Cara ADUC
Cosa rischiano i clienti Monte dei Paschi di Siena
Domanda
1 febbraio 2013
Cortesemente chiedo un Vs. consiglio in merito alla vicenda Monte Paschi Siena.
Io da anni sono correntista c/o Antonveneta, poi passata a Monte Paschi, e nel tempo ho effettuato varie forme di investimento da loro proposte.
Alla vicenda dei fatti recenti, volevo capire se e cosa si rischia in caso di 'crac' della banca e cosa eventualmente mi conviene da subito disinvestire.
Mirco, da 36015
Io da anni sono correntista c/o Antonveneta, poi passata a Monte Paschi, e nel tempo ho effettuato varie forme di investimento da loro proposte.
Alla vicenda dei fatti recenti, volevo capire se e cosa si rischia in caso di 'crac' della banca e cosa eventualmente mi conviene da subito disinvestire.
Mirco, da 36015
Risposta ADUC
Come già detto in analoghe risposte, dalle informazioni ad oggi disponibili non c'è rischio di "fallimento" del gruppo Mps. Se anche le cose peggiorassero rispetto alle informazioni ad oggi disponibili, è più che ragionevole ipotizzare che vi sarebbero ulteriori interventi da parte pubblica (si veda, recentemente, ciò che è stato fatto con le banche spagnole). Le consigliamo, quindi, di non farsi prendere da inutili angosce.
Naturalmente ciò non significa, per gli altri lettori che potessero leggere questa risposta, che sia il caso di riempirsi il portafoglio di obbligazioni del Monte dei Paschi di Siena, senza magari neppure accertarsi del livello di subordinazione. La necessaria diversificazione è sempre una regola fondamentale, a prescindere dall'emittente.
Vista l'enorme mole di quesiti che ci sta pervenendo, cerchiamo comunque di riassumere in parole semplici quali sono i rischi veri e quali i rischi falsi (magari alimentati apposta dalla concorrenza per accalappiare clienti spaventati).
I depositi (conti correnti, libretti, conti di deposito, certificati di deposito) godono (godrebbero, come spieghiamo dopo) della copertura del fondo interbancario.
La copertura riguarda i rapporti nominativi e sono quindi esclusi quelli al portatore, i quali però sono possibili solo per importi inferiori a mille euro.
La copertura del fondo è fino a centomila euro per ciascun depositante. Quindi se un rapporto è cointestato, il fondo copre fino a centomila per ciascun cointestatario.
Se un cliente è intestatario di più rapporti, la copertura massima è sempre di centomila euro indipendentemente da quanti rapporti detiene.
La copertura del fondo, però, è puramente teorica in quanto in un dissesto di tali dimensioni l'intervento del fondo sarebbe impossibile, viste le cifre in ballo.
La stessa copertura "in seconda battuta" dello Stato, prevista ad ottobre 2008 per tre anni e non rinnovata ad ottobre 2011, era stata decisa solo con lo scopo di tranquillizzare il pubblico in quel momento molto particolare.
I pronti contro termine non sono coperti dal fondo interbancario in quanto non sono depositi. Inoltre, il cliente possiede il titolo sottostante come garanzia. Se la banca non fosse in grado di ricomprarlo a scadenza, quindi, il cliente resterebbe possessore del titolo e si ritroverebbe scoperto solo per la differenza tra il prezzo di riacquisto a scadenza della banca ed il valore di mercato del titolo stesso.
Come ovvio, se il titolo sottostante fosse della stessa banca, il cliente si ritroverebbe in mano un titolo più o meno rischioso o forse anche in default.
Gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) in deposito presso la banca sono intoccabili da terzi e quindi restano sempre e soltanto del cliente.
Riguardo le obbligazioni, il discorso cambia a seconda del grado di subordinazione che viene rappresentato dalle seguenti categorie, partendo dal rischio più basso:
senior
tier 3
lower tier 2
upper tier 2
tier 1
In caso di default dell'emittente vengono prima pagate le obbligazioni senior, poi quelle tier 3, poi quelle tier 2 e poi quelle tier 1. Ovviamente, se non c'è capitale sufficiente (ed in caso di default la cosa è altamente probabile) gli obbligazionisti di livello inferiore non vedrebbero un euro.
All'interno del tier 2 si distinguono i titoli lower e upper. In caso di default vengono considerati entrambi obbligazionisti di pari livello, ma i titoli "upper tier 2" prevedono anche la possibilità di differire il pagamento degli interessi nel caso di profitti insufficienti o di sospensione del pagamento dei dividendi sulle azioni ordinarie. Il rimborso alla scadenza del prestito è subordinato al nulla osta dell’organo di vigilanza. In caso di perdite che riducano il capitale sociale e le riserve al di sotto del minimo previsto, le somme verranno utilizzate per coprire le perdite. In caso di perdite nel corso dell’esercizio, è prevista la sospensione della remunerazione, ma gli interessi sono cumulabili.
In sostanza, quindi, in caso di andamento molto negativo della banca il rimborso del capitale ed il pagamento delle cedole può essere sospeso senza che questo implichi il default della banca.
Ad esempio, ad aprile 2008 il Mps ha collocato un bond che paga una cedola pari all'Euribor + 2.5% ma è subordinato "upper tier 2", con cui i clienti furono allettati da una cedola appetitosa ma che invece non compensava il rischio che si sono addossati: http://investire.aduc.it/articolo/banca+mps+obbligazione+subordinata+tasso+variabile_13562.php
Riguardo i fondi comuni, la banca agisce da solo collocatore anche quando sono della società di gestione della stessa casa.
Il patrimonio dei fondi comuni è separato da quello del collocatore ed anche da quello della società che li gestisce e non è aggredibile da terzi.
Analogo discorso per le polizze, con la banca che è solo collocatrice di prodotti della compagnia assicurativa (sebbene sia spesso dello stesso gruppo). Anche il patrimonio delle polizze è separato da entrambe le società, con una particolarità dovuta al fatto che nelle polizze tradizionali (ramo I) la separazione dal patrimonio della compagnia assicurativa è solo contabile e quindi esiste un rischio, sebbene anche qui molto limitato.
Per quanto, infine, concerne i prodotti My Way, 4 You e "famiglia", essi sono delle "scatole" che contengono un bond ed un fondo comune e seguono il discorso della separatezza. Non pochi di quei contratti, però, hanno all'interno un bond del Mps, e spesso subordinato. Qui è da verificare il rischio, quindi. E non è un caso che da un paio di anni in qua i possessori di quei contratti abbiano ricevuto un avviso di modifica del rischio che è stato portato al massimo della scala usata dalla banca, vale a dire 5 su 5.
Naturalmente ciò non significa, per gli altri lettori che potessero leggere questa risposta, che sia il caso di riempirsi il portafoglio di obbligazioni del Monte dei Paschi di Siena, senza magari neppure accertarsi del livello di subordinazione. La necessaria diversificazione è sempre una regola fondamentale, a prescindere dall'emittente.
Vista l'enorme mole di quesiti che ci sta pervenendo, cerchiamo comunque di riassumere in parole semplici quali sono i rischi veri e quali i rischi falsi (magari alimentati apposta dalla concorrenza per accalappiare clienti spaventati).
I depositi (conti correnti, libretti, conti di deposito, certificati di deposito) godono (godrebbero, come spieghiamo dopo) della copertura del fondo interbancario.
La copertura riguarda i rapporti nominativi e sono quindi esclusi quelli al portatore, i quali però sono possibili solo per importi inferiori a mille euro.
La copertura del fondo è fino a centomila euro per ciascun depositante. Quindi se un rapporto è cointestato, il fondo copre fino a centomila per ciascun cointestatario.
Se un cliente è intestatario di più rapporti, la copertura massima è sempre di centomila euro indipendentemente da quanti rapporti detiene.
La copertura del fondo, però, è puramente teorica in quanto in un dissesto di tali dimensioni l'intervento del fondo sarebbe impossibile, viste le cifre in ballo.
La stessa copertura "in seconda battuta" dello Stato, prevista ad ottobre 2008 per tre anni e non rinnovata ad ottobre 2011, era stata decisa solo con lo scopo di tranquillizzare il pubblico in quel momento molto particolare.
I pronti contro termine non sono coperti dal fondo interbancario in quanto non sono depositi. Inoltre, il cliente possiede il titolo sottostante come garanzia. Se la banca non fosse in grado di ricomprarlo a scadenza, quindi, il cliente resterebbe possessore del titolo e si ritroverebbe scoperto solo per la differenza tra il prezzo di riacquisto a scadenza della banca ed il valore di mercato del titolo stesso.
Come ovvio, se il titolo sottostante fosse della stessa banca, il cliente si ritroverebbe in mano un titolo più o meno rischioso o forse anche in default.
Gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) in deposito presso la banca sono intoccabili da terzi e quindi restano sempre e soltanto del cliente.
Riguardo le obbligazioni, il discorso cambia a seconda del grado di subordinazione che viene rappresentato dalle seguenti categorie, partendo dal rischio più basso:
senior
tier 3
lower tier 2
upper tier 2
tier 1
In caso di default dell'emittente vengono prima pagate le obbligazioni senior, poi quelle tier 3, poi quelle tier 2 e poi quelle tier 1. Ovviamente, se non c'è capitale sufficiente (ed in caso di default la cosa è altamente probabile) gli obbligazionisti di livello inferiore non vedrebbero un euro.
All'interno del tier 2 si distinguono i titoli lower e upper. In caso di default vengono considerati entrambi obbligazionisti di pari livello, ma i titoli "upper tier 2" prevedono anche la possibilità di differire il pagamento degli interessi nel caso di profitti insufficienti o di sospensione del pagamento dei dividendi sulle azioni ordinarie. Il rimborso alla scadenza del prestito è subordinato al nulla osta dell’organo di vigilanza. In caso di perdite che riducano il capitale sociale e le riserve al di sotto del minimo previsto, le somme verranno utilizzate per coprire le perdite. In caso di perdite nel corso dell’esercizio, è prevista la sospensione della remunerazione, ma gli interessi sono cumulabili.
In sostanza, quindi, in caso di andamento molto negativo della banca il rimborso del capitale ed il pagamento delle cedole può essere sospeso senza che questo implichi il default della banca.
Ad esempio, ad aprile 2008 il Mps ha collocato un bond che paga una cedola pari all'Euribor + 2.5% ma è subordinato "upper tier 2", con cui i clienti furono allettati da una cedola appetitosa ma che invece non compensava il rischio che si sono addossati: http://investire.aduc.it/articolo/banca+mps+obbligazione+subordinata+tasso+variabile_13562.php
Riguardo i fondi comuni, la banca agisce da solo collocatore anche quando sono della società di gestione della stessa casa.
Il patrimonio dei fondi comuni è separato da quello del collocatore ed anche da quello della società che li gestisce e non è aggredibile da terzi.
Analogo discorso per le polizze, con la banca che è solo collocatrice di prodotti della compagnia assicurativa (sebbene sia spesso dello stesso gruppo). Anche il patrimonio delle polizze è separato da entrambe le società, con una particolarità dovuta al fatto che nelle polizze tradizionali (ramo I) la separazione dal patrimonio della compagnia assicurativa è solo contabile e quindi esiste un rischio, sebbene anche qui molto limitato.
Per quanto, infine, concerne i prodotti My Way, 4 You e "famiglia", essi sono delle "scatole" che contengono un bond ed un fondo comune e seguono il discorso della separatezza. Non pochi di quei contratti, però, hanno all'interno un bond del Mps, e spesso subordinato. Qui è da verificare il rischio, quindi. E non è un caso che da un paio di anni in qua i possessori di quei contratti abbiano ricevuto un avviso di modifica del rischio che è stato portato al massimo della scala usata dalla banca, vale a dire 5 su 5.
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