Cara ADUC
C’e' qualcosa di grosso che non funziona in questo sistema ad Alta Specializzazione
Domanda
5 febbraio 2007
Francesca è una nonna di 85 anni, il cuore che funziona poco, la pressione alta, la cirrosi epatica con la milza grande e le piastrine basse, e un'insufficienza venosa che dà ulcere alle gambe. Vede e sente poco, cammina a fatica, ma lo spirito è combattivo e indipendente. La sua esistenza dipende dalle medicine che prende tutti i giorni, al mattino, pomeriggio, sera. Vive con il genero, la figlia è morta anni prima. Un'influenza può alterare in modo irreversibile l'equilibrio garantito dalle pillole. Ciò che accadde fu una caduta alzandosi dal letto; prima di ritrovarsi a terra, il collo del femore era già rotto. Succede così al fragile osso della coscia di un anziano. Il 118 arriva veloce e la trasporta in una clinica ad alta specializzazione di Bergamo. Viene ricoverata in traumatologia. In considerazione delle pessime condizioni generali e della posizione supina obbligata, la nonna viene posizionata in un letto anti decubito per evitare le piaghe. Il medico comunica al genero che la nonna potrebbe non superare l'intervento chirurgico e lo rimanda per l'indomani. Due bimbi passano a trovare la bisnonna nel pomeriggio, che sorride e sembra guarire. L'indomani le condizioni si deteriorano. Il rene diventa insufficiente, non compare più urina nel catetere vescicale e il potassio ematico diventa troppo alto. Perché bisogna soffrire tanto per morire, dice la nonna. La pressione scende sino a quando, la sera, il polso radiale non si avverte più. Il respiro è profondo e affannoso. L'infermiera professionale, posiziona la cannula nasale per l'ossigeno, prepara il monitor con gli elettrodi per L'ECG, il saturimetro e il bracciale della pressione. Avverte il medico, che arriva e comunica al genero con delicatezza che la nonna morirà presto ed è meglio, se lo gradisce, rimanerle accanto la notte, avvertire gli altri parenti e il prete. Il genero mangia un panino e ritorna al letto della nonna . La nonna si agita, è confusa, muove le braccia in modo scombinato per strappare l'aria di cui ha bisogno. Urla per il dolore. Bofonchia parole incomprensibili, tiene gli occhi aperti, ma non riconosce più nessuno. L'unica cosa che si capisce è che soffre di dolore. Urla da bestia ferita prima di morire. L'infermiera richiama il medico che concorda con il genero di iniziare un'infusione continua di morfina per alleviare il dolore in attesa che smetta di strappare l'aria. Francesca si calma, continua a respirare male, ma non urla più e tiene le braccia ferme senza sfilarsi i cateteri. Giunge il prete e racconta le preghiere dell'eterno riposo. Le unge la fronte. Il nipote le fa fare il segno della croce, poi le si siede accanto e le tiene la mano. L'infermiera professionale passa periodicamente a controllare la pressione e la frequenza cardiaca e a verificare che non soffra. Rimbocca le lenzuola. Si accerta che il nipote non abbia bisogno di qualcosa d'altro. Per due volte concorda con il medico un bolo aggiuntivo di morfina per controllare meglio il dolore. La nonna smette di strappare l'aria alle 2.38. Ma non andò così, ciò che accadde uguale fu la caduta dal letto, poi il femore rotto, poi il 118 e il ricovero nella traumatologia di una clinica ad alta specializzazione di Bergamo. Poi.nonostante le pessime condizioni generali e la posizione supina obbligata, la nonna non viene posizionata in un letto antidecubito. Il medico-chirurgo non comunica al genero che la nonna potrebbe non superare l'intervento chirurgico e lo rimanda per l'indomani. I nipoti passano a trovare la bisnonna nel pomeriggio che sorride e sembra guarire. L'indomani le condizioni si deteriorano. Il rene diventa insufficiente, non compare più urina nel catetere vescicale. Perché bisogna soffrire tanto per morire dice la nonna. Il respiro è profondo e affannoso. L'infermiera dice al genero di andare a casa che per la notte ci pensano loro. Il genero vorrebbe rimanere perché le ultime parole della nonna l'hanno turbato, ma è molto stanco e ubbidisce. Mangia qualcosa in una trattoria poi va a casa. Il tempo di fare pipì e suona il telefono. La nonna è molto agitata, occorre ripartire. Il genero chiama il nipote medico e insieme si recano all'ospedale. Quando arrivano la nonna è assai irrequieta, non fa ossigeno perché è staccato dal muro. L'infermiera litiga con il monitor che suona, perché lei non è capace di regolarlo e nessun numero compare sullo schermo. E' tanto agitata, afferma. Il nipote appoggia due dita sul polso radiale: assente. Chiami immediatamente il medico le dice, la nonna sta morendo. Non usi questo tono con me risponde. La nonna sta morendo insiste il nipote, chiami il medico. Raccoglie la cannula nasale per l'ossigeno e la posiziona sul naso, spegne l'inutile monitor. La nonna è confusa, muove le braccia in modo scombinato per strappare l'aria di cui ha bisogno. Urla per il dolore. Bofonchia parole incomprensibili, tiene gli occhi aperti, ma non riconosce più nessuno. L'unica cosa che si capisce, perché le sue grida si sentono anche nelle stanze accanto, è che soffre di dolore. Urla da bestia ferita prima di morire. Il medico sopraggiunge e chiama il nipote fuori dalla stanza, hanno capito che è un collega. La situazione è un po' difficile, la nonna è agitata e io non la conosco bene, sono l'unico chirurgo di guardia di tutti i reparti chirurgici. Non c'è molto da capire ribatte il nipote, la nonna è senza polso, non urina e probabilmente avrà già il potassio alto. Il chirurgo dà un'occhiata al potassio sulla cartella e conferma il valore abnorme dell'elettrolito. Non c'è molto da capire prosegue, la nonna tra un paio d'ore sarà morta e adesso grida di dolore anche se non riconosce più nessuno. Questa non è l'assistenza minima da garantire a una persona moritura. Il chirurgo è turbato e si riconosce nel suo sguardo il terrore della denuncia. Non ti preoccupare, incalza il nipote, nessuna denuncia, ma iniziamo un'infusione endovenosa di morfina per favore. Guarda non so, non sono io che decido queste cose, devo chiamare il chirurgo responsabile a casa e poi non siamo abituati a usarla così la morfina. Guarda, risponde il nipote, dai a me una fiala di morfina che me ne occupo personalmente. Ci pensa un attimo, parla al telefono e poi comunica che va bene, farà preparare agli infermieri della morfina. Mi raccomando, lo supplica il nipote, non fatele una puntura nella coscia perché con la pressione così bassa ci metterebbe troppo a fare effetto. Francesca nel frattempo continua a urlare da bestia ferita prima di morire e si agita così tanto che il genero fa fatica a evitare che si strappi i cateteri. Dopo quindici minuti arriva l'infermiera a fare la puntura nella coscia, anticipando che poi arriverà con la pompa di morfina. Lo zio chiede al nipote se deve chiamare il prete e suo figlio. La risposta è sì, che sta morendo. Il nipote comincia a camminare avanti e indietro per il corridoio. Chiude la porta della camera perché sono già le 23 e i guaiti della nonna si sentono dappertutto. Si dirige presso la sala infermieri per avvisarli che la nonna ha molto male. La stiamo preparando mi rispondono.
Arriva il prete e racconta le preghiere dell'eterno riposo. Le unge la fronte. Il genero le fa fare il segno della croce, poi le si siede accanto e le tiene la mano. Dopo un'ora dalla puntura nella coscia arriva la pompa con la morfina. Francesca nel frattempo ha continuato a urlare da bestia ferita, ha sporcato tutte le lenzuola di sangue a forza di strappare l'aria. Sono tutte sporche queste lenzuola fa notare l'infermiera. Posiziona la pompa e se ne va. Non tornerà più. La pompa della morfina è vecchia e malandata e è stata montata male. Francesca nel frattempo continua a urlare. Il medico è scomparso. Senza farsi accorgere dal genero e da suo figlio, il nipote comincia a somministrare boli di farmaco sino a quando Francesca si calma, continua a respirare male, ma non urla più e tiene le braccia ferme senza sfilarsi i cateteri. Resta altre due ore, per sostituirsi alla pompa di morfina. Un bolo di farmaco quando vede che Francesca ricomincia a agitarsi. All'1.30 il nipote va a casa, deve lavorare il mattino. Vai adesso, è tranquilla ripete il genero. Alle 2.40 gli arriva un SMS dallo zio. La nonna è morta tranquilla. Io sono quel nipote, medico anestesista. Se neanche in un luogo di cura definito ad Alta Specializzazione i medici si accorgono che un paziente sta per morire, se gli infermieri hanno perduto pietà e si guarisce di dolore perché la morfina non si usa, c'è qualcosa di grosso che non funziona in questo sistema ad Alta Specializzazione che cura organi e apparati di qualche individuo ma ha accantonato bisogni fondamentali di umanità. Spero serva a qualcosa.
Mico
Arriva il prete e racconta le preghiere dell'eterno riposo. Le unge la fronte. Il genero le fa fare il segno della croce, poi le si siede accanto e le tiene la mano. Dopo un'ora dalla puntura nella coscia arriva la pompa con la morfina. Francesca nel frattempo ha continuato a urlare da bestia ferita, ha sporcato tutte le lenzuola di sangue a forza di strappare l'aria. Sono tutte sporche queste lenzuola fa notare l'infermiera. Posiziona la pompa e se ne va. Non tornerà più. La pompa della morfina è vecchia e malandata e è stata montata male. Francesca nel frattempo continua a urlare. Il medico è scomparso. Senza farsi accorgere dal genero e da suo figlio, il nipote comincia a somministrare boli di farmaco sino a quando Francesca si calma, continua a respirare male, ma non urla più e tiene le braccia ferme senza sfilarsi i cateteri. Resta altre due ore, per sostituirsi alla pompa di morfina. Un bolo di farmaco quando vede che Francesca ricomincia a agitarsi. All'1.30 il nipote va a casa, deve lavorare il mattino. Vai adesso, è tranquilla ripete il genero. Alle 2.40 gli arriva un SMS dallo zio. La nonna è morta tranquilla. Io sono quel nipote, medico anestesista. Se neanche in un luogo di cura definito ad Alta Specializzazione i medici si accorgono che un paziente sta per morire, se gli infermieri hanno perduto pietà e si guarisce di dolore perché la morfina non si usa, c'è qualcosa di grosso che non funziona in questo sistema ad Alta Specializzazione che cura organi e apparati di qualche individuo ma ha accantonato bisogni fondamentali di umanità. Spero serva a qualcosa.
Mico
Risposta ADUC
Ringraziamo del suo racconto che pubblichiamo in Cara Aduc e nel nostro settore "Vivere&Morire".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti