Cara ADUC
Conciliazioni con le banche e possibilita' di fare causa
Domanda
3 agosto 2005
Vorrei, se possibile, informazioni per i rimborsi di obbligazioni Parmafin (Parmalat), acquistate nel 2001. Nello specifico, tramite concordato effettuato tra la banca venditrice e l'associazione dei risparmiatori designata, sono arrivati ad un accordo di risarcimento pari al 35%, occorre pero' considerare che l'acquirente aveva ed ha tutti i requisiti elencati dal regolamento di attuazione della suddetta procedura al fine di ottenere il risarcimento pari al 100%. Come puo' il titolare delle obbligazioni accettare la somma proposta dal concordato e poi fere ricorso per la restante somma anche se ben evidenziato che accettando il concordato si deve rinunciare ad ogni ulteriore azione nei confronti della banca. La domanda nello specifico, nel caso in cui non fosse stato sufficientemente chiaro come sopra esposto, come si puo' fare per poter accettare la somma proposta dal concordato e poi proporre ricorso al fine di recuperare il restante capitale investito, in quanto nella proposta di conciliazione intimano che accettando la suddetta proposta si rinuncia ad ogni ulteriore azioni nei confronti della banca?
------------
Dopo li caso Parmalat Vi chiedo che senso abbia parlare di rating dei titoli obbligazionari. Il 15 settembre 2003 Standard & Poor confermava il rating dei titoli Parmalat come Investiment Grade BBB -, con outlook Stabile, apprezzando l'enorme liquidita' del gruppo e la leadership italiana e mondiale nel suo campo. Oggi 10 dicembre il rating passa a CC/C, cioe' titoli spazzatura, ricevendo un declassamento di parecchie posizioni, senza tra l'altro che i clienti possano negoziare detti titoli. A questo punto l'unica cosa che desumo e' che il rating non serve assolutamente a nulla, perche' puo' essere cambiato a piacimento in qualsiasi momento e senza nessuna responsabilita' da parte delle agenzie che lo redigono! Cordiali saluti. Le sue considerazioni sulle agenzie di rating sono senza dubbio fondate. Queste agenzie esprimono giudizi spesso in ritardo. Bisogna ricordare poi che lo fanno solo sulla base dei dati forniti dalla stessa azienda (che fra l'altro le paga) e quindi non possono giudicare circa la veridicita' dei dati stessi. Sono senza dubbio un elemento di informazioni in piu' a disposizione dell'investitore, ma i loro giudizi non devono certo essere presi per oro colato. Nel caso delle Parmalat, ad esempio, gia' da molto tempo il mercato quotava queste obbligazioni a prezzi piu' bassi rispetto alla media della obbligazioni BBB-. Una ragione c'era, come si vede. Il tentativo di scegliere le obbligazioni corporate "che rendono di piu'" e' una pia illusione. La vera tutela per chi sceglie questo genere di investimenti deriva da una regola semplice, semplice. Non investire mai piu' dell'1 massimo 2% del proprio capitale in un singolo titolo. Alle prime avvisaglie (che potrebbe essere un primo abbassamento del rating o notizie allarmanti), vendere tutto senza remore. Certo la scelta di vendere potrebbe rilevarsi sbagliata (come lo sarebbe stato nel caso di Parmalat che poi ha rimborsato ed evitato il default http://investire. aduc.it/php/mostra.php?id=73728) ma nel caso che il titolo rappresenti un centesimo del proprio portafoglio fare una scelta sbagliata e' certamente meglio che rischiare di perdere il capitale investito. Il trucco, quindi, in questi casi sta solo nel diversificare il portafoglio. In linea generale, scegliere i singoli titoli e' un'operazione che comporta rischi specifici (si veda questo articolo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=36965) e che deve essere eseguita solo da chi ha conoscenze specifiche.
------------
Dopo li caso Parmalat Vi chiedo che senso abbia parlare di rating dei titoli obbligazionari. Il 15 settembre 2003 Standard & Poor confermava il rating dei titoli Parmalat come Investiment Grade BBB -, con outlook Stabile, apprezzando l'enorme liquidita' del gruppo e la leadership italiana e mondiale nel suo campo. Oggi 10 dicembre il rating passa a CC/C, cioe' titoli spazzatura, ricevendo un declassamento di parecchie posizioni, senza tra l'altro che i clienti possano negoziare detti titoli. A questo punto l'unica cosa che desumo e' che il rating non serve assolutamente a nulla, perche' puo' essere cambiato a piacimento in qualsiasi momento e senza nessuna responsabilita' da parte delle agenzie che lo redigono! Cordiali saluti. Le sue considerazioni sulle agenzie di rating sono senza dubbio fondate. Queste agenzie esprimono giudizi spesso in ritardo. Bisogna ricordare poi che lo fanno solo sulla base dei dati forniti dalla stessa azienda (che fra l'altro le paga) e quindi non possono giudicare circa la veridicita' dei dati stessi. Sono senza dubbio un elemento di informazioni in piu' a disposizione dell'investitore, ma i loro giudizi non devono certo essere presi per oro colato. Nel caso delle Parmalat, ad esempio, gia' da molto tempo il mercato quotava queste obbligazioni a prezzi piu' bassi rispetto alla media della obbligazioni BBB-. Una ragione c'era, come si vede. Il tentativo di scegliere le obbligazioni corporate "che rendono di piu'" e' una pia illusione. La vera tutela per chi sceglie questo genere di investimenti deriva da una regola semplice, semplice. Non investire mai piu' dell'1 massimo 2% del proprio capitale in un singolo titolo. Alle prime avvisaglie (che potrebbe essere un primo abbassamento del rating o notizie allarmanti), vendere tutto senza remore. Certo la scelta di vendere potrebbe rilevarsi sbagliata (come lo sarebbe stato nel caso di Parmalat che poi ha rimborsato ed evitato il default http://investire. aduc.it/php/mostra.php?id=73728) ma nel caso che il titolo rappresenti un centesimo del proprio portafoglio fare una scelta sbagliata e' certamente meglio che rischiare di perdere il capitale investito. Il trucco, quindi, in questi casi sta solo nel diversificare il portafoglio. In linea generale, scegliere i singoli titoli e' un'operazione che comporta rischi specifici (si veda questo articolo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=36965) e che deve essere eseguita solo da chi ha conoscenze specifiche.
Risposta ADUC
Aduc e' sempre stata contraria alle conciliazioni tra banche ed associazioni di consumatori, giudicandole un mezzo usato dalle banche per farsi pubblicita' a buon mercato e dalle associazioni per intascare bei soldi, mentre ai clienti finiscono delle vere e proprie elemosine. I pochissimi casi di risarcimento totale sono strombazzati ovunque, mentre tutto il resto viene tenuto debitamente nascosto: clicca qui
Se accetta la conciliazione non puo' piu' accampare diritti nei confronti della banca, se non per quelle mancanze che portano alla nullita' del contratto originario. Per ottenere un nostro parere sulla possibilita' di fare causa puo' utilizzare le istruzioni presenti alla pagina clicca qui Si riferiscono all'Argentina ma sono valide per qualsiasi genere di obbligazioni.
-----------------------------------------
Ha risposto Giuseppe D'Orta.
clicca qui
Se accetta la conciliazione non puo' piu' accampare diritti nei confronti della banca, se non per quelle mancanze che portano alla nullita' del contratto originario. Per ottenere un nostro parere sulla possibilita' di fare causa puo' utilizzare le istruzioni presenti alla pagina clicca qui Si riferiscono all'Argentina ma sono valide per qualsiasi genere di obbligazioni.
-----------------------------------------
Ha risposto Giuseppe D'Orta.
clicca qui
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti