Martedì 9 giugno 2026
Menu
Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 marzo 2004
Domanda 17 marzo 2004
Alla Procura della Repubblica sede di Pistoia E Al Difensore Civico Io sottoscritta xxxxxxxx, portatrice di handicap motorio al 100%, sono con questa mia unitamente alla mia mamma a sporgere nuova ed ulteriore querela, per danni fisici e morali, nei confronti degli Enti e degli Organi erogatori sia dell'Assistenza Sanitaria che dell' Assistenza Sociale (Azienda ASL3 Valdinievole e Comune di Monsummano). A conferma di tale mia affermazione ricordo la mancata adeguata assistenza sanitaria riabilitativa che ormai si protrae da oltre 2 anni nella negazione assoluta di qualsiasi atto nazionale regolatore dei servizi di riabilitazione per le patologie gravi suggellato peraltro da accordo in Conferenza Stato - Regioni del 7 maggio 1998 (gia' in vostro possesso) ed al quale ancora oggi si fa riferimento nelle linee guida nazionali; ed ancora aggiungo il notevole ostracismo rilevato in perdita di tempo notevole (sono passati gia' 4 mesi) e continue prese di potere difficilmente collocabili in virtu' della dovuta attuazione della sentenza della Corte di Appello di Firenze del 28 ottobre 2003.
Inoltre verso il Comune di residenza e la stesso distretto ASL3 di Monsummano, dal Comune delegato allo svolgimento attuativi dei servizi sociali, sono con questa mia unitamente alla mia mamma a sporgere querela per danni morali ed eventuali danni fisici gia' presenti ad oggi e che possano sopraggiungere in futuro; cio' in quanto seppur trovandomi in condizioni di handicap motorio grave 100% dall'ormai lontano marzo 1996 NON HO MAI RICEVUTO L'ADEGUATA E NECESSARIA ASSISTENZA PERSONALE prevista negli organismi del settore Assistenza Sociale. A tutt'oggi l'unica persona che provvede a tutti i miei bisogni (lavarmi, cambiarmi, spostarmi, aiutarmi nei pasti e per tutti gli atti necessari per una vita normale) e' la mia mamma (supportata in qualche momento dal mio papa' quando non e' al lavoro visto che e' solo a lui affidato il sostentamento economico della famiglia) che ormai sta viaggiando verso un imbruttimento fisico dovuto ai continui sforzi che le sono imposti. Questa mia giunge non dopo aver piu' volte richiesto l'adeguata assistenza tramite varie domande che da 2 anni circa sono confermabili da 2 richieste di assistenza personale indiretta (l'unica in grado di dare a me una dovuta indipendenza e dignita' come costituzionalmente sancito -artt.2-3 e 38 e garantire alla mia mamma il suo diritto alla vita ed alla salute) alle quali non ho mai ricevuto risposta/confronto esauriente tanto che mi ritrovo sempre ancor oggi ad essere legata perennemente agli aiuti che la mia mamma riesce a darmi (con evidente imposizione a svolgere una mansione non dovuta e non remunerata collocabile come lavoro nero, che non le permette nemmeno di vivere decentemente o cercare di lavorare per migliorare la situazione economica attuale e per garantirsi una decente remunerazione pensionistica per la sua vecchiaia). La cosa che mi ha spinto ora con grande fermezza ed esasperazione a compilare questo atto e' stato l'ultimo accaduto che naturalmente e' da imputarsi sia all'assenza di un adeguata riabilitazione fisica che all'assenza di un adeguata assistenza sociale alla persona: Il giorno di venerdi' 23 gennaio 2004, primo pomeriggio, trovatami in una normalissima situazione di disagio premestruale (come succede a moltissime giovani donne) mi sono trovata nella condizione impellente di dover avere bisogno di andare urgentemente in bagno (cosa che di solito sono costretta a programmare, come se fossi una macchina e non un essere umano, per poter usufruire dell'aiuto combinato di mia mamma e mio padre insieme); di li' ecco sopraggiungere la goccia che ha fatto traboccare il vaso, questo in quanto nonostante gli sforzi mie e della mia mamma e dei ripetuti tentativi di spostamento dalla sedia a ruote alla tazza WC, le mie gambe erano del tutto "molli" e per niente collaboranti pertanto la mia mamma da sola (papa' naturalmente era al lavoro a Firenze) non riusciva a tirarmi su quel tanto da spostarmi sul WC (mi sentivo come un "sacco di patate svuotato" ed i miei muscoli -quelli che ancora dovrebbero rispondere se adeguatamente allenati- erano totalmente OFF) al che la decisione di rivolgerci in modo immediato a qualcuno (non sapevamo bene chi) che ci potesse dare una mano velocemente in quanto il mio bisogno di evacuazione si alimentava di attimo in attimo provocandomi grave disagio fisico generale e grande prostrazione psicologica. La mia mamma presa dall'ansia e dalla dovuta preoccupazione digito' al telefono sia i numeri del Comune che del Distretto ASL dei Servizi Sociali che come al solito risultavano "muti" (gia'! il pomeriggio non si lavora e quindi chi ha bisogno deve rimandare i suoi bisogni) al che sempre piu' preoccupata ed agitata (io mi sentivo sempre peggio) ha chiamato il 113 che alla risposta gentile di un appuntato (credo) che ha pensato fosse utile metterla in contatto con un ispettore che purtroppo con fare molto sbrigativo e poco cortese le ha riferito che il fatto non era di loro competenza e che se intendeva sporgere denuncia non poteva contare sulla loro presenza in loco e quindi doveva rivolgersi al proprio avvocato (questo a differenza di cio' che poi abbiamo potuto rilevare dal sito ufficiale della Polizia di Stato -in all. - che non solo prevede la denuncia da parte dei privati sia in forma orale che scritta ma che ha anche recentemente istituito un SERVIZIO DI DENUNCIA A DOMICILIO PER ANZIANI E PORTATORI DI HANDICAP), sempre piu' scoraggiata, delusa e preoccupata per le mie condizioni ha chiamato il 118 che anch'esso si e' rifiutato di intervenire in quanto diceva che i loro interventi erano rivolti solo all'emergenze al che la mia mamma ha affermato che la situazione in cui mi trovavo era piu' che un emergenza poiche' la mancata evacuazione puo' portare sia gravi danni fisici che naturalmente gravi ripercussioni psicologiche. A questo punto il 118 ci ha consigliato di chiamare un Associazione di volontariato con la quale ha cercato di metterci in contatto, ma l'Associazione in questione (P. A. di Monsummano) ci ha riferito di non avere al momento volontari disponibili e che pertanto se ne fossero arrivati in seguito ci avrebbe contattato, mia mamma ha spiegato che c'era una impellente urgenza visto che ormai erano trascorsi gia' 20 minuti dal mio bisogno e che mi sentivo veramente male ma chi era al telefono ha ribadito che al momento non poteva fare nulla. Ormai scorata la mamma ha chiamato l'avvocato (consapevole che certamente non avrebbe potuto fare nulla di concreto al momento in quanto nemmeno personalmente avrebbe potuto provvedere risiedendo a Pisa) che ha consigliato di provare a chiamare anche il 115 che in realta' e' stato l'unico a comportarsi in modo umano e sensibile in quanto nonostante si dichiarasse non in grado di svolgere tale tipo di trattamento era cmq disponibile ad inviare una propria squadra ma prima voleva tentare l'attivazione diretta sua personale verso l'intervento di un Associazione di volontariato. Dopo circa 4 minuti (erano cmq trascorsi ormai piu' di mezz'ora) dalla telefonata al 115 e' arrivata un ambulanza della P. A. di Monsummano con 2 uomini (uno anche abb. giovane) a bordo che con grossa difficolta'(dovuta alla poca esperienza) hanno aiutato mia mamma a sollevarmi e (per me veramente doloroso) mi hanno sfilato i pantaloni e l'assorbente intimo con mio grande disagio. Dopo circa un ora si e' nuovamente svolto il degradante (per me) rituale con altri 2 uomini diversi volontari della P. A. di Monsummano. Beh! I miei bisogni fisiologici erano stati soddisfatti anche se con tanto ritardo e dolore ma il mio animo e la mia dignita' erano state profondamente calpestati e degradati. Io ragazza di 19 anni in una normale condizione di bisogno fisiologico essere messa a nudo fisicamente e moralmente nel giro di 2 ore dinnanzi a 4 uomini diversi di cui 2 abb. giovani che potrebbero un giorno far parte di un gruppo con il quale potrei trovarmi per una qualsiasi attivita' ludica.; questo e' veramente troppo!!!!!!!
Per questi motivi e quindi per il mio umano, inviolabile, insopprimibile diritto alla vita dignitosa e paritaria porgo ufficiale denuncia /querela avverso le istituzioni sanitarie e sociali erogatrici dei servizi preposti alla tutela della persona come richiamati dagli art. Costituzionali Nazionali e dai Diritti Fondamentali dell' Uomo.
Distintiti saluti Annamaria, da Valdinievole L'anno internazionale dedicato alle persone con disabilita' si e' concluso con l'amaro in bocca per le persone suddette; specie per i tanti che da anni lottano per un dignitoso inserimento nel tessuto sociale delle persone affette da gravi impedimenti motori. In campo nazionale sono stati spesi fiumi di parole in doversi convegni che hanno seguito il regolare flusso verso il mare aperto e fiumi di soldi che hanno seguito il regolare corso verso le tasche degli organizzatori, ma lo scenario politico e' rimasto pressoche' immutato. Fondi a pioggia a cooperative ed associazioni che gestiscono strutture o altri servizi per i disabili tra cui il famoso progetto del "dopo di noi" e NESSUN ASCOLTO AL GRIDO DI LIBERTA' DAL GIOGO DEI MINI ISTITUTI, o come vengono definiti in versione moderna, "case famiglia" o "comunita' alloggio". Questo grido di liberta' e' stato represso in modo inaudito ed ignobile da molti comuni dell'area fiorentina (Calenzano) e pistoiese (Pistoia, Monsummano, Pescia) tentando di far tacere tale grido con una manciata di spiccioli o cercando di imbrogliare le carte in tavola. Nelle altre realta' italiane pervane il divario storico tra Comuni del Nord disponibili ad un cambiamento (frutto soprattutto di capacita' organizzativa delle persone e non certo di sensibilita' dell'Amministrazione) e i COMUNI DEL CENTRO-SUD TEDI A PERPETUARE L'ISTITUZIONE DI ORGANISMI CHE SFRUTTANO LA SITUAZIONE DI HANDICAP DI DIVERSI CITTADINI. Organismi che una volta erano caratterizzati in prevalenza da Enti religiosi che gestivano istituti vari per disabili e che oggi sono rappresentati da cooperative (-mi dispiace un po' dirlo- purtroppo pero' in prevalenza rosse) che investono in "strutture per disabili". Il grido di liberta' e' arrivato anche alle orecchie dei parlamentari europei, in occasione di una manifestazione a Strasburgo organizzata da ENIL, ma anche in tale occasione nutro forti dubbi che sia stato recepito e pienamente compreso dagli onorevoli parlamentari.
CHE FARE? CONTINUARE AD AFFIDARE LE VITE DELLE PERSONE CON DISABILITA' AI PROPRI GENITORI, POI AGLI ISTITUTI O CEBTRI DI SOCIALIZZAZIONE O AI FAMOSI LABORATORI PROTETTI ED INFINE, QUANDO LE FORZE COMINCIANO AD ABBANDONARE FINIRE IL PERCORSO DEI GHETTI CON RASSEGNAZIONE IN UNA R. S. A. La storia ci insegna che diversi popoli hanno lottato fino alla morte per conquistarsi la liberta', come pure diversi strati sociali. Penso pertanto che NON BISOGNA ARRENDERSI ALL'EVIDENZA, MA LOTTARE CON TUTTE LE ENERGIE POSSIBILI AFFINCHE' LE PERSONE DISABILI DIVENTINO APPIENO PROTAGONISTI DELLE LORO VITE!
COME FARE? Personalmente ritengo che il primo sforzo da fare e' quello di USCIRE DALLE RIGIDE POSIZIONI DELLE VARIE ASSOCIAZIONI a cui ci si sente legati CHE CREANO DELLE VERE E PROPRIE FRONTIERE DI COMUNICABILITA' E CI DIVIDONO, INOLTRE SONO DELLE STRATEGIE DI CUI I NOSTRI POLITICI HANNO BEN IMPARATO L'EFFICACIA E SE NE SERVONO ABILMENTE LUSINGANDO ORA QUESTA, ORA QUELLA ASSOCIAZIONE CON FALSE PROMESSE. Tengo a precisare che non chiedo di rinnegare dei principi o delle convinzioni personali per i quali abbiamo aderito ed aderiamo a questa o quella associazione, MA SEMPLICEMENTE DI FARE LO SFORZO DI ANDARE AL DI LA' DEL CONTIGENTE DELLE QUESTIONI SPECIFICHE CHE SPESSO CI DIVIDONO, FINO AD INDIVIDUARE UN POSSIBILE COMUNE DENOMINATORE SUL QUALE POTER CONCORDARE UN AZIONE DI LOTTA COMUNE. Per fare un esempio concreto cito l'istanza di "vita indipendente" che spesso non viene concordemente condivisa tra le varie associazioni sia per quanto riguarda piccole sfumature che questioni di grande rilievo e cio' crea DIVISIONI INSORMONTABILI ANCHE FRA CHI PERSEGUITA MEDESIMI OBIETTIVI, ma PER CONCRETIZZARE L'ISTANZA SUDDETTA LE PERSONE CON GRAVI DISABILITA' NECESSITANO DI ASSISTENZA PERSONALE CON PERSONE SCELTE DA LORO E NON IMPOSTE DALL'ALTO PER POTER DETEMINARE LA PROPRIA ESISTENZA, CIOE' QUELLA CHE NEL GERGO DELLE POLITICHE SOCIALI SI CHIAMA ASSISTENZA PERSONALE NELLA FORMA INDIRETTA; QUINDI SE SUL CONCETTO DI VITA IONDIPENDENTE VI POSSONO ESSERE DELLE OPINIONI DISCORDANTI, SI POTREBBERO INDIVIDUARE QUALE OBIETTIVO CONCORDANTE DA PERSEGUIRE UNITARIAMENTE QUELLO DI RIUSCIRE AD OTTENERE L'ASSISTENZA PERSONALE NELLA FORMA INDIRETTA, NON SOLO OVVIAMENTE (come lo e' allo stato attuale) IN VESTE DI PRINCIPIO, MA IN MODO SODDISFACENTE PER TUTTI COLORO CHE NE NECESSITANO.
PER FARE CIO' NON E' NECESSARIO (sempre a parer mio) COSTITUIRE UN ULTERIORE ASSOCIAZIONE O CONFEDERAZIONE, MA NEL RISPETTO DI QUELLE ESISTENTI ORGANIZZARE UN MOVIMENTO DI LOTTA E NON SOLO DI OPINIONE PER RIUSCIRE A CONSEGUIRE L'OBIETTIVO PROPOSTO. TALE MOVIMENTO DOVREBBE AVERE L'OPPORTUNITA' DI POTERSI INCONTRARE REALMENTE E NON SOLO IN MODO VIRTUALE IN UN POSTO BEN PRECISO FISSO O A ROTAZIONE CON SCADENZA ALMENO TRIMESTRALE PER INDIVIDUARE COLLEGIALMENTE LE VARIE STRATEGIE DI LOTTA DA ATTUARE PER RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO PREPOSTO NON IN POCHE REGIONI MA POSSIBILMENTE IN TUTTE LE REGIONI D'ITALIA.
VI PREGO PERTANTO DI NON RIGETTARE A PRIOPRI QUESTA PROPOSTA MA ALMENO VAGLIARLA ESPRIMENDO UN PARERE.
SALUTI CARISSIMI.
Annamaria, da Valdinievole/Pistoia

Risposta ADUC
ringraziamo per la comunicazione inviataci per conoscenza.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →