Cara ADUC
La matematica della gestione attiva ed i calabroni
Domanda
18 settembre 2003
Ho letto con grande interesse l'articolo "La matematica della gestione attiva" del 12 agosto u. s. Temo che le asserzioni riportate abbiano una feroce coerenza interna. Dovrei dunque trarne la conseguenza che anche la tesi finale sia necessariamente giusta: la gestione attiva e' una favola e, quando non lo e', e' pure dannosa.
Il fatto e' che la semplice osservazione empirica del rendimento a 5 e 10 anni di alcuni (certamente pochissimi) fondi azionari globali a gestione attiva mi dice che battono di 5 punti medi annui l'indice MSCI in valuta locale.
Qualunque professore universitario (magari premiato con il Nobel) mi potrebbe dire che, in base alle leggi della fisica, il calabrone non puo' volare. Ma se io ne vedo volteggiare uno e negli anni ripeto la stessa osservazione, mi viene da pensare che, se c'e' qualcosa di sbagliato, l'errore sia nella formulazione della legge piuttosto che nel calabrone.......
Il fatto e' che la semplice osservazione empirica del rendimento a 5 e 10 anni di alcuni (certamente pochissimi) fondi azionari globali a gestione attiva mi dice che battono di 5 punti medi annui l'indice MSCI in valuta locale.
Qualunque professore universitario (magari premiato con il Nobel) mi potrebbe dire che, in base alle leggi della fisica, il calabrone non puo' volare. Ma se io ne vedo volteggiare uno e negli anni ripeto la stessa osservazione, mi viene da pensare che, se c'e' qualcosa di sbagliato, l'errore sia nella formulazione della legge piuttosto che nel calabrone.......
Risposta ADUC
Dalla sua domanda si evince che probabilmente non ha ben chiaro il ragionamento che fa il premio Nobel William Sharpe.
Sharpe, infatti, non contesta il fatto che possano esistere dei gestori attivi che in passato abbiano battuto l'indice del mercato di riferimento.
Cio' che Sharpe sostiene e' che e' MATEMATICO che la media del denaro gestito attivamente abbia un rendimento inferiore rispetto a quello gestito passivamente.
E' un problema di costi.
Se gestire il denaro, mediamente, costa il 3% all'anno e se, in un dato anno, il rendimento medio del mercato e' il 7%, e' chiaro che mediamente un gestore passivo avra' un rendimento vicino al 7% mentre, sempre mediamente, un gestore attivo avra' un rendimento intorno al 4%.
Ci saranno i gestori che invece del 4% faranno il 10%, ma ci saranno anche gestori che invece del 4% perderanno il 2%. Cio' riporta la media al 4%.
Il problema, quindi, non e' che il "calabrone vola" (per citare la sua domanda) sebbene secondo la fisica non dovrebbe volare. In questo caso, il fatto che "il calabrone voli" (cioe' che alcuni fondi facciano meglio della media del mercato) e' previsto.
Ogni anno c'e' un gruppo di gestori attivi che fa meglio della media del mercato. E' nella logica delle cose. L'osservazione empirica, pero', dimostra anche che non vi e' nessuna persistenza dei risultati passati.
I rendimenti futuri non hanno alcuna relazione matematicamente dimostrabile con i risultati passati. Da un punto di vista statistico non esistono i "gestori bravi". Esistono quelli che in una fase di mercato hanno fatto meglio del mercato, ma cio' non significa niente rispetto a quello che faranno in futuro (e non addentriamoci nel fatto che in Italia i gestori dei fondi cambiano piu' frequentemente degli allenatori di calcio, spesso non si sa neppure chi siano e spesso pure il fondo cambia politica d'investimento) In altre parole, e' impossibile scegliere seguendo qualche criterio oggettivo i pochi fondi che in futuro faranno meglio della media del mercato.
Per queste ragioni, poiche' la media dei fondi a gestione attiva fara' matematicamente peggio della media del mercato, e' molto piu' saggio affidarsi direttamente alla media del mercato, non esponendoci a rischi inutili nel tentativo di "azzeccare" quel fondo che fara' meglio.
Sharpe, infatti, non contesta il fatto che possano esistere dei gestori attivi che in passato abbiano battuto l'indice del mercato di riferimento.
Cio' che Sharpe sostiene e' che e' MATEMATICO che la media del denaro gestito attivamente abbia un rendimento inferiore rispetto a quello gestito passivamente.
E' un problema di costi.
Se gestire il denaro, mediamente, costa il 3% all'anno e se, in un dato anno, il rendimento medio del mercato e' il 7%, e' chiaro che mediamente un gestore passivo avra' un rendimento vicino al 7% mentre, sempre mediamente, un gestore attivo avra' un rendimento intorno al 4%.
Ci saranno i gestori che invece del 4% faranno il 10%, ma ci saranno anche gestori che invece del 4% perderanno il 2%. Cio' riporta la media al 4%.
Il problema, quindi, non e' che il "calabrone vola" (per citare la sua domanda) sebbene secondo la fisica non dovrebbe volare. In questo caso, il fatto che "il calabrone voli" (cioe' che alcuni fondi facciano meglio della media del mercato) e' previsto.
Ogni anno c'e' un gruppo di gestori attivi che fa meglio della media del mercato. E' nella logica delle cose. L'osservazione empirica, pero', dimostra anche che non vi e' nessuna persistenza dei risultati passati.
I rendimenti futuri non hanno alcuna relazione matematicamente dimostrabile con i risultati passati. Da un punto di vista statistico non esistono i "gestori bravi". Esistono quelli che in una fase di mercato hanno fatto meglio del mercato, ma cio' non significa niente rispetto a quello che faranno in futuro (e non addentriamoci nel fatto che in Italia i gestori dei fondi cambiano piu' frequentemente degli allenatori di calcio, spesso non si sa neppure chi siano e spesso pure il fondo cambia politica d'investimento) In altre parole, e' impossibile scegliere seguendo qualche criterio oggettivo i pochi fondi che in futuro faranno meglio della media del mercato.
Per queste ragioni, poiche' la media dei fondi a gestione attiva fara' matematicamente peggio della media del mercato, e' molto piu' saggio affidarsi direttamente alla media del mercato, non esponendoci a rischi inutili nel tentativo di "azzeccare" quel fondo che fara' meglio.
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