Cara ADUC
Articolo troppo negativo sugli etf's
Domanda
8 maggio 2006
Gent.mma Aduc, mi preme sottoporre alla vostra attenzione alcuni stralci di un articolo comparso su "Advisor" relativo agli ETF, mi sarebbe gradito avere un commento da parte vostra: Titolo: "Troppe bugie sulla fiaba ETF" "L'ETF e' definito come un fondo negoziato in Borsa, alla stregua di un'azione, caratterizzato da una "gestione passiva". Cosa vorra' mai dire? Il gestore e' inoperoso? E' abulico? E' indifferente? La gestione o c'e' o non c'e' [...] quindi si dovrebbe parlare dello strumento finanziario in questione come di un semplice fondo indice." "Come si puo' affermare che l'ETF e' particolarmente adatto al risparmiatore? Tuttalpiu' si tratta di una nuova modalita' per illuderlo [...] viste le difficolta' di conoscere e saper utilizzare le tre tipologie di ETF: management investment unit, unit investment trust, grantor trust. I primi replicano megli gli indici di mercato con scarsa liquidita' ed elevato turn over; mentre gli unit investment trust vanno bene per i mercati liquidi e ad alta capitalizzazione; infine i grantor trust non si addicono per esposizioni di lungo periodo in quanto non replicano in indice di mercato ma rappresentano un paniere statico di titoli a scapito della convergenza tra il prezzo dell'Etf e il suo Net Asset Value.". "Si afferma che l'ETF e' uno strumento finanziario "semplice" [...] il che equivale a dire "il bisturi e' uno strumento semplice e quindi, egregio paziente, lo puoi usare personalmente per sistemarti il menisco".Questo errore di logica e' un orrore. [...] L'Etf e' uno strumento per gestori ed eventualmente per risparmiatori evoluti, ma non lo puo' essere per i risparmiatori tout court." "La verita' e' che gli ETF sono da tempo presenti sul mercato e sono stati rimessi in pista, approfittando dei ribassi che hanno colpito i mercati negli anni 2000, 2001 e 2002 sbandierando un ragionamento: la colpa delle cattive performance e' dei gestori e, quindi, e' meglio farne a meno. Come se con gli Etf il risparmiatore non subisse i ribassi di borsa. Consigliare il risparmiatore a usare gli Etf con il "fai da te" trova terreno fertile nei momenti di borsa buoni, come questi ultimi tre anni, quando non c'e' bisogno di fare niente per guadagnare. Ma se le cose vanno male gli Etf non hanno alcuna possibilita' di attuare una strategia difensiva.". "Passando a considerare la struttura degli Etf e la loro funzionalita', con riguardo al loro tracking error del NAV rispetto all'indice sottostante e al possibile tracking error del prezzo di mercato rispetto al NAV, e' chiaro che questi fatti rappresentano un rischio non valutabile a priori dal risparmiatore che si puo' trovare ad acquistare o a vendere un Etf ad un prezzo non congruo. E si parla di trasparenza sapendo che non c'e' nulla che garantisca la convergenza fra il prezzo di mercato dell'Etf e il NAV e la convergenza tra il NAV e l'indice sottostante! Qui il risparmiatore dovrebbe addirittura approfondire se il metodo usato per replicare l'indice sia full replication oppure sample replication. Si dice che in pratica siano elementi poco rilevanti pero' contemporaneamente si dice che gli Etf siano strumenti piu' trasparenti dei fondi gestiti." "Gli Etf, nella stragrande maggioranza dei casi, sono basati su indici su cui esistono i derivati utilizzati dai market maker per chiudere il rischio delle negoziazioni. Per cui nelle fasi di turbolenza del mercato gli spread denaro/lettera (bid/ask) tendono ad aprirsi in modo importante e a muoversi con una velocita' significativa [...] Cosi' nel mese di novembre 2005 ben sei Etf quotati a Piazza Affari hanno superato uno spread del 2%, raggiungendo una punta massima del 4,5% con Lyxor Etf Msci Emu Value. Va detto che lo spread dipende essenzialmente dalla media ponderate degli spread dei titoli che compongono l'indice replicato, e piu' questi titoli sono liquidi, piu' lo spread sara' potenzialmente basso. Ma il risparmiatore come fa a valutare tutto questo? Qui si apre tutto un capitolo sulla trasparenza del prezzo degli Etf e sui riche di costi non controllabili e quantificabili a priori." "Ma allora dove sta la semplicita' rispetto alle alternative con cui vuole confrontarsi? In effetti e' piu' compresso. [...] Il fondo "gestito" e' un tipico prodotto a "rendimento netto"[...] la performance del fondo e' al netto del TER ( Total Expense Ratio) riportato nei prospetti di sottoscrizione, mentre cio' non accade per gli Etf dalla cui performance lorda vanno tolti tutti i costi non inclusi. Anche l'affermazione che gli Etf costano meno dei fondi gestiti e' sballata: una comparazione e' accettabile su prodotti omogenei, diversamente e' un grave errore di metodo. I fondi gestiti costano di piu' perche' danno molto di piu': ricerca, analisi, visite dirette alle aziende, presenza fisica nei vari paesi. Mentre gli Etf non fanno nulla di tutto cio' Non sono meno costosi, semplicemente non si fanno pagare per cio' che non offrono." "La vera e unica domanda da porsi relativamente ai fondi gestiti e' la seguente: si devono eliminare quelli non validi o si deve scegliere tra quelli validi? L'esistenza di tanti fondi gestiti validi e di tanti non validi e' favorevole al risparmiatore ed e' sbagliato fare di tutta un'erba un fascio. Dire al risparmiatore "dimentica i fondi gestiti e fai da te con gli Etf" e' come dire di rinunciare al meglio che offre il mercato. Spaventoso errore di convenienza comparata: tra il negativo, il neutro e il positivo si consigli di preferire il neutro." "Quanto sopra esposto fa crescere l'importanza preminente del consulente finanziario indipendente nel consigliare al risparmiatore che fra il negativo, il neutro e il positivo e' preferibile il positivo". Mi scuso per eventuali errori di trascrizione o battitura. Cordiali saluti.
Paola, da Genova
Paola, da Genova
Risposta ADUC
La frase finale sul consulente indipendente che puo' indirizzare l'investitore verso i migliori prodotti di risparmio gestito rispetto agli etf's e' condivisibile, ma non concordo col metodo usato per arrivarci. E' verissimo che i migliori fondi comuni fanno meglio del mercato (e quindi del relativo etf) ma, oltre a non avere certezza a priori di cio' (un fondo ben gestito puo' iniziare a non esserlo piu', e chi non vuole correre questo rischio fa bene a lasciar perdere il discorso) bisogna saperli selezionare, e dato che la massa degli investitori non e' in grado di farlo e spesso nemmeno si sposta dalla banca sottocasa, gli etf's sono una soluzione quasi sempre azzeccata. Certamente, gli etf's sono da un po' diventati di moda, e come tutte le mode si rischia di far passare concetti sbagliati, ma da qui a dire che sono da sconsigliare ce ne vuole. L'articolo contiene soprattutto frasi buttate li' per impressionare negativamente il lettore ed anche affermazioni tipiche dei messaggio promozionale, vedi "i fondi costano di piu' perche' danno molto di piu': ricerca, analisi, visite dirette alle aziende, presenza fisica nei vari paesi". Ma se fanno tutte queste belle cose, come mai l'80% dei fondi non pareggia nemmeno il mercato in cui investe? Gli etf's non si fanno pagare per cio' che non offrono? Esatto, il punto e' proprio che l'80% dei fondi comuni si fa pagare per cose che invece non offre. L'autore arriva a chiedersi cosa voglia dire gestione passiva: se davvero non sa cosa sia la gestione passiva, farebbe meglio a non scrivere nulla di finanza. Sulla "strategia difensiva" dei gestori nelle fasi di ribasso...chiedere a milioni di investitori che si sono visti massacrare i portafogli azionari dal 2000 al 2003 e che ancora ne subiscono le conseguenze. Molti fondi hanno fatto enormemente peggio del mercato, eppure potevano addiritutra sottrarre il 30% del portafoglio al mercato (il 70% investito era il minimo), oltre a scegliere titoli difensivi. Se i prezzi di mercato degli etf's fossero disallineati con l'indice, poi, si aprirebbero spazi di arbitraggio che porterebbero immediatamente il prezzo dell'etf al suo giusto valore. Mi piacerebbe sapere, poi, quali sono i "costi non inclusi" negli etf's, oltre quelli di negoziazione.
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Ha risposto Giuseppe D'Orta.
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