Cara ADUC
Contratto "estorto"
Domanda
28 luglio 2014
Alla fine del mese di giugno, dopo un precedente contatto telefonico,
ho incontrato, in un Bar, l’Agente di una Azienda di servizi Internet
ai quali ero interessato per la mia attività.
Dopo un lungo colloquio nel quale ho espresso le mie esigenze,
l’Agente mi ha proposto una soluzione che, per come illustrata, poteva
fare al caso mio.
Ho chiesto un po’ di tempo per consultare i miei Collaboratori e dopo
circa una settimana ci siamo di nuovo incontrati nello stesso Bar. Ho
confermato l’interesse per i servizi proposti e a quel punto mi è
stato prospettato un “Contratto di Fornitura” che Lui ha compilato, e
nel quale era stata barrata una sigla che avrebbe dovuto individuare
il servizio richiesto.
Purtroppo ho commesso l’errore di firmarlo.
Non avrei dovuto farlo e avrei dovuto capire che qualcosa non andava
dal fatto che era scritto con carattere “microscopico”,illeggibile e
in grigio. Perciò non mi sono accorto che in realtà ero io che
chiedevo a loro di farmi quel servizio e non loro a propormelo (come
ho appurato poi, dopo, con la lente). In più, altro errore madornale,
gli ho anche dato un assegno di “acconto”.
E’ trascorso poi quasi un mese, dopodiché, su mia sollecitazione
tramite e-mail, sono stato contattato da una impiegata del “Customer
Care(?)” e sono venuto a conoscenza che quasi niente di quanto
promesso dall’Agente rientrava nella sigla del servizio sottoscritto.
Ovviamente mi sono arrabbiato ma, candidamente, mi è stato risposto
che ero io che avevo richiesto quel servizio e quello mi avrebbero
dato….
Solo dopo un’accesa conversazione la signorina mi ha “concesso” di
andare presso la propria sede a discutere eventuali “alternative”.
Ho fatto 180 Km per raggiungerli e lì mi è stata prospettata una
soluzione “vagamente” simile alla mia richiesta e comunque di valore
decisamente inferiore a quanto scritto nel “contratto”.
Mi è stato inoltre chiesto di sottoscrivere un documento nel quale
chiedo la modifica dal “vecchio” codice servizio ad altri “codici”,
comunque non illustrati e che loro accettano esclusivamente “pro bono
pacis”. E comunque l’importo è quello pattuito per il “vecchio”
servizio. Ancora non l'ho sottoscritto.
Premesso che, a tutt’oggi, nessun servizio è stato da loro svolto,
sinceramente desidererei “uscire” da quel contratto.
Cosa mi consigliate di fare (oltre a stare un po’ più attento in
futuro)?
Ho visto sul Vostro sito che il 13 di giugno è entrato in vigore il
D.lgs.21/2014, mentre il mio episodio è avvenuto dal 26 in poi, posso
utilizzarlo, e in che modo, per rescindere il contratto e riavere la
“caparra”?
Solo in subordine vorrei avere almeno la certezza che, le cose che mi
sono state illustrate nell’incontro nella loro sede, venissero
realizzate. Cosa devo fare per questo?
Cordiali saluti
Marco, da Lucca (LU)
Cordiali saluti
Marco, da Lucca (LU)
Risposta ADUC
la nuova legge entrata in vigore il 13 giugno non riguarda il suo caso, ma solo i contratti del consumatore.
In ogni caso, lei ha sempre diritto a recedere dandone comunicazione entro 30 giorni. Quindi, se effettua subito il recesso, esso avrà efficacia entro 30 giorni da quando la comunicazione viene ricevuta (quindi, se nel frattempo attivano, lei dovrà pagare eventuali costi di attivazione e disattivazione).
In alternativa, lei potrà pretendere l'annullamento del contratto per vizio della volontà (carpita con l'inganno). Ma se la questione finisse davanti al giudice, dovrà dimostrare che c'e' stato inganno (al Bar aveva testimoni su quanto pattuito con il venditore?).
Infine, una ultima alternativa è firmare il "nuovo" contratto, specificando sul contratto i servizi e il prezzo pattuito (magari inserendolo a penna).
In ogni caso, questo cio' che dovrebbe fare, nell'ordine:
1. inviare un'intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della sua Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il suo giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all'Agcom utilizzando il formulario GU14.
In ogni caso, lei ha sempre diritto a recedere dandone comunicazione entro 30 giorni. Quindi, se effettua subito il recesso, esso avrà efficacia entro 30 giorni da quando la comunicazione viene ricevuta (quindi, se nel frattempo attivano, lei dovrà pagare eventuali costi di attivazione e disattivazione).
In alternativa, lei potrà pretendere l'annullamento del contratto per vizio della volontà (carpita con l'inganno). Ma se la questione finisse davanti al giudice, dovrà dimostrare che c'e' stato inganno (al Bar aveva testimoni su quanto pattuito con il venditore?).
Infine, una ultima alternativa è firmare il "nuovo" contratto, specificando sul contratto i servizi e il prezzo pattuito (magari inserendolo a penna).
In ogni caso, questo cio' che dovrebbe fare, nell'ordine:
1. inviare un'intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della sua Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il suo giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all'Agcom utilizzando il formulario GU14.
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