Cara ADUC
Agevolazioni acquisto prima casa
Domanda
9 marzo 2009
Mio figlio, bancario, trentenne, celibe, residente a Bari ancora presso la casa paterna, è in procinto di acquistare un immobile nuovo in Casamassima, comune situato a 20 Km da Bari (dove il costo degli appartamenti è più abbordabile rispetto ai prezzi del capoluogo) e desidera usufruire dei benefici fiscali della prima casa (iva al 4%).
Naturalmente nell'atto dichiarerà che si impegna a trasferire la propria residenza entro 18 mesi dalla data del rogito notarile e ciò sicuramente avverrà nell'arco di circa tre mesi (il tempo necessario per arredare la nuova casa da single e quindi trasferirsi).
E ora vengo al mio quesito: se, per ipotesi, mio figlio, dopo aver trasferito, entro 18 mesi, la sua residenza a Casamassima e averci abitato per un breve lasso di tempo (per esempio due o tre mesi), fosse costretto, per motivi personali o di lavoro, a trasferire la sua residenza in altro Comune (vicino o lontano da Casamassima, per esempio Milano o Taranto o Cagliari o la stessa Bari) e non intendesse alienare l'immobile appena acquistato (nella speranza di poterci ritornare tra qualche anno e quindi riutilizzarlo direttamente), ma intendesse procedere a una locazione a terzi.
Cosa accadrebbe con un eventuale accertamento disposto dall'Agenzia delle Entrate entro i tre anni canonici a partire dal compimento del 18° mese, se mio figlio non risiedesse più a Casamassima? Perderebbe i benefici fiscali ottenuti in sede di acquisto dell'appartamento, rifondendo al fisco la maggiore imposta e la penale?
Se la risposta a questo quesito fosse affermativa ci troveremmo di fronte ad una vera disparità della legge che contrasta con l'uguaglianza dei cittadini in materia di imposizione fiscale.
Dico ciò perchè mia figlia, come suo fratello, risiede ancora con me a Bari nella sua casa natale, qualche anno fa acquistò un appartamento, come prima casa qui a Bari e quindi nello stesso comune di residenza, beneficiò delle agevolazioni fiscali per la prima casa e fin dal primo momento lo ha locato percependone il canone e sopratutto restando in regola con la legge e le norme fiscali.
Vorrei conoscere il Vostro autorevole parere in merito e comunque ritengo che attualmente la legge precisa puntualmente il termine entro il quale l'acquirente deve trasferire la propria residenza nel Comune dove è ubicato l'immobile acquistato (18 mesi), ma non accenna minimamente alla durata temporale della nuova residenza affinchè non si perdano i benefici in discorso, nè stabilisce che la residenza sia posta come requisito permanente per godere dei predetti benefici.
Vorrei, inoltre, sapere se per casi analoghi vi sono note di chiarimento o interpretative dell'Agenzia delle Entrate o di altro ente istituzionale.
Vi ringrazio fin d'ora dell'attenzione che vorrete gentilmente dedicarmi, mi congratulo ancora una volta per il Vostro prezioso operato che segue da diversi anni e Vi saluto cordialmente.
Franco, da Bari (BA)
Naturalmente nell'atto dichiarerà che si impegna a trasferire la propria residenza entro 18 mesi dalla data del rogito notarile e ciò sicuramente avverrà nell'arco di circa tre mesi (il tempo necessario per arredare la nuova casa da single e quindi trasferirsi).
E ora vengo al mio quesito: se, per ipotesi, mio figlio, dopo aver trasferito, entro 18 mesi, la sua residenza a Casamassima e averci abitato per un breve lasso di tempo (per esempio due o tre mesi), fosse costretto, per motivi personali o di lavoro, a trasferire la sua residenza in altro Comune (vicino o lontano da Casamassima, per esempio Milano o Taranto o Cagliari o la stessa Bari) e non intendesse alienare l'immobile appena acquistato (nella speranza di poterci ritornare tra qualche anno e quindi riutilizzarlo direttamente), ma intendesse procedere a una locazione a terzi.
Cosa accadrebbe con un eventuale accertamento disposto dall'Agenzia delle Entrate entro i tre anni canonici a partire dal compimento del 18° mese, se mio figlio non risiedesse più a Casamassima? Perderebbe i benefici fiscali ottenuti in sede di acquisto dell'appartamento, rifondendo al fisco la maggiore imposta e la penale?
Se la risposta a questo quesito fosse affermativa ci troveremmo di fronte ad una vera disparità della legge che contrasta con l'uguaglianza dei cittadini in materia di imposizione fiscale.
Dico ciò perchè mia figlia, come suo fratello, risiede ancora con me a Bari nella sua casa natale, qualche anno fa acquistò un appartamento, come prima casa qui a Bari e quindi nello stesso comune di residenza, beneficiò delle agevolazioni fiscali per la prima casa e fin dal primo momento lo ha locato percependone il canone e sopratutto restando in regola con la legge e le norme fiscali.
Vorrei conoscere il Vostro autorevole parere in merito e comunque ritengo che attualmente la legge precisa puntualmente il termine entro il quale l'acquirente deve trasferire la propria residenza nel Comune dove è ubicato l'immobile acquistato (18 mesi), ma non accenna minimamente alla durata temporale della nuova residenza affinchè non si perdano i benefici in discorso, nè stabilisce che la residenza sia posta come requisito permanente per godere dei predetti benefici.
Vorrei, inoltre, sapere se per casi analoghi vi sono note di chiarimento o interpretative dell'Agenzia delle Entrate o di altro ente istituzionale.
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Franco, da Bari (BA)
Risposta ADUC
si', perderebbe i benefici e dovrebbe pagare le penali. I benefici sono legati alla residenza permanente nel medesimo Comune... e infatti sua figlia ne usufruisce.
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