verificare le clausole contrattuali.
Passiamo ai rendimenti: la banca ha l'obbligo di inviare trimestralmente il rendiconto della gestione. Nel rendiconto deve essere indicato, tra l'altro, il rendimento del benchmark (parametro di riferimento). Il benchmark deve essere indicato anche nel contratto. Trattandosi di prodotti personalizzati (a parole, come detto) la banca non e' tenuta a pubblicizzare i rendimenti delle proprie gestioni. Una valutazione del rendimento, quindi, e' possibile solo verificando lo stesso e raffrontandolo con un benchmark adeguato al prodotto: non poche volte, infatti, si sceglie un parametro facile, ad esempio un indice molto orientato sulle obbligazioni mentre la gestione e' azionaria.
Infine, la metodologia di gestione: non so quale sia, in quel periodo era molto di moda la CPPI, Costant Proportion Portfolio Insurance, che ha un grave difetto: se parte la protezione del capitale, tutto il danaro resta investito sull'obbligazionario fino al termine della gestione. Alcune gestioni partite poco prima di un forte movimento al ribasso delle borse hanno gia' visto scattare il meccanismo di protezione, ed i sottoscrittori non godranno altro che di rendimenti obbligazionari fino alla scadenza, anche in caso di forti rialzi dei mercati azionari. La Sua gestione e' stata sottoscritta nell'estate del 2003, e quindi l'eventuale meccanismo non e' partito, stante il rialzo dei mercati azionari nel frattempo intercorso. Si tratta, pero', di un punto da chiarire, onde evitare spiacevoli sorprese in futuro.
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Ha risposto Giuseppe D'Orta.
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