Cara ADUC
I costi dei PAC in ETF
Domanda
19 luglio 2006
Salve, in seguito alla lettura del documento "PAC in ETF" di Borsa Italiana (http://www.borsaitaliana.it/
quotazioni/etfefondi/tuttiglietf/faq-
domandefr=equenti/2news-pacinetf_pdf.htm) ho fatto qualche riflessione in merito, che alla fine abbracciano in senso generale tutto l'argomento "pensione". PAC in ETF: si tratta di acquistare, da soli, un TOT di ETF ogni mese (o comunque ad intervalli regolari), investendo una piccola cifra (per esempio: 100 Euro al mese). Ritengo molto interessante la cosa, in quanto "spalma" nel tempo il rischio di entrata nel mercato e, per definizione, diluisce sul lungo termine il rischio oscillazione dei titoli. Facendo molti acquisti all'anno (anche se per piccole cifre), permette di diversificare a piacere l'investimento e quindi riduce ulteriormente i rischi di oscillazione. Sembrerebbe l'ideale era un piano pensione fai da te. Vero? Quando ho cominciato a fare i conti, pero', ho scoperto che le cose non sono per niente idilliache. Confrontando le offerte di due banche online (Fineco e IWBank) ho scoperto che per un risparmiatore che volesse fare SOLO quello (e che quindi non fa altre operazioni sui titoli e NON possiede altri titoli) la banca si succhia, nel migliore dei casi, circa l'8% il primo anno, e circa il 5% (a decrescere) negli anni successivi. Considerando 1200 Euro all'anno investiti, le formule offerte sono cosi' riassumibili:
- Spesa fissa di 12,50 Euro per eseguito (1% su 1200 Euro, 12,5% su 100 Euro!).
- Spesa percentuale di circa lo 0,2% con minimo di 3/5 Euro (< 0,5% su 1200 euro, ma 3/6% su 100 Euro!). Questa formula prevede un canone mensile variabile ma comunque compreso tra i 3 ed i 5 Euro mensili. Si aggiunge quindi una spesa variabile di 36/60 Euro all'anno (3/5% su 1200 Euro!). Ho provato diverse formule, anche investendo non mensilmente ma quadrimestralmente. Nel migliore dei casi la banca si succhia il 5% del capitale, ogni anno! Dato che per ridurre al minimo l'impatto della spesa applicata all'eseguito (e poi ci sono i canoni) occorre raggiungere una cifra considerevole, il piccolo risparmiatore sara' sempre e comunque molto esposto al rischio mercato, oscillazioni, crack, ecc. Il piccolo risparmiatore, infatti, non disponendo di grossi (ma nemmeno medi) capitali, potendo investire solo le piccole cifre accantonate "sotto al materasso", riusciro' a comprare titoli molto raramente (solo quando l'impatto della spesa sara' accettabile). Non riusciro' mai a possederne un numero tale da chiamare il proprio portafoglio "diversificato". E' evidente che tali formule sono studiate appositamente per scoraggiare il piccolo risparmiatore. Si spiega perche' molta gente continua a mettere i soldi su conto arancio. Dove altro si possono mettere le piccole cifre senza regalare soldi alla banca? Ma con la riforma delle pensioni se non pensiamo ad un nostro piano di accumulo (altro che conto arancio), tra una ventina d'anni, ci sara' da piangere. E la gravita' della situazione e' evidente pensando a chi percepisce un reddito basso: meno si guadagna, piu' bassa sara' la pensione, ma nemmeno si puo' preparare un piano di accumulo decente, a meno che non si voglia "finanziare" la Mercedes del banchiere di turno. Vi chiedo quindi: c'e' qualche spiraglio in merito? Esiste forse un qualche conto "trading" che permetta di fare questo genere di investimenti, tenendo le spese "al minimo"? Qualche anno fa c'era FINECO SIM: 0,19% di spesa per eseguito, senza minimo, senza canone, senza bollo. Era un po' utopistico che durasse (abbiamo visto tutti cosa e' successo), ma mi chiedo se authority o altri organi (associazioni consumatori in primis: ecco perche' vi scrivo) non si domandino se non sia il caso di chiedere a gran voce pari opportunita' di investimento, anche per i piccoli risparmiatori. Sempre che vogliamo andarci, in pensione... Grazie per la vostra opera di informazione, cordiali saluti.
Romano
quotazioni/etfefondi/tuttiglietf/faq-
domandefr=equenti/2news-pacinetf_pdf.htm) ho fatto qualche riflessione in merito, che alla fine abbracciano in senso generale tutto l'argomento "pensione". PAC in ETF: si tratta di acquistare, da soli, un TOT di ETF ogni mese (o comunque ad intervalli regolari), investendo una piccola cifra (per esempio: 100 Euro al mese). Ritengo molto interessante la cosa, in quanto "spalma" nel tempo il rischio di entrata nel mercato e, per definizione, diluisce sul lungo termine il rischio oscillazione dei titoli. Facendo molti acquisti all'anno (anche se per piccole cifre), permette di diversificare a piacere l'investimento e quindi riduce ulteriormente i rischi di oscillazione. Sembrerebbe l'ideale era un piano pensione fai da te. Vero? Quando ho cominciato a fare i conti, pero', ho scoperto che le cose non sono per niente idilliache. Confrontando le offerte di due banche online (Fineco e IWBank) ho scoperto che per un risparmiatore che volesse fare SOLO quello (e che quindi non fa altre operazioni sui titoli e NON possiede altri titoli) la banca si succhia, nel migliore dei casi, circa l'8% il primo anno, e circa il 5% (a decrescere) negli anni successivi. Considerando 1200 Euro all'anno investiti, le formule offerte sono cosi' riassumibili:
- Spesa fissa di 12,50 Euro per eseguito (1% su 1200 Euro, 12,5% su 100 Euro!).
- Spesa percentuale di circa lo 0,2% con minimo di 3/5 Euro (< 0,5% su 1200 euro, ma 3/6% su 100 Euro!). Questa formula prevede un canone mensile variabile ma comunque compreso tra i 3 ed i 5 Euro mensili. Si aggiunge quindi una spesa variabile di 36/60 Euro all'anno (3/5% su 1200 Euro!). Ho provato diverse formule, anche investendo non mensilmente ma quadrimestralmente. Nel migliore dei casi la banca si succhia il 5% del capitale, ogni anno! Dato che per ridurre al minimo l'impatto della spesa applicata all'eseguito (e poi ci sono i canoni) occorre raggiungere una cifra considerevole, il piccolo risparmiatore sara' sempre e comunque molto esposto al rischio mercato, oscillazioni, crack, ecc. Il piccolo risparmiatore, infatti, non disponendo di grossi (ma nemmeno medi) capitali, potendo investire solo le piccole cifre accantonate "sotto al materasso", riusciro' a comprare titoli molto raramente (solo quando l'impatto della spesa sara' accettabile). Non riusciro' mai a possederne un numero tale da chiamare il proprio portafoglio "diversificato". E' evidente che tali formule sono studiate appositamente per scoraggiare il piccolo risparmiatore. Si spiega perche' molta gente continua a mettere i soldi su conto arancio. Dove altro si possono mettere le piccole cifre senza regalare soldi alla banca? Ma con la riforma delle pensioni se non pensiamo ad un nostro piano di accumulo (altro che conto arancio), tra una ventina d'anni, ci sara' da piangere. E la gravita' della situazione e' evidente pensando a chi percepisce un reddito basso: meno si guadagna, piu' bassa sara' la pensione, ma nemmeno si puo' preparare un piano di accumulo decente, a meno che non si voglia "finanziare" la Mercedes del banchiere di turno. Vi chiedo quindi: c'e' qualche spiraglio in merito? Esiste forse un qualche conto "trading" che permetta di fare questo genere di investimenti, tenendo le spese "al minimo"? Qualche anno fa c'era FINECO SIM: 0,19% di spesa per eseguito, senza minimo, senza canone, senza bollo. Era un po' utopistico che durasse (abbiamo visto tutti cosa e' successo), ma mi chiedo se authority o altri organi (associazioni consumatori in primis: ecco perche' vi scrivo) non si domandino se non sia il caso di chiedere a gran voce pari opportunita' di investimento, anche per i piccoli risparmiatori. Sempre che vogliamo andarci, in pensione... Grazie per la vostra opera di informazione, cordiali saluti.
Romano
Risposta ADUC
E' molto importante riflettere bene sui costi connessi agli inevestimenti e le sue condierazioni sono in parte condivisibili. Se un investitore puo' investire 100 euro al mese e non ha altre forme d'investimento non e' certamente conveniente aprire un conto corrente specifico per investire questa disponibilita'. Se l'investimento e' pensato in un'ottica realmente pensionsitica potrebbe valutare un aumento della contribuzione nel proprio fondo di categoria o un FPA con costi molto bassi (ce ne sono pochissimi, ma ci sono). Una scelta da valutare sono anche i Fondi comuni aperti indicizzati. Anche qui, ce ne sono pochi, ma ci sono. Fidelity ne ha uno sull'Eurostoxx 50 ed anche Picted ne ha uno sulle principali aree geogrifiche (Europa, America, Giappone). Hanno commissioni di gestione abbastanza contenute (anche se un po' piu' alte degli ETF) e non hanno la necessita' di un dossier titoli. Potrebbe valutare la possibilita' di aprire un PAC su questi fondi. In un'ottica di lunghissimo termine come quella pensionistica, un PAC mensile o trimestrale (o addirittura semestrale) non fa poi questa grande differenza. Anche i PAC sui fondi hanni dei costi collegati alle operazioni bancarie (quando non ci sono commissioni d'ingresso) che bisogna cercare di minimizzare. Purtroppo bisogna fare i conti col sistema bancario italiano che scarica le proprie inefficienze sui clienti. Se si ha, purtroppo, la possibilita' di investire modeste quantita' di denaro, i costi sono effettivamente una variabile estremamente penalizzante. Si potrebbe anche pensare di iniziare a mettere da parte soldi su strumenti molto semplici e poco costosi (conti di deposito, libretti, ecc) ed iniziare la fare scelte d'investimento vere e proprie quando si e' raggiunto un gruzzoletto piu' consistente.
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