Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
4 febbraio 2006
I commercianti possono discriminare a chi vendere cio' che espongono sugli scaffali, nonostante siano pagati subito? Sono un piccolo professionista, ho necessita' di scaricare dall'IVA molte fatture per piccoli importi, fino a diventare la maggioranza di cio' che contabilizzo. I commercianti si rifiutano di vendermi la merce, benche' esposta sugli scaffali, perche' a loro non conviene fatturare per piccole cifre, nonostante paghi subito e in contanti. Non si tratta pertanto ne' di ordine pubblico (potrei essere ubriaco, infetto, armato), ne' di decoro (potrei essere un pazzo semivestito), ne' di rischio di mancato pagamento, ma di sola convenienza per chi offre la merce. Devo pertanto rinunciare al mio diritto di potermi scaricare l'IVA? Devo per forza comprare senza fattura ma con semplice scontrino? "Se loro decidono di vendere" e' loro obbligo fatturarmi, se lo richiedo, ma e' anche loro facolta' rinunciare a vendere cio' che espongono sugli scaffali? Ai sensi del DLGS 31 marzo 1998, n. 114, "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59", si parla di obbligo generico di vendita, nel titolo dell'articolo, ma non se ne specifica la modalita' Art. 3. Obbligo di vendita 1. In conformita' a quanto stabilito dall'articolo 1336 del codice civile, il titolare dell'attivita' commerciale al dettaglio procede alla vendita nel rispetto dell'ordine temporale della richiesta. cod. civ.: art. 1336. Offerta al pubblico. L'offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione e' diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi. La revoca dell'offerta, se e' fatta nella stessa forma dell'offerta o in forma equipollente, e' efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia. Ai sensi della normativa sulla P. IVA, "se si decide di vendere", si e' obbligati a fatturare anche un solo euro, se il cliente lo chiede. Poco si sa invece, sul fatto di decidere di NON vendere. Il principio consensualistico (dove il contratto si conclude al momento dell'accordo tra le parti e non della consegna o del pagamento) puo' anteporsi al diritto all'acquisto di chi ha come maggior parte dei propri acquisti solo merci di piccoli importi? Che fanno costoro, fra cui io, non si scaricano mai l'IVA per la convenienza a non vendere merce con fattura per piccoli importi, da parte dei venditori? La questione e' controversa. In dottrina c'e' chi ritiene che si tratti di offerta al pubblico, c'e' chi ritiene che si tratti solo di "invito a proporre" il quale puo' non essere accettato dal negoziante. La giurisprudenza, "sembra" piu' orientata per la seconda ipotesi. Riferimento dottrinale cfr. Galgano, Diritto privato, undicesima edizione, 2001, pag. 232 e 233. A chi mi rivolgo per far rispettare un eventuale diritto all'acquisto, se esiste? Alla polizia municipale? Al giudice di pace? Alle camere di commercio? Neanche alla confcommercio e all'Ascom mi hanno saputo rispondere...!
[b] Quali sono i riferimenti normativi e giurisprudenziali esatti tali che li possa esibire ai tutori dell'ordine (che spesso non sanno nulla sull'argomento) e ai commercianti? Saluti.
[b] Quali sono i riferimenti normativi e giurisprudenziali esatti tali che li possa esibire ai tutori dell'ordine (che spesso non sanno nulla sull'argomento) e ai commercianti? Saluti.
Risposta ADUC
La legge prevede che i venditori al dettaglio siano esonerati dall'obbligo di emettere la fattura. L'obbligo scatta, comunque, nel caso in cui l'acquirente ne faccia specifica richiesta al momento del pagamento (veda all'art.22 del d.p.r. 633/72: clicca qui). Rimaniamo enormemente stupiti dal fatto che la Confcommercio non sappia dare un'informazione cosi' semplice.
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