Cara ADUC
Assegno di mantenimento
Domanda
3 luglio 2008
ALLA CORTESE ATTENZIONE DELL'AVV. CLAUDIA MORETTI E DELL'AVV. MANUELA BERTUCCI
Qualche tempo fa' mi rivolsi alla Vostra Associazione chiedendo consigli sul problema dell'assegno di mantenimento in una causa di separazione che come è la legge attuale a mio avviso penalizza il coniuge più debole.
L'ADUC mi rispose chiedendomi delle precisazioni in merito e consigliandomi di rivolgermi a Voi. Riproponendo il quesito.
Ore io ripercorro brevemente con Voi tutto il mio calvario. Mio marito, a giugno 1998, dichiarazione dei redditi '98 circa 300.000.000 di vecchie lire, va via di casa. Io avevo già 52 anni, non vecchia ma neanche tanto giovane per cercarmi un nuovo lavoro. L'Azienda presso cui io lavoravo come segretaria fallisce. Vado in mobilità, circa 1.000.000 di vecchie lire, che non mi consentiva di fare un tenore di vita al quale ero abituata (in regime di comunione dei beni). Io intraprendo una causa giudiziale. Il giudice decide che mi siano dati 2 milioni e mezzo di vecchie lire mensili. Mio marito cambia avvocato a arriviamo al 2006 (praticamente otto anni se ne vanno via tra documentazioni, testimonianze, tanti soldi per le spese legali). Il 23 gennaio 2006 arriva la sentenza di primo grado dal Tribunale di Velletri, dopo che la finanza, mandata dal giudice, ha fatto una valutazione dell'azienda di cui mio marito è proprietario al 40% e ne è anche l'amministratore delegato. Il giudice mi assegna 1.900 euro mensili. Mio marito cambia di nuovo avvocato, cede le quote della Società a nostro figlio e si rivolge alla Corte di Appello di Roma. Passano altri due anni e arriviamo a novembre 2007. Il giudice mi assegna 1.500 euro mensili.
Ora il primo consiglio che vorrei è questo e Vi pregherei di considerare un attimo le date che Vi sto elencando. Il 23 gennaio 2006 è stata emessa la sentenza di primo grado (1.900 euro). A settembre 2006 l'avvocato di mio marito ne chiede la sospensione. Il 19 aprile 2007, il giudice della Corte di appello di Roma convalida la sospensione e mi assegna 1.000 euro mensili. Il 15 novembre 2007, sempre il giudice della Corte di Appello di Roma rivede il tutto e con una nuova sentenza determina in euro 1.500 l'assegno di mantenimento con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza di primo grado (23 gennaio 2006).
Può un secondo giudice annullare la sentenza del primo? Certamente sì, ma a mio avviso la decorrenza ( assegno mensile di 1.500 euro ) dovrebbe andare in vigore da aprile 2007 ( convalida della sospensione della sentenza di 1^ grado ) ; praticamente dal gennaio 2006 ad aprile 2007 sempre a mio avviso dovrebbero essermi dati arretrati che considerassero i 1.900 euro mensili.
C'è anche un altro problema che a mio avviso andrebbe chiarito, il problema della dichiarazione dell'assegno di mantenimento.
Per come è la legge attuale il coniuge che eroga l'assegno lo può scaricare come onere deducibile e la moglie deve denunciarlo perché introito.
E già qui si potrebbe aprire un dibattito. Parlando con un mio amico che lavora all'Agenzia delle Entrate sembrerebbe che parecchi mariti ricchi si mettano d'accordo con le proprie mogli giocando con il sistema delle aliquote (il marito ricco magari può scaricare il 45% e la moglie denunciare introiti dove paga aliquote più basse).
Maria Paola, da Albano Laziale (RM)
Qualche tempo fa' mi rivolsi alla Vostra Associazione chiedendo consigli sul problema dell'assegno di mantenimento in una causa di separazione che come è la legge attuale a mio avviso penalizza il coniuge più debole.
L'ADUC mi rispose chiedendomi delle precisazioni in merito e consigliandomi di rivolgermi a Voi. Riproponendo il quesito.
Ore io ripercorro brevemente con Voi tutto il mio calvario. Mio marito, a giugno 1998, dichiarazione dei redditi '98 circa 300.000.000 di vecchie lire, va via di casa. Io avevo già 52 anni, non vecchia ma neanche tanto giovane per cercarmi un nuovo lavoro. L'Azienda presso cui io lavoravo come segretaria fallisce. Vado in mobilità, circa 1.000.000 di vecchie lire, che non mi consentiva di fare un tenore di vita al quale ero abituata (in regime di comunione dei beni). Io intraprendo una causa giudiziale. Il giudice decide che mi siano dati 2 milioni e mezzo di vecchie lire mensili. Mio marito cambia avvocato a arriviamo al 2006 (praticamente otto anni se ne vanno via tra documentazioni, testimonianze, tanti soldi per le spese legali). Il 23 gennaio 2006 arriva la sentenza di primo grado dal Tribunale di Velletri, dopo che la finanza, mandata dal giudice, ha fatto una valutazione dell'azienda di cui mio marito è proprietario al 40% e ne è anche l'amministratore delegato. Il giudice mi assegna 1.900 euro mensili. Mio marito cambia di nuovo avvocato, cede le quote della Società a nostro figlio e si rivolge alla Corte di Appello di Roma. Passano altri due anni e arriviamo a novembre 2007. Il giudice mi assegna 1.500 euro mensili.
Ora il primo consiglio che vorrei è questo e Vi pregherei di considerare un attimo le date che Vi sto elencando. Il 23 gennaio 2006 è stata emessa la sentenza di primo grado (1.900 euro). A settembre 2006 l'avvocato di mio marito ne chiede la sospensione. Il 19 aprile 2007, il giudice della Corte di appello di Roma convalida la sospensione e mi assegna 1.000 euro mensili. Il 15 novembre 2007, sempre il giudice della Corte di Appello di Roma rivede il tutto e con una nuova sentenza determina in euro 1.500 l'assegno di mantenimento con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza di primo grado (23 gennaio 2006).
Può un secondo giudice annullare la sentenza del primo? Certamente sì, ma a mio avviso la decorrenza ( assegno mensile di 1.500 euro ) dovrebbe andare in vigore da aprile 2007 ( convalida della sospensione della sentenza di 1^ grado ) ; praticamente dal gennaio 2006 ad aprile 2007 sempre a mio avviso dovrebbero essermi dati arretrati che considerassero i 1.900 euro mensili.
C'è anche un altro problema che a mio avviso andrebbe chiarito, il problema della dichiarazione dell'assegno di mantenimento.
Per come è la legge attuale il coniuge che eroga l'assegno lo può scaricare come onere deducibile e la moglie deve denunciarlo perché introito.
E già qui si potrebbe aprire un dibattito. Parlando con un mio amico che lavora all'Agenzia delle Entrate sembrerebbe che parecchi mariti ricchi si mettano d'accordo con le proprie mogli giocando con il sistema delle aliquote (il marito ricco magari può scaricare il 45% e la moglie denunciare introiti dove paga aliquote più basse).
Maria Paola, da Albano Laziale (RM)
Risposta ADUC
sul primo quesito crediamo che abbia torto: la sentenza di secondo grado travolge retroattivamente gli effetti di quella di primo grado. In merito alla tassazione dell'assegno le consigliamo di consigliamo di consultarsi con un commercialista di sua fiducia.
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