Mercoledì 10 giugno 2026
Menu
Cara ADUC

Lettera del consumatore

14 dicembre 2003
Domanda 14 dicembre 2003
Spettabile Associazione, Vi scriviamo anzitutto per segnalarvi un caso di palese violazione dei diritti dei consumatori ed eventualmente per uno scambio di opinioni visto che quel che sta accadendo a noi e' gia' finito in tribunale grazie al vostro intervento.
Nell'estate del 1998, a seguito dell'estinzione di un conto corrente, e' andata involontariamente insoluta una fattura TIM (per la quale era in essere una domiciliazione bancaria) di Lit. 109.387. Nessuna contestazione ci e' mai pervenuta dalla societa' creditrice nonostante fossimo assolutamente rintracciabili. Verso la fine del mese di ottobre 2003, si presenta a casa nostra una ragazza che, non essendo noi presenti, spiega ai miei genitori (abitiamo in una casa bifamiliare) che deve riscuotere un pagamento per una fattura impagata (alla faccia della Privacy), lascia un recapito telefonico e chiede di essere richiamata. Contattata, ci comunica genericamente di essere incaricata del recupero della somma dovuta alla TIM (di cui ci fornisce il riferimento alla fattura, ma non l'importo), ci informa che dobbiamo scucire Euro 277, 01 e ci chiede un appuntamento per venire a raccogliere personalmente la somma in questione. Casualmente abbiamo a portata di mano la fattura in questione (sono impiegato e per forma mentale non butto via niente), notiamo la discrepanza tra l'importo della fattura insoluta e la somma pretesa e chiediamo spiegazioni. Ci viene risposto che la maggiorazione e' dovuta alle spese per il recupero del credito. Approfondiamo, e salta fuori che la nostra interlocutrice non e' dipendente TIM, ma un procuratore extra-giudiziale incaricato (non si sa da chi!!!) del recupero del credito. Percependo poi la nostra perplessita', passa direttamente alle minacce piu' o meno velate, consigliandoci di chiudere il contenzioso subito per evitare ulteriori (?!) spese, ventilando addirittura un intervento dell'ufficiale giudiziario ed un sicuro pignoramento. Prendiamo tempo con la scusa che dobbiamo fare i dovuti accertamenti e la nostra interlocutrice ci avverte che, se non la ricontattiamo nel giro di un paio di giorni, dovra', suo malgrado, passare la pratica a Roma.
Ci muoviamo immediatamente. Da una parte contattiamo il servizio clienti della TIM, che in capo a due giorni ci comunica a mezzo e-mail che effettivamente risulta una fattura insoluta e che detto credito e' stato ceduto alla societa' di recupero crediti Vonwiller. Ci confermano poi che il credito ceduto e' di Lit. 109.387. Contemporaneamente visitiamo alcuni siti internet delle varie associazioni di consumatori e scopriamo non solo di non essere gli unici ad aver vissuto questa sgradevole situazione, ma addirittura che ci sono gia' state delle sentenze a favore dei consumatori e a sfavore di EDI srl ed Edifin srl (la ditte che si occupavano materialmente del recupero delle somme cedute da TIM a Vonwiller).
Rinfrancati, decidiamo di aspettare di vedere come evolve la cosa. Avremmo voluto immediatamente saldare l'importo della fattura insoluta per spuntare le armi della controparte, ma non sapevamo a chi e come in quanto la procuratrice si era guardata bene dal lasciarci un pezzo di carta con una qualche indicazione utile.

Arriviamo cosi' ad oggi, 12/12/03, quando ci perviene una lettera da parte del CENTRO SERVIZI EUROPEO che recita testualmente cosi':

"Oggetto: pratica n. xxxxxx/ SERVIZI ECONOMICI IMPRESE SRL

La ns. committente intende, con le procedure di Legge, costituirsi titolo idoneo per l'integrale recupero del credito, attualmente pari ad Euro 277, 01 come da conteggio speditole in data 07/10/2003 (NOTA: MAI PERVENUTO ALCUN CONTEGGIO!!!!) redatto sulla base di bollette insolute utenza n. xxxxxx, interessi di mora, spese.
In forza di tali titoli il Creditore provvedera' al recupero forzoso in Suo danno, ricorrendo ad ogni utile strumento previsto dalla Legge: pignoramento di beni /o redditi di Sua proprieta', anche presso terzi.
Tale procedura sara' mantenuta in essere sino all'integrale soddisfo del credito e cio' comportera' un ulteriore aggravio delle spese a suo carico.

Qualora tale importo non pervenga entro 10 giorni dal ricevimento della presente si procedera' come esposto in precedenza, cessando la nostra azione extra-giudiziaria.

Qualora invece, da parte Sua si provveda nel senso indicato, sara' ns. premura, ad avvenuto incasso, restituire la documentazione in ns. possesso, nonche' inviare atto di quietanza liberatorio.

Distinti saluti

IL CAPO UFFICIO CONTENZIOSO (firma illeggibile)"

Notiamo:
Ancora nessuna indicazione di chi deve avere il denaro in questione.
Nessuna indicazione su come pagare.
Nessun dettaglio relativamente all'importo preteso (a parte il riferimento ad una comunicazione mai pervenuta)
Nessun referente personale cui fare riferimento
Terrorismo psicologico portato all'estremo.

E' ovvio che siamo disponibili a saldare il dovuto (comprensivo di interessi) ma non a corrispondere quanto richiestoci. Il nostro problema e' che non sappiamo a chi pagare e come.
Siete a conoscenza di casi analoghi al nostro?
Secondo voi, ci possono essere gli estremi per sanzionare la nostra controparte?
Cordiali Saluti

Risposta ADUC
scusi, non abbiamo capito: non ha detto che la questione era finita davanti al giudice?? Se le e' solo arrivata una lettera, ancora non ci e' andato, pero'!
Supponiamo quindi si riferisse alla situazione in generale.
Bene; la prima cosa da verificare e' questa: le richieste sono giunte per lettera semplice o per raccomandata? (Sia l'attuale che la precedente). Se sono giunte per lettera semplice, si consiglia di lasciar perdere tutto in quanto se mai e' giunta alcuna raccomandata in 5 anni lei e' in condizione (ove ricevesse da adesso in poi una richiesta ufficiale) di opporre il decorso dei termini di prescrizione.
In caso l'attuale comunicazione le sia giunta per raccomandata A/R (la precedente ci pare di aver capito di no) puo' gia' opporre la prescrizione rispondendo per raccomandata A/R, rilevando come quello sia il primo atto e quindi affermando (senza entrare nel merito, assolutamente!!) che la richiesta -poiche' prescritta- sia irricevibile.
Altrimenti, in caso le fossero giunte richieste precedenti, per prima cosa sarebbe opportuno trattare direttamente con Tim; ed in secondo luogo, sarebbe possibile contestare tutte quelle spese addizionali applicate in difformita' del contratto -questo vuol dire, pero', che occorrerebbe il vostro contratto di allora, per appurare quali spese addizionali fossero consentite e quali no. Fermo restando il dubbio che sia corretta la modalita' di cessione del credito, caso per caso.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →