Cara ADUC
Consumi vegetariani
Domanda
5 aprile 2008
Mi scuso se mescolo qui argomenti di carattere diverso. L'interrogativo in generale è: cosa può e cosa deve fare un'associazione di consumatori per semplificare la vita dei consumatori vegetariani?
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La pizza è un prodotto artigianale tradizionalmente adattato alle richieste del cliente, spesso molto al di là della varietà del menù.
Fra le richieste che aumentano di frequenza ma spesso non trovano un prezzo equo ci sono gli impasti con farine di cereali diversi dal più classico grano, come farina integrale, grano saraceno, farro e kamut. Ma più sorprendente risulta come ancora non ci sia un comportamento equo per la mozzarella: se per ottenerne un'aggiunta è quasi sempre necessario pagare una percentuale consistente del prezzo, quando invece non se ne desidera la presenza, nella maggioranza dei casi non vi è alcuna riduzione di prezzo. In alcuni locali ho ottenuto occasionalmente una riduzione di prezzo, in genere non esplicitamente richiesta, secondo la persona dalla quale ero servito.
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Le bevande vegetali simili al latte erano pesantemente penalizzate fino a qualche tempo fa dalla tassazione. La situazione è cambiata? Quando?
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Confrontando le linee guida nutrizionali dell'Oms e la ripartizione dei sussidi della PAC si osserva che frutta e verdura sono consigliati nella misura del 30% e ricevono sovvenzioni per il 5%, mentre carne, latte e latticini sono consigliati nella misura del 25% e ricevono sovvenzioni nella misura del 55%.
I costi sociali del consumo di prodotti animali sono però molto alti. Sono elevati i costi sanitari, ad esempio per la maggiore frequenza di malattie cardiache, ictus e cancro, ma sono molto elevati anche i costi ambientali, in particolare per la produzione di metano (un gas serra molto più pericoloso dell'anidride carbonica) e di ammoniaca, per l'enorme uso di acqua, per la desertificazione e l'inquinamento delle falde.
La PAC è nata negli anni sessanta per garantire una disponibilità alimentare costante ed evitare speculazioni. Oggi è il momento di cambiare: occorre un meccanismo di ripartizione più equo e sostenibile, e che tenga conto della salute dei cittadini.
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Per gli stessi motivi occorre promuovere la ristorazione vegetariana, specialmente nelle mense pubbliche, come prevedere maggiore chiarezza e rigore nell'etichettatura.
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Considerando tutto questo, come e quanto vi ritenete coinvolti nella difesa del consumo vegetariano? Quali sono i vostri interventi concreti?
Cordiali saluti
Franco, da Bologna (BO)
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La pizza è un prodotto artigianale tradizionalmente adattato alle richieste del cliente, spesso molto al di là della varietà del menù.
Fra le richieste che aumentano di frequenza ma spesso non trovano un prezzo equo ci sono gli impasti con farine di cereali diversi dal più classico grano, come farina integrale, grano saraceno, farro e kamut. Ma più sorprendente risulta come ancora non ci sia un comportamento equo per la mozzarella: se per ottenerne un'aggiunta è quasi sempre necessario pagare una percentuale consistente del prezzo, quando invece non se ne desidera la presenza, nella maggioranza dei casi non vi è alcuna riduzione di prezzo. In alcuni locali ho ottenuto occasionalmente una riduzione di prezzo, in genere non esplicitamente richiesta, secondo la persona dalla quale ero servito.
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Le bevande vegetali simili al latte erano pesantemente penalizzate fino a qualche tempo fa dalla tassazione. La situazione è cambiata? Quando?
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Confrontando le linee guida nutrizionali dell'Oms e la ripartizione dei sussidi della PAC si osserva che frutta e verdura sono consigliati nella misura del 30% e ricevono sovvenzioni per il 5%, mentre carne, latte e latticini sono consigliati nella misura del 25% e ricevono sovvenzioni nella misura del 55%.
I costi sociali del consumo di prodotti animali sono però molto alti. Sono elevati i costi sanitari, ad esempio per la maggiore frequenza di malattie cardiache, ictus e cancro, ma sono molto elevati anche i costi ambientali, in particolare per la produzione di metano (un gas serra molto più pericoloso dell'anidride carbonica) e di ammoniaca, per l'enorme uso di acqua, per la desertificazione e l'inquinamento delle falde.
La PAC è nata negli anni sessanta per garantire una disponibilità alimentare costante ed evitare speculazioni. Oggi è il momento di cambiare: occorre un meccanismo di ripartizione più equo e sostenibile, e che tenga conto della salute dei cittadini.
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Per gli stessi motivi occorre promuovere la ristorazione vegetariana, specialmente nelle mense pubbliche, come prevedere maggiore chiarezza e rigore nell'etichettatura.
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Considerando tutto questo, come e quanto vi ritenete coinvolti nella difesa del consumo vegetariano? Quali sono i vostri interventi concreti?
Cordiali saluti
Franco, da Bologna (BO)
Risposta ADUC
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