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Cara ADUC

Parmalat: notizie di stampa circa sequestro cautelativo alla Grant Thorton

15 maggio 2004
Domanda 15 maggio 2004
Ho letto sul Corriere di venerdi' 7/5 che due coppie di coniugi, investitori di obbligazioni Parmalat, sono riusciti ad ottenere, da un giudice di Milano, una sentenza di sequestro cautelativo del patrimonio di Grant Thorton e 2 suoi dirigenti e di 2 manager della Deloitte & Touche per il corrispettivo investito.
La sentenza, se non ho capito male, si basa sull'ipotesi di concorso in frode delle societa' e manager/dirigenti per il crac Parmalat. E' una strada perseguibile per gli tutti gli altri obbligazionisti Parmalat?
Nella stessa edizione, e nella stessa pagina (16), nell'articolo su Geronzi (Cirio e Parmalat) si diceva anche che l'indagine per aggiotaggio della procura di Milano e ormai conclusa. E' vero? A quando i risultati?
Un'ultima domanda/considerazione. Si e' parlato per alcuni giorni di una indagine della GdF sui codici ISIN delle obbligazioni Parmalat che sembravano evidenziare che dette obbligazioni erano destinate esclusivamente ad investitori istituzionali e non avrebbero dovuto essere vendute a investitori privati. Che fine ha fatto questa indagine? Se risultasse vero, cosa dovrebbero fare le banche che hanno emesso quelle obbligazioni? Rimborsarle?
Grazie.
Giovanni, da Segrate

Risposta ADUC
Non ho elementi di conoscenza diretta della vicenda che mi permettano di confermare o meno la notizia. In linea generale posso evidenziare che qualsiasi azione di tipo "conservativo" sul patrimonio degli indagati nella vicenda Parmalat, pur essendo ben accetta ove mirata a salvaguardare l'integrita' di detti patrimoni in vista di possibili risarcimenti generalizzati, comporta dei rischi. Solo all'esito delle azioni penali promosse dalle Procure competenti, infatti, si potranno ritenere accertate le eventuali responsabilita' dei diversi soggetti oggi sottoposti ad indagine e che, sino al passaggio in giudicato delle eventuali sentenze di condanna, vanno considerati innocenti. Un'altra valutazione che ci spinge ad una certa prudenza nel consigliare iniziative simili e' che, comunque, tutti i sequestri comportano una valutazione solamente sommaria dei fatti e delle ragioni; esaurita la fase sommaria il soggetto che ha promosso il sequestro deve comunque affrontare un giudizio (causa) vero e proprio sopportandone quindi tutti gli oneri sia dal punto di vista dei costi che -e soprattutto- dell'onere della prova. Ci sembra che sia quindi piu' opportuno attendere gli sviluppi dell'azione penale (e quindi consentire alla Magistratura Penale di svolgere le proprie indagini) e solo all'esito delle stesse (ed avvalendosi anche delle loro risultanze) procedere eventualmente ad iniziative individuali o aggregate. Ovviamente si tratta di considerazioni del tutto personali, non necessariamente condivisibili, ne' in fatto condivise da altre realta'.
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Ha risposto l'avv. Pietro Adami
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